“LucaLuca (4)” Maroni boccia le aziende: «Incapaci di autocritica»

27/05/2005
    venerdì 27 maggio 2005

    Pagina 4 – Economia

    L´INTERVISTA
    Il ministro del Welfare: la colpa non può sempre essere degli altri
    «Incapaci di autocritica»
    Maroni boccia le aziende

    ROMA – Roberto Maroni, ministro leghista del Welfare, ha disertato l´annuale convention della Confindustria. Ma senza intento polemico. È rimasto al dicastero per continuare a lavorare sul prossimo decreto sulla previdenza complementare. Ha letto nel pomeriggio il testo della relazione di Montezemolo prima di partecipare alla no stop di Palazzo Chigi sul contratto del pubblico impiego. E certo l´intervento del presidente degli industriali non gli è piaciuto.

    Ritiene che sia stata una relazione con un taglio troppo politico?

      «No, penso che un´associazione di interessi come la Confindustria possa e debba occuparsi di politica. E dialogare con i politici. Ci mancherebbe! Il punto non è questo, anche se qualche sospetto…»

      A cosa si riferisce?

      «Deve sapere che noi padani abbiamo un contenzioso aperto con l´amministratore delegato delle Autostrade, Vito Gamberale, per via dei ritardi nella costruzione della Pedemontata».

      E cosa c´entra con Montezemolo?

      «C´entra perché di Gamberale leggiamo tutte le dichiarazioni. Anche quella che ha fatto su Montezemolo e dove ha detto che si sono create le "premesse perché finalmente parta il Progetto Italia". Ecco, penso che un commento di questo tipo potrebbe tradire l´intenzione di una relazione che voglia andare un po´ al di là di un tradizionale intervento all´assemblea degli industriali».

      Per la verità alcuni suoi colleghi ministri hanno espresso apprezzamento per le posizioni assunte da Montezemolo.

      «E io non sono d´accordo. L´intervento di Montezemolo è stato molto deludente. Non condivido affatto i toni trionfalistici con cui alcuni miei colleghi hanno accolto le parole del presidente della Confindustria. Il ministro dell´Economia le ha giudicate addirittura eccellenti».

      E invece cosa c´è che non va, secondo lei?

      «Ci sono alcune lacune gravi. Ma va sottolineata in primo luogo l´assenza di una pur minima autocritica. Ecco, questa è la cosa più sgradevole: la colpa è sempre degli altri, del governo o dei sindacati. Come se tutto dipendesse dalla divina provvidenza o dal maligno Berlusconi. In una economia complessa come la nostra le cose sono un po´ più articolate. Ma scusi: si può pensare che la costante perdita di competitività delle imprese italiane possa essere risolta con un decreto del governo? No, quella di Montezemolo non è una fotografia reale della situazione».

      E quali sarebbero, allora, le responsabilità degli imprenditori?

      «Guardi che alla formazione del sistema delle rendite, denunciato da Montezemolo, hanno partecipato anche loro. Chi è che ha preferito spostare risorse dagli investimenti produttivi alla finanza? Le cose, come si vede, sono meno semplici. Aggiungo che proprio la diversificazione finanziaria ha portato alle delocalizzazioni. Così, però, gli imprenditori stanno risolvendo i loro problemi di conti, non certo quelli del Paese. E poi, pensi alla legge Biagi, una cosa che mi sta particolarmente a cuore. Prima l´hanno voluta, noi l´abbiamo approvata e ora ci sono settori imprenditoriali che non la applicano. Anche per questo mi pare molto politico e poco onesto dare la colpa al governo e ritagliarsi il ruolo delle vittime. Per lo meno sono stati co-protagonisti. E ancora, guardiamo le cose di più stretta competenza della Confindustria: le relazioni industriali. Dopo un anno sono al punto di partenza. E di chi è la colpa? Dei sindacati. No, la colpa è della Confindustria che ha preparato un confronto che al primo appuntamento è saltato. Per lo meno avrebbe dovuto saperlo prima che la Cgil si sarebbe alzata dal tavolo. O no?».

      Quella di Montezemolo è stata un´invasione nel campo della politica?

        «Non si tratta di invasioni di campo. Ripeto: manca un minimo di autocritica».

        Dopo la relazione di Montezemolo si sono rafforzate le voci che lo vedono come un potenziale candidato ad un ruolo di leader politico. Lei che pensa?

          «Su questo sono davvero tranquillo. Ad oggi i due schieramenti hanno due leader consolidati, Berlusconi e Prodi. Ma poi è il processo di trasformazione dei partiti che sta andando in direzione opposta a quella che in qualche modo indica Montezemolo. Il suo approccio costituisce un ritorno al centralismo mentre la tendenza istituzionale, e quindi, politica (valga per tutti il caso Lombardo a Catania) va verso il federalismo. Quindi se Montezemolo avesso, ma non credo, velleità politiche marcerebbe contromano».

          Ancora una volta il presidente della Confindustria ha criticato il progetto federalista. Ha parlato di "spezzettamento del Paese".

            «E si sbaglia, perché il processo federalista è irreversibile».

          (r.ma.)