Luigi Marino: Nelle coop un deficit di indipendenza

13/06/2007
    mercoledì 13 giugno 2007

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    Cooperative «bianche». Il presidente Luigi Marino

    Nelle coop un deficit di indipendenza

      Nicoletta Picchio

      Roma
      Due anni fa aveva bocciato senza appello l’operazione Unipol-Bnl. Oggi le intercettazioni tra l’ex numero uno di Unipol, Giovanni Consorte, e i vertici dei Ds non lo stupiscono: «Non aggiungono niente di nuovo a quella vicenda. E non condizionano i miei rapporti con la Lega». Ma è comunque un episodio preoccupante, che «alza la tensione e rimette in circolo tossine contro il mondo cooperativo». Soprattutto riemerge «quel conflitto di interessi che porta le coop ad essere bersaglio di accuse da una parte del mondo politico».

      Luigi Marino è presidente della Confcooperative dal 1991 ed ha traghettato le coop bianche nella Seconda Repubblica, dopo la fine della Democrazia cristiana. Nei suoi piani, come ripete già da tempo, c’è l’unità del mondo cooperativo. «I tempi sono maturi», dice, riferendosi non alla nascita del Partito democratico, ma alla necessità oggettiva di superare una frammentazione della rappresentanza. Ma ora, con una buona dose di realismo, aggiunge anche un’altra frase: «Sono le organizzazioni cooperative a non essere pronte». Mancano i due ingredienti principali, dice, rivolgendosi alle Lega Coop: il primo è l’autonomia. «Non è una targa da mettere fuori dalla porta. Non si può più dire: sono autonomo. Però mi schiero», dice Marino. E insiste con gli slogan: «Vale più la pratica della grammatica. E se mi guardo intorno vedo una grande vicinanza tra amministrazioni locali di un certo colore politico e le coop della Lega. Non solo: c’è un’immagine monocolore dei loro dirigenti e ciò porta alla presunzione di un conflitto di interessi», continua Marino.

      La situazione non è quella del 2005 e dintorni: la Lega, con la presidenza di Giuliano Poletti, secondo Marino ha cercato di dare segnali di discontinuità. Anche la nomina dell’ex presidente di Unicredit, Carlo Salvatori, al vertice di Unipol va in questo senso. Ma non basta, se non c’è un pluralismo al vertice dell’organizzazione. «Questa porta con sè che da qualche anno siamo diventati un bersaglio politico. E per una organizzazione datoriale è una situazione contro natura», continua il presidente della Confcooperative.

      Senza una vera autonomia non ci si unisce: E bisogna trovarsid’accordo anche sul modello economico di sviluppo: «Bisogna crescere, ma senza snaturare i principo propri delle coop di mutualità e solidarietà», dice, richiamando la Lega ad evitare «fughe in avanti». La strada è quella di sviluppare i consorzi di cooperative, aggregarsi: «Anche noi su questo dobbiamo accelerare, ci sono troppi localismi», ammette Marino. Ma sul piano dell’autonomia si sente a posto: da quando la Dc non c’è più, rivendica per la sua organizzazione la non appartenenza a schieramenti politici.

      «Finchè questi due pilastri non reggono, l’unità non è realizzabile», dice Marino. Non può accadere come per il Partito Democratico: «Hanno buttato il cuore oltre l’ostacolo, dicendo prima ci uniamo, poi discutiamo. Per noi questo non vale: i problemi vanno risolti prima». Anche per evitare quei «contraccolpi» che le intercettazioni di questi giorni stanno a dimostrare.