L´ultima svolta di Cgil-Cisl-Uil tra unità ritrovata e perdita di potere

10/03/2004


MERCOLEDÌ 10 MARZO 2004

 
 
Pagina 7 – Economia
 
 

IL RETROSCENA

Dopo due anni di aspre divisioni, il confronto con il governo ha riportato compattezza tra i sindacati
L´ultima svolta di Cgil-Cisl-Uil tra unità ritrovata e perdita di potere
          ROBERTO MANIA


    ROMA – Una stagione sindacale è finita. Con l´assemblea nazionale dei delegati e quadri, Cgil, Cisl e Uil provano da oggi a far ripartire l´azione unitaria. Presentando una nuova, ambiziosa, agenda per una politica economica alternativa a quella del governo. Certo, l´asprezza degli ultimi due anni è alle spalle, ma nessuno pensa di poter ripetere la marcia trionfale del ?94 che cominciò proprio con una mega riunione dei delegati sindacali contro la riforma delle pensioni del primo governo Berlusconi. E´ un precedente suggestivo, come quello dell´Eur del 1978 sulle compatibilità economiche. Ma non è nulla di più. «La scelta operata da Epifani, Pezzotta e Angeletti – ragiona Aris Accornero, sociologo, esperto di relazioni industriali – è stata necessitata visto che ormai si era toccato il fondo dei rapporti unitari. Non si poteva proseguire nello scontro». D´altra parte il bottino per tutte e tre le confederazioni sindacali è stato, nel biennio delle divisioni dopo il Patto per l´Italia, assai scarso.
    Seppure con letture e tempi diversi, nei tre palazzoni sindacali si è preso atto che la concertazione, anche nella versione del dialogo sociale preferita dal governo, si è esaurita. In più Cgil, Cisl e Uil – oggi – rischiano un declino di rappresentatività. Non per un calo di iscritti, che non c´è; quanto per un calo di peso politico dopo i successi degli anni novanta. «La sensazione nel mondo del lavoro – dice ancora Accornero – è che le tre grandi organizzazioni sindacali comincino a contare di meno e a contrattare poco». Da una parte – spiegano alla Cisl – il rapporto con il governo è inesistente, al di là delle dichiarazioni di buona volontà provenienti soprattutto da una parte della maggioranza; dall´altra il potere d´acquisto dei lavoratori dipendenti e dei pensionati sta progressivamente crollando. Accornero parla di una «sensazione di impotenza nel rapporto con l´esecutivo» che ha colpito soprattutto la Cisl e la Uil. Ma che – secondo una interpretazione ancora cislina – ha consentito di «riagganciare» la Cgil, la sola a non firmare il Patto per l´Italia, e che per prima aveva denunciato il pericolo di un declino del sistema economico e produttivo.
    Sulle pensioni, Cgil, Cisl e Uil non sono riuscite a definire una proposta unitaria complessiva, ma i punti di contatto sono prevalenti rispetto alle differenze. A conferma – sostengono i dirigenti delle tre confederazioni – che quando in discussione ci sono i contenuti e le strategie, le convergenze si trovano. E che riguardano anche una «nuova» politica dei redditi ancorata all´equità fiscale, e le politiche per lo sviluppo sulla base di quanto già concordato nel patto con la Confindustria del giugno scorso ma ignorato dall´esecutivo.
    La mini-svolta di Cgil, Cisl e Uil coincide con quella al vertice della Confindustria, anch´essa – osservano i sindacalisti – indebolita nonostante il rapporto preferenziale con il governo. La carenza del confronto – spiegano – fa male a entrambe le parti sociali. Per questo Epifani, Pezzotta e Angeletti chiederanno oggi di contare di più.