“LucaLuca (3)” L’Europa, pilastro essenziale del rilancio

27/05/2005
    venerdì 27 maggio 2005

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    CONFINDUSTRIA HA RICONOSCIUTO L’IMPORTANZA DELL’UNIONE COME PROMOTORE DI REGOLE, CONCORRENZA E SOLIDARIETÀ
    L’Europa, pilastro essenziale del rilancio
    Importante il distacco dalle baruffe di chi governa e governerà

    analisi
    Franco Bruni

      E’ un brutto momento per l’economia italiana quello in cui il presidente di Confindustria si è trovato a tenere la sua relazione annuale. Non è solo brutta la congiuntura: i dati e le analisi negative bombardatici contro proprio nei giorni scorsi dall’Ocse, la Commissione Ue, la Bce, l’Eurostat, l’Istat, l’Isae, sottolineano che la crisi è con noi da tempo e ha radici strutturali. La relazione del presidente ne ha preso atto senza sorpresa, con molta preoccupazione ma anche con suggerimenti e incoraggiamenti all’azione della classe dirigente politica, sindacale e imprenditoriale.
      Confindustria, si diceva una volta, non può non essere "governativa".

      Montezemolo non lo è stato perché il governo è inconcludente e il comportamento della maggioranza è incerto e contraddittorio. Risposta a caldo del vicepremier Fini: avrei preferito ascoltare anche un’autocritica delle imprese. Forse non condivide l’idea di metterle al centro dello sforzo di ripartire. D’altra parte, anche se Prodi ha fatto mostra di molto gradire la relazione, Montezemolo non ha nemmeno cercato di compiacere l’opposizione, che l’apparente virata del vento del consenso non trova meno divisa, incerta e autoreferenziale degli avversari. Ha detto secco a entrambe le parti di "togliere la testa dalle urne elettorali", di fare scelte di sviluppo e competitività con concretezza e coerenza, che è l’unico modo per avere dagli elettori un’approvazione non effimera e duratura, da mettere al servizio dell’efficacia e della stabilità del governo.

      Ha fatto alcune proposte e un lungo elenco di fronti su cui è urgente decidere ed agire. Un elenco che potrebbe apparire scontato e ovvio se non fossimo in un clima surreale dove mancano progetti organici da parte di entrambe le parti politiche. Nonostante lo speciale rilievo delle responsabilità degli associati di Confindustria, è naturale che in questo momento la voce dell’associazione appaia soprattutto come parte dell’"opinione pubblica". Ed è importante che dall’opinione pubblica emerga oggi, con la massima forza e la dovuta carica polemica, un distacco critico dalle astratte baruffe di chi dovrebbe governarci o prepararsi a farlo.

      Oltre alle nostre difficoltà sono in primo piano quelle dell’Europa, dove alla fatica economica si affianca minacciosa la crisi dell’integrazione politica. Per l’Italia è gravissimo; lo si è detto più volte: qualunque programma serio per il nostro Paese deve partire dall’Europa ed avere nel riferimento europeo un pilastro essenziale. Il rafforzamento dell’unità europea è il principale interesse nazionale dell’Italia. Colpisce allora favorevolmente che Montezemolo abbia messo un forte accento sull’Europa dedicandole quasi il 20% del suo discorso. L’Europa che dobbiamo avere in mente è quella della concorrenza, che smonta quei protezionismi e corporativismi che attecchiscono più facilmente nei confini nazionali, e così rilancia la competitività. Ma è anche l’Europa delle regole che disciplina le prepotenze e punisce le furbizie individuali e nazionali. Ed è l’Europa della solidarietà, che ha nelle politiche di coesione che attenuano gli squilibri regionali uno strumento indispensabile per il buon funzionamento della competizione di mercato.

      Sono tutti compiti gravosi da condurre con efficienza e rigoroso controllo dei costi ma che necessitano di risorse sufficienti. Montezemolo si è soffermato sul bilancio europeo 2007-2013, tema caldissimo nella Bruxelles di questi giorni, augurandosi che venga aumentato, confermando fra l’altro i fondi per la coesione che sono fondamentali per il Mezzogiorno. La questione è delicata e non va trattata come un tiro alla fune. In seguito all’allargamento, lo sforzo maggiore delle politiche centralizzate di solidarietà dell’Ue deve andare a favore dei nuovi membri. Alle aree meno avanzate dei Paesi più ricchi devono pensare maggiormente i loro bilanci nazionali.

      Ma l’Unione, nel suo insieme, è esposta oggi a nuove sfide di competitività e ristrutturazione e il totale delle risorse per la coesione non può che crescere. Tutti devono far la loro parte con severità e il controllo di qualità sull’uso dei fondi per la coesione deve condizionarne la quantità e far premio su ogni altro aspetto. Alle autorità europee dev’essere demandata anche maggior responsabilità nel coordinare e controllare le politiche di coesione nazionali, discutendo e orientando le politiche di bilancio tramite un’applicazione articolata e incisiva del Patto di Stabilità e Crescita. Su questi temi dovrebbe intensificarsi il dialogo triangolare fra imprese, autorità nazionali e comunitarie.

      All’Europa Montezemolo aggancia anche un altro aspetto qualificante della sua relazione: l’insistenza sulla liberalizzazione dei servizi. In materia è fallita la direttiva Ue e i ritardi si trasformano in maggiori costi per l’industria e i consumatori. La relazione fra l’industria e il settore dei servizi non si può banalizzare col fatto che lo sviluppo economico comporta una crescente terziarizzazione. Industria e servizi sono legati al punto che il confine fra i due si sfuma, mentre la prima usa dosi crescenti e sempre più sofisticate dei secondi e i servizi, a loro volta, richiedono sempre più prodotti industriali innovativi. Se lo stimolo competitivo e la forza dell’integrazione internazionale è insufficiente nei servizi ne soffre subito l’industria e, a valle, chi consuma i prodotti di entrambi.

        La relazione di Confindustria richiama anche gli obiettivi di Lisbona e afferma che sull’Europa deve centrarsi il disegno di una strategia organica per accelerare l’innovazione e la ricerca. Ma su questo fronte il ritardo dell’Italia è clamoroso, quasi incredibile. Mercoledì l’Istat ci ha ricordato che in proporzione al Pil l’Italia spende per ricerca e sviluppo meno della Slovenia e della Repubblica Ceca e che il numero di brevetti per abitante è da noi meno di un decimo di quello della Svezia e meno di un sesto di quello tedesco. Questo è forse il fronte dove, accanto all’impegno dei governi e dell’Europa, è più urgente e importante uno sforzo convinto, coraggioso e lungimirante delle imprese alle quali ieri Montezemolo si è rivolto.