L´Ulivo: no al «patto», linea autonoma dal sindacato

08/07/2002







(Del 6/7/2002 Sezione: Interni Pag. 5)
GIUDIZI COMUNI SULL´ACCORDO, DIVISI SULLA STRATEGIA PER IL FUTURO
L´Ulivo: no al «patto», linea autonoma dal sindacato
D´Alema: intesa molto deludente. Mastella: non consegnare Uil e Cisl al Polo

Amedeo La Mattina

ROMA
Il giudizio dell´opposizione sul «Patto per il lavoro» è negativo, con sfumature significative che vanno da «pessimo» a «modesto» fino a «deludente» pronunciato da Fassino e D´Alema. Ma nel centrosinistra le differenze maggiori sono tra chi punta l´indice contro Cisl e Uil e chi, invece minimizza e cerca di non enfatizzare la rottura sindacale. E a cascata, il correntone Ds, Verdi, Pdci e Prc si schierano subito con Sergio Cofferati e la sua proposta referendaria sull´articolo 18, mentre la maggioranza della Quercia è in difficoltà e non si pronuncia. Margherita, Udeur, Sdi sostengono perfino la necessità di mantenere aperto il dialogo con tutte le organizzazioni sindacali. Del resto, afferma Arturo Parisi, il patto è il frutto del «veleno delle divisioni: l´Ulivo non faccia l´errore del governo. Mantenga l´autonomia da sindacato e il sindacato faccia altrettanto». Rutelli e Fassino attendono l´incontro chiesto da Cofferati prima di dire qualcosa di definitivo a proposito del referendum sull´art. 18. Ma la Margherita, Sdi e Udeur non vogliono perdere i contatti con Pezzotta e Angeletti. «Farsi trascinare da Cofferati – spiega Clemente Mastella – significa consegnare Cisl e Uil a Berlusconi. Le forze di opposizione non possono limitarsi ad incontrare solo il leader della Cgil». La pensa esattamente così anche Enrico Boselli che invita a non perdere «il tracciato dell’unità sindacale che deve rimanere un punto di riferimento». Certo, è un «cattivo accordo», sostiene il capogruppo della Margherita Castagnetti, «siamo di fronte al solito mare di parole, di promesse, con preoccupanti silenzi sulle annunciate modifiche del welfare». E la crisi dell´unità sindacale «purtroppo ne è allo stesso tempo causa ed effetto». Detto questo, aggiunge Castagnetti, «la politica non deve invadere il campo del sindacato».
I Ds dovranno decidere se stare in mezzo o schierarsi totalmente con Cofferati e la sua battaglia senza quartiere contro il governo e le organizzazioni sindacali che hanno siglato il Patto. Per Giovanni Berlinguer l’accordo rappresenta «una palese violazione dell’impegno di alcuni sindacati a non modificare l’art. 18 e con esso i diritti dei lavoratori». Anche Occhetto ha chiesto alla Quercia di esprimere solidarietà a Cofferati. Fassino prende tempo, sa che una parte del suo partito (i dalemiani non vogliono schiacciarsi alla Cgil) ma intanto definisce l´intesa «deludente e negativo». Deludente perché il documento sottoscritto a Palazzo Chigi contiene «obiettivi generici». Negativo perché «le poche misure assunte riducono i diritti dei lavoratori e offrono minori opportunità a molti cittadini italiani». Insomma, un «esito misero, con l’aggravante che per conseguire così poco si è suscitato e prodotto un conflitto sociale particolarmente acuto». Un patto «molto deludente» anche da D´Alema secondo cui il vero fatto politico è la rottura con la Cgil cercata e voluta da Berlusconi. Il presidente dei Ds ha provato a fugare tutte le dietrologie sui suoi rapporti con Cofferati, affermando di condividere il giudizio del leader sindacale. Ma poi una sua risposta ad una domanda (fino a che punto i Ds sono disposti a sostenere la battaglia della Cgil?) riapre facili interpretazioni: «Ci troveremo di fronte al Dpef e intendiamo dare la nostra battaglia in Parlamento e nel Paese. Il compito dell’opposizione non è soltanto quello di sostenere i sindacati, è quello di dare la sua battaglia. Il sindacato farà la sua, nello spirito di autonomia che è la regola nei rapporti tra partiti e sindacati». Infine l´ironia di chi dice che le promesse del governo «improbabili», che «non c’è quasi nulla di nuovo, si riprendono persino testualmente pezzi dell’ultima Finanziaria del governo Amato, è questa a grande proposta del governo Berlusconi?». Rutelli ha affidato il suo pensiero ad Enrico Letta che, in una dichiarazione congiunta con il responsabile economico della Quercia Pierluigi Bersani, ha definito l´accordo «modesto e certamente non corrispondente all’enfasi con cui il governo lo ha annunciato». Un governo «non è affidabile», che a loro avviso porta una grave responsabilità, quella di avere impostato il confronto in modo tale da favorire la crescita del conflitto sociale e da mettere a rischio «un quadro condiviso di politica dei redditi.