“LucaLuca (1)” «Siamo in emergenza, serve un nuovo patto sociale»

27/05/2005
    venerdì 27 maggio 2005

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    IL PRESIDENTE DEGLI INDUSTRIALI DENUNCIA UN’ECONOMIA IN CRISI MA INVITA AD AVERE FIDUCIA IN «UN FUTURO DI QUALITÀ, SENZA RIPETERE GLI ERRORI DEL PASSATO»
    «Siamo in emergenza, serve un nuovo patto sociale»
    Montezemolo ai politici: urgenti le scelte, togliete la testa dalle urne elettorali

    Roberto Ippolito

    ROMA
    L’amarezza degli imprenditori: «Il Paese arretra». Ma anche la voglia di riscatto: «La rivincita dell’Italia è possibile». Davanti a tremila persone, nell’Auditorium della musica, il presidente della Confindustria Luca Cordero di Montezemolo denuncia «l’emergenza economia». Emergenza che «impone di agire», dopo l’allarme già lanciato «invano» e dopo che «molti hanno voluto negare l’evidenza». Ora «siamo in recessione» e «non è più tempo di rinvii». Oggi «servono scelte urgenti, coraggiose, probabilmente impopolari».

    Nell’appassionato discorso all’assemblea dell’organizzazione Montezemolo mette insieme il realismo, anche impietoso descrivendo «la stagione più difficile dal dopoguerra», con l’esigenza di «uno sforzo di visione» interrogandosi ripetutamente su dove sarà «l’Italia tra dieci anni». Invita a fare «in fretta», cominciando dall’abolire l’Irap, a «riunire il Paese in un grande spirito di ricostruzione», a «evitare che l’Italia resti schiacciata sul presente» e a darle «un futuro di qualità».
    Il discorso di Montezemolo (fermato dagli applausi quaranta volte, una per pagina, e concluso con un’ovazione di un minuto e venticinque secondi) è un richiamo al senso di responsabilità collettivo, all’intera «classe dirigente» per le scelte «di oggi ma soprattutto di domani», alle «forze migliori e più responsabili», ai sindacati rimproverati per non aver trovato un accordo. Nell’Auditorium ascoltano gli uomini delle istituzioni: l’ex presidente di Confindustria Merloni è accanto a Berlusconi (che fa un breve saluto) e a Prodi. Interviene anche il ministro delle Attività produttive, Scajola.

    La preoccupata analisi di Montezemolo offre a chi ha compiti di governo e a chi esercita le funzioni dell’opposizione l’occasione di valutare i sentimenti delle imprese. Incalza il mondo politico a tenere comportamenti adeguati: «A maggioranza e opposizione dico: togliete la testa dalle urne elettorali». Questo passaggio è sottolineato da un applauso, segno di apprezzamento della platea per l’equilibrio della relazione rispetto alla politica. Analogo apprezzamento una manciata di secondi prima quando Montezemolo evidenzia il «bisogno di una politica alta, che assuma responsabilità, prenda decisioni e non si smarrisca in defatiganti dispute sul perimetro degli schieramenti, sia nel centrodestra che nel centrosinistra».

    A Berlusconi e al presidente della Camera Casini viene fatto notare che gli imprenditori si sono rimboccati le maniche. Ora occorrono decisioni, ma attenzione: «Non si possono accontentare tutti» per le scelte «in materia economia e fiscale». Il discorso vale in particolare per l’Irap: «È essenziale che l’intervento sulla componente costo del lavoro avvenga in maniera diretta e proporzionale, senza elementi discriminanti per le imprese industriali e la loro dimensione. Non ripetiamo errori del passato…».

    La questione tasse copre una parte significativa della relazione. Montezemolo lancia «un appello forte a intensificare» la lotta all’evasione fiscale e al sommerso, avvertendo: «Le tasse si pagano». Montezemolo nota con disappunto che il fisco «premia più le importazioni che il lavoro nazionale» e «soprattutto più la rendita che la produzione». Questa affermazione è gradita dalla platea. Le mani vengono battute con forza anche quando Montezemolo chiude con un «niente di più lontano da produzione e lavoro» la descrizione dello «spettacolo» seguito alle opa su Bnl e Antonveneta, caratterizzato da «manovre incrociate», dall’«emersione di nuovi soggetti e di capitali misteriosi», «sospetti e accuse di insider trading» e inchieste giudiziarie.

    Montezemolo fa presente che le banche, come le industrie, devono essere «più grandi e più forti» e che le banche straniere possono controllare le italiane e viceversa. Fra l’altro sarebbe meglio «non considerare» straniere le banche europee. Tutto il discorso è improntato all’europeismo, in contrasto con i «troppi scettici». Osservato che «non è il patto di stabilità la causa della stagnazione economica», viene rilevato che «l’Italia per crescere, ha bisogno dell’Europa».

    In Europa come in Italia è fondamentale la concorrenza. Su questo tema la relazione insiste. La concorrenza è invocata dovunque: nelle professioni come nei servizi pubblici locali. Si tratta con scuola e sistema educativo, ricerca e innovazione, infrastrutture e semplificazione burocratica di uno dei «cinque grandi fronti che richiedono interventi strutturali su cui ci giochiamo le nostre prospettive». Lamentata «la strisciante invadenza dello Stato nell’economia» con «l’attivismo di nuovi soggetti» (espressione che sembra riferibile a «Sviluppo Italia»).
    Un capitolo chiave del discorso è dedicato ai rapporti con i sindacati ai quali è annunciata la presentazione di un documento per «rifondare le relazioni sindacali». Si riconoscono le «difficoltà di molti lavoratori» ma sono richiamate le «difficoltà delle aziende». Perciò Montezemolo si augura che imprese e sindacati non facciano come i «polli di Renzo che si beccavano ferocemente mentre venivano portati al macello». Ovvero: «Noi non vogliamo andare al macello». Dopo la ripresa del dialogo «un anno è trascorso senza risultati concreti». Anzi, sono state presentate «piattaforme rivendicative al di fuori di ogni compatibilità» e delle «regole del gioco». Occorre perciò che «il sindacato ritrovi una linea unitaria e realistica» premessa di uno «scatto condiviso».

      Più in generale Montezemolo immagina un «patto fra i cittadini», un «patto fra tutti coloro che hanno a cuore il futuro del Paese». E dice: «Abbiamo bisogno che esploda una coscienza civica diffusa».