“Lsu 2″ A Palermo la Digos protegge il Cda

19/01/2005

    mercoledì 19 gennaio 2005

    sezione: ITALIA LAVORO – pagina 25

    A Palermo la Digos protegge il Cda
    S.U.

    MILANO • «I primi consigli di amministrazioni li abbiamo fatti con la Digos dentro e fuori la stanza». Massimo Felice Lombardo, amministratore delegato della Gesip parla della società come di una realtà imprenditoriale ormai solida, ma non nasconde i momenti di duro scontro con quei 1.500 lavoratori socialmente utili, provenienti dal bacino dei precari storici (7mila circa) di Palermo, che dinanzi alla prospettiva del posto fisso sono scesi in piazza incendiando cassonetti. E dice: «Le prime buste paga le abbiamo distribuite accompagnati dalla polizia».

    La Gesip è una della società, la più grande, di quelle partecipate da Italia Lavoro e istituite alla fine del 2001 con la collaborazione dei privati, proprio per permettere l’occupazione degli Lsu. Degli attuali 1.600 addetti dell’azienda, due terzi sono ex detenuti e lavoratori che comunque hanno presentato particolari difficoltà nell’inserimento, per la scarsa formazione scolastica o professionale. «Il nostro lavoro — dice Lombardi — consiste nel fornire servizi, dalla pulizia della città alla gestione dei cimiteri, al Comune di Palermo. Oggi il nostro obiettivo è la piena privatizzazione».


    Risultati, quasi scontati per la maggior parte delle aziende in start up che però nel caso della Gesip assumono un significato particolare. «Quando siamo arrivati — dice ancora Lombardo — e abbiamo dovuto spiegare che a fronte di una retribuzione bisognava anche fornire una prestazione, più banalmente cioè che per avere uno stipendio avrebbero dovuto lavorare, ci siamo trovati dinanzi un muro».


    Un braccio di ferro fatto di minacce, picchetti sorvegliati dalla polizia e amministratori della Gesip accompagnati dalla scorta. «Si è trattato di costruire — dice Lombardi — una mentalità imprenditoriale, una cultura del lavoro e anche sindacale». Dal 2002 le tensioni si sono in parte stemperate, resta la sfida e la prova della privatizzazione.