“LucaLuca (8)”I sindacati (anche Epifani) storcono il naso ma non gridano allo scandalo

27/05/2005
    venerdì 27 maggio 2005

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    REAZIONI. PER L’ALA DURA DELLA CGIL, INVECE, LA RELAZIONE È «PESSIMA, PESSIMA, PESSIMA»

      di Ettore Colombo

        I sindacati (anche Epifani) storcono il naso ma non gridano allo scandalo

          «Il clima continua a essere buono, sono i risultati che mancano». A viale dell’Astronomia vedono la piattaforma del contratto dei metalmeccanici come un macigno, e non solo sulla strada della ripresa di buone relazioni industriali («di contatti informali non abbiamo mai smesso di averne») ma anche su quella che potrebbe condurre a una «risposta comune» (magari sotto forma di documento scritto) a un quadro economico e competitivo del paese che peggiora progressivamente. «Andremo alla Fabbrica da Prodi, torneremo dal governo, figuriamoci se non vogliamo tornare a lavorare insieme con il sindacato per il rilancio del sistema Paese. I tempi, però, non sono una variabile indipendente». Così la vede Confindustria. E il sindacato confederale, come reagisce al discorso di Montezemolo?

          La Cgil vede «luci e ombre» ma diffida di un nuovo intervento a gamba tesa per spingere a cambiare gli assetti contrattuali; Cisl e Uil sono «pronte al dialogo» e «a tutto campo». Nessuno fa i salti di gioia ma le critiche sindacali sembrano contenute. Certo, dalle smancerie si è passati al gelo e i tempi dell’idillio sono belli che finiti. Certo, da un Montezemolo che spronava «al molto lavoro da fare» un anno fa a quello che ieri accusava «un anno passato, nonostante il clima migliore e le buone intenzioni, senza risultati concreti», c’è una bella differenza. La delusione per il mancato incontro è forte da ambo le parti ma un Montezemolo all’attacco su tanti i fronti (la classe politica, il governo, Bankitalia, gli “immobiliaristi”, passaggi particolarmente apprezzati da Epifani) ha bisogno di dialogo e relazioni industriali sane e corrette, non di scioperi e barricate. Cisl, Uil e anche la Cgil attendono guardinghi ma non pregiudizialmente ostili le mosse, e soprattutto l’annunciato documento «sui temi delle relazioni industriali» su cui il presidente di Confindustria invita «a un confronto di merito animato da spirito costruttivo perché la sfida è veramente impegnativa e i tempi strettissimi». «Noi imprenditori siamo consapevoli delle difficoltà di molti lavoratori – spiega – ma anche delle difficoltà delle aziende. Dobbiamo evitare di fare, noi e voi sindacati dei lavoratori, la fine dei polli di Renzo, che si beccavano ferocemente mentre venivano portati al macello». Il passaggio della sua relazione dedicato alle relazioni industriali, dunque, è amaro ma contiene anche un avvertimento. Per collaborare, dice il presidente della Confindustria, bisogna essere in due «e certo non vanno in questa direzione piattaforme rivendicative al di fuori di ogni compatibilità e che pretendono di stravolgere unilateralmente le regole del gioco». Il riferimento, naturalmente, è alle richieste di rinnovi contrattuali di due categorie nevralgiche, per il fronte sindacale, metalmeccanici e pubblico impiego. E le parole di Montezemolo arrivano proprio mentre Epifani, Pezzotta e Angeletti, imboccata l’uscita dall’Auditorium, stanno per entrare in un ennesimo rush di incontri con il governo sul contratto degli statali a palazzo Chigi. Ma dopo che Confindustria si è già messa di traverso su rinnovi contrattuali fuori da ogni compatibilità con i conti pubblici (atteggiamento ribadito nella relazione dalla frase «Basta con contratti i cui rinnovi costano sacrifici alle finanze pubbliche senza migliorare i servizi resi»), temendo che gli statali facciano da esempio (in negativo) per le tute blu, quelle che lo stesso Montezemolo definisce, scusandosene, «brutalità delle espressioni» riguarda in particolare la categoria dei metalmeccanici, dove la tesi è che «i maggiori salari sarebbero solo l’anticipo di futuri licenziamenti». La novità per cercare di uscire dall’impasse però c’è e sta appunto nell’annuncio di un documento fitto di proposte sulle relazioni industriali. Torna ad aleggiare la mancata riforma del sistema contrattuale. «Malgrado tutti gli sforzi è risultato finora impossibile qualsiasi accordo – incalza il presidente o forse proprio per questo – abbiamo deciso di preparare un nostro documento che riteniamo importante e innovativo, come base di discussione».

            Non è un caso che se tanto la Cisl con Savino Pezzotta e la Uil con Luigi Angeletti hanno confermato la loro disponibilità al dialogo, pur bocciando Montezemolo sui rinnovi contrattuali, il giudizio più severo arriva dal leader della Cgil, Guglielmo Epifani. L’impresa sulla questione dei salari, della condizione dei lavoratori e sulla precarietà «deve fare di più», dice. « E’ vero che l’impresa attraversa una fase di difficoltà ma non si può scaricarla sui lavoratori. Mi aspettavo un’impostazione che rivendicasse anche le responsabilità dell’impresa». Il problema, per la Cgil, non è di essere pronti o meno, ma capire «cosa si vuole fare. Cosa vuole fare Confindustria?». Sembra una bocciatura ma sulla crisi del sistema paese le analisi sono, per Epifani, «condivisibili». Insomma, i rapporti sono freddi, non gelidi. Non a caso, bisogna ascoltare il vero oppositore di Epifani in Cgil, il segretario nazionale Fiom Giorgio Cremaschi, per sentir definire «pessima, tre volte pessima, la relazione di Montezemolo. Se questa è l’impostazione di Confindustria vedo solo un futuro di conflitto», tuona. Ma lo fa da solo.