L’Ulivo e i centristi: discutiamone in Parlamento

01/07/2002

30 giugno 2002



L’Ulivo e i centristi: discutiamone in Parlamento

Casini: segni di imbarbarimento. Fassino: vicenda torbida, il nome del leader sindacale inserito per provocare

      ROMA – Anche un pezzo di maggioranza si associa alle richieste dell’Ulivo e chiede al governo di riferire al più presto in Parlamento: «Per spazzare via i veleni – dice il capogruppo dell’Udc alla Camera Luca Volontè – che coincidono sempre con una nuova ondata di attentati e per riferire su indagini ed eventuali sanzioni per la fuga di notizie». Il giorno dopo la pubblicazione delle lettere il dibattito politico registra inviti alla cautela, ad abbassare i toni, come auspica il vicepremier Gianfranco Fini, e nuove accuse incrociate. L’Ulivo ribadisce l’urgenza di un dibattito parlamentare, attacca il ministro dell’Interno, che per i Ds «ha clamorosamente mentito» sulla ricostruzione della scorta tolta al consulente del ministero del Lavoro, individua «una sinergia fra gli attacchi a Cofferati da parte di alcuni ministri e la pubblicazione delle lettere». Una sinergia «certa» per il segretario dei Comunisti italiani Oliviero Diliberto, che ritiene il responsabile del Viminale, Claudio Scajola, «inadeguato e assolutamente incapace» e accusa il governo di «criminalizzare ogni forma di dissenso, per arrivare a una forma di società neocorporativa in senso fascista».

      IMBARBARIMENTO – Sembrano perdersi nel vuoto gli inviti alla concordia istituzionale, «al rispetto dell’avversario e di chi non la pensa come noi», come chiede il segretario dell’Udc Marco Follini. E non a caso le uniche parole pronunciate da parte del presidente della Camera, fra i destinatari degli appelli disperati di Biagi, registrano l’amarezza per il clima di scontro: «In questi giorni – dice Pier Ferdinando Casini – dobbiamo constatare un imbarbarimento della vita politica, con poco rispetto per i fatti e per le persone». Altro Casini non dice, mentre il vicepremier Gianfranco Fini ribadisce che «non si può e non si deve alimentare la confusione, la caccia alla streghe e il clima di sospetto». È la tesi già esposta il primo giorno, l’invito a non criminalizzare Cofferati, che pure «alimenta uno scontro sociale aspro, perché quando ci si trova in presenza di gente come quella delle lettere, che le manda in modo anche misterioso, bisogna ricordare che i terroristi sono liberi».

      POLVERONE – Piero Fassino ha un lungo elenco di domande da girare al governo. Occorre che faccia chiarezza in Parlamento, dice il segretario dei Ds, su una vicenda «che assume in ogni momento connotati più inquietanti e torbidi», e che soprattutto impone molte risposte: su «chi ha messo in circolazione le lettere», sulla loro autenticità, su eventuali «alterazioni», sul fatto che «le autorità non presero alcuna misura per difendere Biagi: «Nessuno – aggiunge Fassino – ha raccolto il grido di Biagi. Di tutto questo il governo deve rispondere, così come vogliamo sapere chi ha inserito il nome di Cofferati in queste lettere, essendo ormai chiaro che si è trattato di una provocazione». Per Forza Italia è solo «un polverone ideologico», «una cortina fumogena – risponde Renato Schifani, capogruppo in Senato – che appare come una corsa ai ripari: un agguato giornalistico contro il governo, tramite lettere originariamente epurate dei riferimenti a Cofferati, si è ritorto contro chi lo ha lanciato».

      SERVIZI SEGRETI – Manipolazioni, l’allusione alla strategia della tensione, il ruolo non chiaro dei nostri servizi segreti. C’è anche questo fra interpretazioni, e accuse, di partiti e mondo sindacale. Savino Pezzotta, segretario generale della Cisl, è convinto che la «logica della criminalizzazione di chi ha pensieri e atteggiamenti diversi porti a lasciare spazio a chi invece ha in mente altre strategie, come questa di aumentare la tensione in una fase già tesa». Carlo Taormina, ex sottosegretario all’Interno, attribuisce alcune paternità: «I pezzi di terrorismo sono sempre di più pezzi dello Stato. Questi fatti, come la fuga di notizie sulle lettere di Biagi, non appartengono certo ad una strategia brigatista. Voglio dire che l’opera di ripulitura di certi apparati da certe incrostazioni non è ancora finita».

      COLLETTI BIANCHI – Ragionamenti e sospetti che si trasformano in convinzione più dettagliata nelle parole del leghista Roberto Calderoli, vicepresidente del Senato: «Sento puzza di bruciato, puzza di servizi più o meno deviati, di politica sinistrorsa. Cofferati in questa storia è solo una pedina colpevole della sua irruenza ideologica e oratoria. Bisogna smentire una volta per tutte la teoria che l’omicidio Biagi sia opera di pazzi fanatici isolati. È evidente che si tratta di un disegno preordinato e chi ha premuto il grilletto, chi ha divulgato le lettere, da tempo ha sostituito l’eskimo con il colletto bianco, e usa i servizi segreti al posto dei katanga».
      Ma le certezze del coordinatore delle segreterie nazionali della Lega Nord non finiscono qui. Le risposte agli omicidi di Marco Biagi e Sergio D’Antona – aggiunge subito dopo Calderoli – emergeranno attraverso le commissioni parlamentari su Telekom Serbia e sul dossier Mithrokin: «Come membro della commissione parlamentare su Telekom Serbia chiederò l’immediata attivazione della stessa. Sono certo che, attraverso l’attivazione di questa commissione, e anche di quella sul dossier Mithrokin, troveremo tutte le risposte agli omicidi di Marco Biagi, di Massimo D’Antona e altro ancora».

Marco Galluzzo