L´ultima epidemia: l´ossessione della diretta (F.Merlo)

02/10/2003

 
giovedì 2 ottobre 2003
Pagina 16 – Commenti
 IL CASO
 
L´ultima epidemia
l´ossessione della diretta
      FRANCESCO MERLO

      L´IDEA che anche il sindacato dei lavoratori, evidentemente contagiato da Silvio Berlusconi, abbia contratto l´ossessione della diretta, quella sorta di peronismo televisivo del nostro premier, come una tele-sars della democrazia, può davvero stringere i cuori e farci diventare piccoli piccoli. Purtroppo, infatti, Berlusconi con la gabbia virtuale in qualche modo ci sa fare, sa bene predicare, sa vendere e incantare anime, mentre al contrario le manifestazioni di massa in diretta tv sembrano scene del film Mosé, comparsate di folla, con la classe che, passando per il tubo catodico, diventa telemassa, e mai la solidarietà riesce a bucare il video. Alla fine, anche la civiltà dei cori, in televisione, si degrada in rumore di fondo, al punto che la potenza della marcia rischia di essere percepita come noia. Tutti ricordiamo, con un crampo allo stomaco, certe interminabili dirette tv su Rai3, quando la postazione della ripresa televisiva trasformava il corteo, uno dieci mille Vietnam, in un millepiedi, un teleserpentone che, pur essendo nella realtà variopinto, appariva sempre uguale in tutti i suoi segmenti, con il cronista che si esaltava perché la testa era al Colosseo e la coda… alle Termopili.
      E intanto i giornalisti in studio, quelli di noi che misteriosamente trovavano (sempre) il tempo di passare il pomeriggio in studio, ricordavano e dibattevano, ogni tanto interrotti dal cronista: «Scusate, qui c´è Nanni, ho visto Nanni… ».
      Eppure il segretario della Cgil, e quello della Cisl, e quello della Uil, vorrebbero che la manifestazione di sabato andasse in onda in diretta tv. E la protesta per il rifiuto della Rai è vibrante ed è ovviamente comprensibile, perché il segretario Guglielmo Epifani ha certamente ragione quando denuncia che «Berlusconi ha parlato a reti unificate alle famiglie italiane, sostenendo non la verità ma la sua verità, mentre la Rai deve far valere le ragioni del pluralismo, cioè dei diversi punti di vista e degli interessi in campo» .
      Ebbene, proprio per questo Epifani dovrebbe pretendere e ottenere non la diretta tv di una manifestazione di massa, ma più semplicemente di parlare alla gente a cui ha parlato Berlusconi. Potrebbe così spiegare con pacatezza, e magari con la stessa ruffiana compostezza, le verità del suo «no» alla riforma delle pensioni, e dunque trasmettere, anche in un faccia a faccia, le ragioni dei lavoratori che rappresenta e che la diretta tv di una manifestazione non può certo dipanare, perché la massa non trasmette ragioni ma peso specifico, e con effetti non sempre positivi.
      Solo nelle mani di un regista, di Pontecorvo, di Scola, o magari pure di un regista politico come Nicolini, o Veltroni o Delanoe, la massa può imporsi come spettacolo di strada, magnifico per la diretta tv. Le emozioni moderne, i mangiafuoco e i madonnari, gli equilibristi, i violinisti e i trampolieri, le notti bianche di Roma e quelle di Parigi, l´happening della poesia, l´uso allegro e conviviale degli spazi ostili di una città, di solito occupati da auto, fretta, aggressività e miseria metropolitana: ecco le dirette con la quali a volte la sinistra buca il video e magari aumenta pure il consenso.

      Certo, parlare alla gente è molto più difficile. O, meglio, parlare alla gente è facile e difficile. Ci riesce Tony Blair, da noi ci riesce Ciampi, ci riuscivano Churchill e De Gaulle. Parlare alla gente è sempre un´assunzione morale di responsabilità quando ogni parola è un fatto. Chi capisce il rapporto tra parole e fatti sente tutta la facile difficoltà del parlare alla gente, soprattutto attraverso la televisione che è il medium con il massimo di potenza e di ponziopilatismo, di autorevolezza e di virtualità. Inoltre, parlare alla gente significa anche avere a che fare con un orso, un grizzly, un pitbull, perché ad ogni parola, dall´altra parte del video, corrisponde una reazione, un sentimento, un´emozione, un rifiuto, una risata. Parlare responsabilmente alla gente è dunque un rischio, è un´impresa a rischio, è il capitalismo della parola. Sarebbe dunque giusto che il segretario Epifani parlasse anch´egli alla gente d´Italia. Anche se allarmata, la gente infatti vuole vivere tranquillamente, e dunque cerca modelli e messaggi moderati e razionali, che possono ben passare in una chiaccherata televisiva, un confronto pubblico, un caminetto, ma non certo alluvionando le città, le strade, la tv.
      E, chissà, forse alla fine Berlusconi non è poi così Berlusconi come si crede. Forse non è, o non riesce ad essere, così Grande Fratello. Non capisce infatti quanto sarebbe berlusconiano, dopo avere censurato Biagi e Santoro e Luttazzi e i Guzzanti e tutti gli altri, concedere la diretta tv al sindacato.
      Proprio lui, che è il padrone di Mediaset e controlla anche la Rai e dunque parla quando vuole e fa parlare e tacere chi vuole, non capisce che il sindacato, con la lunga diretta di una manifestazione di massa, finirebbe per farsi male da solo. Un grande comunicatore sa che il modo migliore per non far parlare la gente è trasformarla in massa. È questa la peggiore conseguenza del contagio berlusconiano, dell´ossessione della diretta: la gente non deve né parlare né ragionare, ma fare massa, telemassa.