“LucaLuca (5)” Epifani annota: vedo un passo indietro

27/05/2005
    venerdì 27 maggio 2005

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    Epifani annota: vedo un passo indietro
    I sindacati preoccupati: non si può scaricare la crisi sul lavoro

      Felicia Masocco

        Sindacati e imprese «devono evitare di fare la fine dei polli di Renzo». Citando i Promessi Sposi il presidente di Confindustria critica il sindacato preda, a suo avviso, delle «politiche del continuo rinvio». I capponi di manzoniana memoria «si beccavano ferocemente mentre venivano portati al macello», ricorda.

          È passato solo un anno da quando lo scontro acceso da Antonio D’Amato veniva archiviato e fioriva il dialogo. Oggi (la letteratura non inganni) nel rapporto tra lavoro e impresa sono di nuovo gli interessi contrapposti a tenere banco. Su tutti quello sulle retribuzioni. Luca di Montezemolo vuole «rifondare» le relazioni industriali dopo che «un anno è trascorso senza risultati» e annuncia un documento ad hoc. La storia dei «polli» è però servita ad introdurre la sua idea di politica salariale. Se «assieme» non si fa crescere la competitività delle imprese, ha detto ai sindacati, «i maggiori salari saranno solo l’anticipo di futuri licenziamenti». E a corredo ha citato dati sulla produttività che dal 2000 al 2004 è calata di quasi un punto mentre è cresciuta in Germania (10%) e in Francia (12%); il costo del lavoro che è aumentato di oltre il 12%; il numero di ore lavorate in un anno «il più basso di Europa».

            In piena stagione contrattuale, con un esercito di lavoratori che attende di veder tutelato il potere d’acquisto degli stipendi, Confindustria alza il suo muro, si dice «consapevole delle difficoltà dei lavoratori, ma anche delle difficoltà delle aziende», richiama i sindacati alle loro responsabilità e i lavoratori a fare sacrifici. Quanto alle imprese, scarsissima autocritica. Un’impostazione che non è piaciuta ai leader di Cgil, Cisl e Uil.

            Dell’intervento, per gran parte condiviso, il passaggio sui salari, su «alcune piattaforme contrattuali fuori da ogni compatibilità» (leggi metalmeccanici) o anche le lodi tessute a tutto ciò che fa mercato contrapposto al «pubblico» (una palla al piede) sono i meno apprezzati dai leader di Cgil, Cisl e Uil. Né è piaciuto l’altolà agli statali, cioè ai «contratti i cui rinnovi costano sacrifici alle finanze pubbliche senza migliorare i servizi».

              L’analisi sulla condizione di chi lavora viene bocciata da Guglielmo Epifani «È un passo indietro», afferma, «è come se l’impresa non avesse responsabilità». Il leader della Cgil ravvisa dunque «un limite di fondo».
              «Non si può dire – insiste – che l’impresa non ce la fa e quindi tocca ad altri occuparsi di redditi, famiglie, lavoratori». Ancora: «i contratti si fanno in due: ci vuole il sindacato che abbia misura e il ruolo dell’impresa che non faccia finta di non avere responsabilità». Insomma per la Cgil non si possono scaricare le difficoltà sulle condizioni dei lavoratori, tanto più con un governo che non aiuta. Anche per Luigi Angeletti sui contratti e sulle piattaforme «Montezemolo ha torto». «Non siamo d’accordo», afferma Savino Pezzotta, del resto «ognuno fa la sua parte». «Credo però che vada colta la filosofia di fondo: il paese ce la può fare con lo sforzo di tutti e la Cisl è pronta». Pezzotta e Angeletti si dicono dunque disponibili a raccogliere la «sfida» di rifondare le relazioni industriali, «ma anche Confindustria deve mostrare più coraggio, perché quando si avvia un percorso lo si porta a termine», afferma il leader della Cisl. Il percorso si interruppe il 14 luglio scorso quando la Cgil non gradì la mossa degli industriali di mettere sul tavolo del «dialogo» la riforma del modello contrattuale. Non sorprende dunque la cautela di Epifani: «Il problema non è se si è pronti o meno, ma cosa si vuole fare». «Noi sappiamo cosa vogliamo, ma non è chiaro se questo corrisponde a quello che vuole Confindustria».