L’Ulivo boccia il patto ma è diviso sulla «risposta»

08/07/2002


6 luglio 2002



L’Ulivo boccia il patto ma è diviso sulla «risposta»

D’Alema: i referendum si fanno per vincere. I leader a Cofferati: colloqui separati, niente «vertice dell’opposizione»

      ROMA – Il centrosinistra boccia il patto siglato ieri dal governo con Cisl e Uil. Ma resta diviso sulle risposte da dare e sui rapporti con la Cgil; e, dopo il primo sì di tutti i partiti, salta invece l’incontro unitario previsto per mercoledì prossimo e chiesto da Cofferati ai leader dell’Ulivo, Rifondazione e Di Pietro. Ci saranno invece incontri bilaterali, in date non ancora fissate. «E’ un accordo deludente e negativo», commenta subito il segretario dei Ds Piero Fassino. Che spiega: «Le misure sull’articolo 18 riducono i diritti dei lavoratori. Le tasse non diminuiscono. Per il Mezzogiorno non sono indicati né strumenti né risorse. Il tutto poi si colloca nel quadro di previsioni economiche del ministro Tremonti, che anche secondo le autorità europee sono precarie e inaffidabili». Concorda il presidente della Quercia Massimo D’Alema, aggiungendo che da Silvio Berlusconi «sono venute trombonate sconcertanti sulla riduzione della pressione fiscale» e che «visto il documento, Cisl e Uil hanno sbagliato a pagare il prezzo della rottura sindacale».
      La Margherita modula le critiche sulla stessa frequenza. Così per Pierluigi Castagnetti (capogruppo alla Camera) «siamo di fronte al solito mare di promesse e di "pagherò" con preoccupanti silenzi sulle fonti di recupero delle risorse. Ma la politica non invada il campo del sindacato». Ed Enrico Micheli individua «un pericoloso vulnus nella modifica dell’articolo 18 che creerà nuove discriminazioni nel mondo del lavoro». Seguono le critiche dello Sdi di Enrico Boselli, dei Verdi di Alfonso Pecoraio Scanio («un’operazione propagandistica che ricorda il berlusconiano contratto con gli italiani»), del Pdci («è una cambiale in bianco per licenziare chiunque», osserva Marco Rizzo). Più a sinistra, il segretario di Rifondazione comunista Fausto Bertinotti denuncia l’accordo firmato come «illegittimo, inapplicabile ai lavoratori perché manca l’assenso del sindacato più rappresentativo, e incostituzionale».
      Fin qui è un coro. Le voci si dividono però sulle contromisure da adottare e sull’appoggio alla Cgil e alle sue iniziative: raccolta di firme per due proposte di legge sul lavoro e referendum abrogativo. L’Ulivo dice «decideremo tutti insieme»; si cerca di rafforzare il messaggio con una nota di commento al patto firmata congiuntamente dai responsabili economici Ds e Margherita Letta e Bersani. In realtà le forze si ricollocano sugli stessi schieramenti precedenti alla firma del patto. I leader della coalizione ieri hanno disdetto l’incontro unitario con Cofferati: «Non può riuscire a lui quello che nessuno di noi è riuscito a fare», sussurrano dall’entourage di Rutelli. D’Alema aggiunge un colpo: «I referendum si fanno per vincere e non perché una legge è brutta». La Margherita, che era favorevole al referendum, ora è incerta e divisa al suo interno. Con la Cgil invece sono la sinistra Ds, Verdi e Pdci. «Saremo attivi nella raccolta di firme – promette per tutti il diessino Pietro Folena – E’ gravissimo che il patto sia stato firmato senza il sindacato più rappresentativo e con gli scioperi in corso. Ora si facciano subito assemblee nei luoghi di lavoro tra Cgil, Cisl e Uil: il patto colpisce i lavoratori, è giusto dare a loro la parola».
Daria Gorodisky