L’outplacement trova 19mila posti ai licenziati

15/04/2003



              Martedí 15 Aprile 2003
              ITALIA-LAVORO


              L’outplacement trova 19mila posti ai licenziati


              MILANO – La legge di riforma dell’occupazione, la cosiddetta legge Biagi, ha aperto il mercato del lavoro a soggetti diversi dal pubblico, ampliando gli spazi di intervento, ad esempio, delle società di lavoro interinale ma non solo. Sul mercato si affacciano ora con maggior forza e con un ruolo rinnovato società finora rivolte a fasce specifiche dei lavoratori. È questo il caso delle società di outplacement. Ma per capire quali opportunità vengono aperte dagli interventi legislativi in campo e soprattutto come si strutturerà la collaborazione con il servizio pubblico, l’Aiso l’associazione italiana di società di outplacement, Confindustria Federlombardia e Unioncamere hanno promosso un incontro, in programma oggi a Milano, per valutare il perimetro entro il quale si strutturerà «la collaborazione tra pubblico e privato per la tutela dell’occupabilità». Perché «crediamo – spiega Gianfranco Quadrio, presidente di Aiso – che nel caso di realtà così diverse la logica della concorrenza non può essere applicata, ma deve invece essere sostituita da quella della collaborazione». L’auspicio è che pubblico e privato affianchino gli interventi, dedicandosi ognuno all’utenza che più si avvicina alle proprie competenze. E su come operativamente questa collaborazione si potrebbe sviluppare Maurizio Crippa, direttore Confindustria Federlombardia lancia un’idea. «Il servizio pubblico – dice – potrebbe erogare dei voucher individuali per permettere a ogni lavoratore di finanziarsi l’outplacement. Si potrebbe pensare poi a un meccanismo di sgravi fiscali». Stando ai dati dell’Aiso, che associa nove società (più della metà di quelle che operano in Italia), dal 1997 al 2002 sono state assistite attraverso l’outplacement individuale oltre 7mila persone, oltre 12mila con quello collettivo. L’outplacement individuale ha centrato il 92,8% delle ricollocazioni. Mentre quello collettivo ha invece ottenuto dal 40 all’80% delle ricollocazioni in relazione alle regioni.
              S.U.