L’ultima offerta di Fassino a Cofferati

30/05/2001
La Stampa web

 


Mercoledì 30 Maggio 2001

retroscena
L’ultima offerta di Fassino a Cofferati
«Se decidi di candidarti subito mi tiro indietro»
Roberto Giovannini

ROMA

L’ULTIMO a sondare il segretario generale della Cgil Sergio Cofferati era stato Piero Fassino: «Fate sapere a Sergio – aveva detto il ministro della Giustizia rivolto a uno dei collaboratori del "Cinese" – che se lui si decide noi siamo disposti a fare un passo indietro, ma si deve sbrigare: il partito non è in grado di reggere questa situazione per un anno». Che si fosse trattato di un’offerta sincera da parte dei dalemiani, o che al contrario la proposta di Fassino nascondesse un trabocchetto, certo è che Sergio Cofferati mantiene la rotta a suo tempo prestabilita. Resterà alla testa del sindacato più grande del paese fino alla fine del percorso congressuale che si concluderà a Rimini nella prima settimana di febbraio, con la sua scontata rielezione. E, sempre come annunciato, allo scadere del suo secondo mandato – il 29 giugno del 2002 – abbandonerà la carica di segretario generale, in omaggio agli obblighi statutari. Prima di febbraio, prima dell’assise di Rimini, dunque, il «Cinese» si è considerato indisponibile per ogni operazione interna ai tormentatissimi Democratici di Sinistra di cui pure seguirà l’evoluzione molto da vicino e in modo «attivo». Distribuendo consigli alla coalizione del centrosinistra e intervenendo da una posizione laterale sul partito.
E nella Quercia questo atteggiamento di Cofferati – ribadito in un’intervista a
Repubblica apparsa ieri – desta sconcerto: sentimento condiviso sia da coloro che puntano sul segretario Cgil sia da quelli che al contrario lo temono o l’osteggiano. Sono preoccupati soprattutto i veltroniani, che in questi giorni hanno fatto di tutto per convincerlo a rendersi disponibile per la battaglia annunciata, e ora temono di essere fatti a fette da Massimo D’Alema che, dicono, già sta muovendo le sue pedine per chiudere la partita. Attendevano segnali anche la sinistra dei Ds e l’area del ministro Cesare Salvi: tutti pronti a muovere le truppe e ancora una volta delusi. La squadra del presidente del partito nei giorni scorsi aveva fatto trapelare voci infondate su accordi e mediazioni con Cofferati sul nome di Pierluigi Bersani come possibile segretario «di consenso». Ma nell’organizzazione, nella sua spina dorsale (largamente dalemiana), intanto viene alimentata l’ostilità contro l’inopportuno arrivo di «gente da fuori».
Comunque sia, è evidente che se Cofferati rispetterà il suo calendario non potrà pesare direttamente sul congresso Ds, che dovrebbe chiudersi in novembre. A meno di retromarce (che non ci saranno, dicono i collaboratori del leader Cgil) Cofferati sarà per molti mesi fuori dai giochi. E una volta celebrato il congresso, il treno per la segreteria Ds sarà già irrimediabilmente passato. Un suicidio politico? Una prima ragione di questa scelta va ricercata nella difficile situazione della Cgil. Ieri, nella prima giornata del direttivo della confederazione, si sono discussi i temi dell’autunno. Un autunno in cui il sindacato dovrà fare i conti con il governo di Silvio Berlusconi e con la Confindustria di Antonio D’Amato. E non ci vuole certo la sfera di cristallo per immaginare che il sindacato e il suo segretario avranno molte cose da fare, oltre a sobbarcarsi il compito di contribuire a riorganizzare la Quercia. Cofferati chiuderà oggi il direttivo aperto dalla relazione del vicesegretario generale Guglielmo Epifani, che quasi sicuramente sarà il prossimo numero uno della Cgil.
La seconda ragione per una scelta tanto «impolitica» è tuttavia decisamente politica. Cofferati – lo ha confessato egli stesso ad amici e collaboratori – ha in effetti sciolto le sue personali riserve: ormai si vede «impegnato nei Ds». Tuttavia non solo preferisce rispettare gli impegni che ha preso con la sua Cgil, ma non ritiene questo il momento giusto per intervenire. Il partito è diviso, lo stesso congresso autunnale dovrebbe essere ben altra cosa dalla «discussione vera ed alta» che è necessaria per la Quercia. Ogni soluzione potrebbe essere temporanea o raffazzonata. Meglio dunque attendere tempi più maturi, ragiona con i suoi. Meglio stare fuori da un gioco al massacro che comunque lascerebbe soltanto macerie. Anche perché oggi come in futuro sarà possibile pesare sulle sorti della Quercia e della sinistra anche dall’esterno. Proprio come intende fare quel Giuliano Amato con cui – dicono i bene informati – il segretario generale della Cgil sta costruendo passo dopo passo un sodalizio che potrebbe fare faville.
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