L’Ulivo dribbla la «Biagi»

27/04/2006
    gioved� 27 aprile 2006

      Pagina 30 – Economia

      Damiano (Ds): credito d’imposta. Boeri-Garibaldi: per tre anni garanzie ridotte

        Piano contro il precariato con premi alle aziende
        L’Ulivo dribbla la �Biagi�

          Treu: bastano 3-4 contratti-tipo. Poi incentivi fiscali

          Enrico Marro

            ROMA – Per uscire dalla trappola della precariet� non serve la disputa sulla legge Biagi. Su questo sono pi� o meno tutti d’accordo. Tanto pi� che i dati, come ha spiegato ieri il professor Pietro Ichino sul Corriere della Sera , dimostrano che la quota di contratti a termine sul totale dell’occupazione � rimasta stazionaria intorno al 14% dal 1998 a oggi, restando indifferente alla contestata riforma del lavoro del 2002. Soprattutto l’Unione ha voglia di uscire dalla disputa sulla legge Biagi, che per la verit� � stata la Cgil a riaccendere con la sua richiesta di cancellare la riforma.

              Secondo Tiziano Treu (Margherita), ex ministro del Lavoro molto ascoltato da Romano Prodi, i problemi sui quali concentrarsi sono due: �Il fatto che negli ultimi 2-3 anni la maggioranza delle assunzioni tra i giovani avviene a tempo determinato e il fatto che si allungano a dismisura i tempi di stabilizzazione del rapporto di lavoro. Insomma, non � pi� tollerabile quel meccanismo per cui ti assumo sei mesi, poi stai a casa 15 giorni e poi ti riassumo per altri sei mesi e magari vado avanti cos� per dieci volte di seguito�. Ecco perch�, dice Treu, bisogna intervenire con �un mix di interventi legislativi ed economici�. Da un lato per porre paletti all’abuso dei contratti a termine. Dall’altro per incentivare la stabilizzazione dei rapporti di lavoro, per esempio attraverso il credito d’imposta, e disincentivare la precariet�, per esempio aumentando l’aliquota contributiva sui contratti di collaborazione. Il tutto in una cornice di forte semplificazione: �Bastano 3-4 contratti tipo: a tempo indeterminato; a termine, con la variante dell’interinale; di apprendistato o di formazione; a part time�. Di tutto il resto, dal job on call allo staff leasing , che le stesse aziende non usano, si pu� fare a meno.

                Cesare Damiano, responsabile Lavoro dei Ds, insiste sul credito d’imposta, gi� sperimentato dai governi di centrosinistra: �Con questo strumento, abrogato dal centrodestra, erano stati creati 700 mila posti di lavoro stabili. La sua eliminazione ha contribuito a trasformare la struttura delle nuove assunzioni. Infatti, mentre nel 2001 i nuovi assunti stabili rappresentavano l’80%, i dati forniti nel 2005 dai principali centri per l’impiego indicano che nelle nuove assunzioni la precariet� � pari al 70%, con un sostanziale ribaltamento della situazione�. In realt� il governo Berlusconi intervenne sul credito d’imposta anche perch� questo strumento era molto costoso e si prestava ad abusi e lo stesso Treu riconosce che si trattava di un intervento �grezzo� che andrebbe riproposto in maniera pi� selettiva e controllata.

                Una proposta pi� radicale e per certi versi pi� coraggiosa che circola nell’area del centrosinistra � quella esposta da Tito Boeri e Pietro Garibaldi sul sito lavoce.info . Si tratta, spiega Garibaldi, di �un percorso verso la stabilit� in tre tappe�. Tutti, anche alla prima assunzione, avrebbero un contratto a tempo indeterminato. Ma il periodo di prova sarebbe non pi� di tre ma di sei mesi (qui il licenziamento � sostanzialmente libero) e questa � la prima tappa. Poi, per i primi tre anni di lavoro, in caso di licenziamento si avrebbe diritto solo a un’indennit� economica, come gi� avviene nelle imprese fino a 15 dipendenti. Infine, ed � questa la terza tappa, dopo il terzo anno resterebbero le garanzie attuali previste dallo Statuto dei lavoratori (il licenziamento � possibile solo per giusta causa altrimenti il giudice dispone il reintegro nel posto di lavoro).

                  Gli stessi autori sono per� consapevoli che l’ostacolo maggiore a una proposta del genere verrebbe dai sindacati e in particolare della Cgil. Contro la quale � difficile pensare che un governo Prodi sostenuto da una debole maggioranza avrebbe la forza di scontrarsi. E cos� conviene sentire quali sono le proposte della Cgil. Fulvio Fammoni, segretario confederale responsabile per il mercato del lavoro, esordisce con la formula di rito che �la Biagi va riscritta�. Ma poi va oltre ed elenca una raffica di misure: fissare che ogni incentivo pubblico va solo ai contratti a tempo indeterminato; ristabilire che i contratti definiscono le causali e le percentuali massime di utilizzo dei contratti a termine; ridurre drasticamente le forme tipo di contratto; legare gli incentivi sui contratti di formazione al fatto che una percentuale minima di questi deve essere trasformata in assunzioni a tempo indeterminato; aumentare i contributi sui contratti di collaborazione; individuare indici di congruit� sulla base dei quali un’impresa non pu� dichiarare meno di un certo numero di lavoratori (altrimenti deve spiegare perch�). Proposte destinate a entrare in conflitto con le posizioni delle imprese che, pur non avendo utilizzato alcune forme contrattuali introdotte dalla riforma, non vogliono rinunciare alla flessibilit� e alla riduzione di costi guadagnata in questi anni.