Lotta contro l’esclusione sociale: il reddito minimo – doc. CES dicembre 2000 (22-2-01)

CES Confederazione europea dei sindacati

Lotta contro l’esclusione sociale: il reddito minimo
Nota per la riunione del gruppo di lavoro sulla protezione sociale (dicembre 2000)

Il contesto del dibattito

Nonostante che 100 milioni di persone siano uscite dalla fascia di povertà grazie, in particolare, agli effetti redistributivi dei sistemi di protezione sociale dell’Unione Europea, rimane lo scandalo dei 50 milioni di cittadini europei che vivono ancora sotto la soglia di povertà (1).
Tra queste persone in situazione di povertà si possono distinguere tre categorie differenti:
·un primo gruppo è composto da disoccupati di lunga durata, scoraggiati
·il secondo è composto da lavoratori “poveri”, cioè da persone che non guadagnano abbastanza per vivere del loro lavoro
·il terzo è composto da pensionati, soprattutto pensionate donne, che non hanno o hanno pochi diritti previdenziali individuali

Così, in occasione delle riunioni del Consiglio europeo a Lisbona e a Feira, gli Stati membri dell’Unione hanno deciso di fare dei passi avanti importanti, assumendo come priorità la lotta all’esclusione sociale e alla povertà. “I capi di stato e di governo hanno riconosciuto la necessità di fare dei passi decisivi per l’eliminazione della povertà fissando degli obiettivi precisi che il Consiglio dovrà approvare entro la fine dell’anno. Hanno concordato sul fatto che le politiche di lotta contro l’esclusione sociale debbano basarsi su un sistema aperto di coordinamento tra i piani nazionali e un programma d’azione che verrà predisposto dalla Commissione per incoraggiare la cooperazione in questo campo”.

Gli Stati membri devono quindi definire le loro priorità nel quadro degli obiettivi individuati e presentare entro il giugno del 2001 un piano d’azione nazionale per il prossimo biennio. E per permettere di seguire il processo di applicazione degli obiettivi proposti, gli Stati devono definire indicatori e modalità di verifica, al fine di poter valutare i progressi realizzati rispetto a ciascuno degli obiettivi.

Il Gruppo di alto livello sulla protezione sociale (2) è incaricato di elaborare il programma d’azione. E’ in riferimento a queste decisioni europee e ai piani d’azione che nei prossimi mesi verranno definiti a livello europeo e ai livelli nazionali che bisogna aprire un dibattito all’interno delle organizzazioni sindacali nazionali e nel gruppo di lavoro della Ces sulla protezione sociale, in modo che il sindacato sia in grado di influenza il dibattito generale facendo conoscere le proprie rivendicazioni e le proprie proposte. L’insieme delle riflessioni e delle proposte raccolte costituiranno la base per una presa di posizione ufficiale da parte del Comitato esecutivo della Ces.
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1)Rapporto sulla protezione sociale in Europa 1999, Commissione Europea
2)Il Gruppo di alto livello sulla protezione sociale è stato costituito un anno fa dalla Commissione europea, su iniziativa congiunta delle direzioni generali economia/finanza e affari sociali per valutare l’evoluzione dei sistemi di protezione sociale e la loro sostenibilità finanziaria. Ne fanno parte esclusivamente rappresentanti dei governi nazionali (per l’Italia il Ministero del lavoro e il Dipartimento solidarietà e famiglia della Presidenza del Consiglio. Un primo rapporto del gruppo (nel frattempo trasformato in comitato permanente) del novembre 2000 è disponibile in inglese.

Lo stato del dibattito a livello Ces.

La lotta contro l’esclusione sociale e la povertà fa parte delle rivendicazioni forti e costanti della Ces e delle organizzazioni affiliate. Senza voler risalire troppo indietro nella storia e senza pretendere di presentare una lista esaustiva, vogliamo ricordare il dibattito e le rivendicazioni che sono state portate avanti dalla Ces negli anni 80-90, anche se i risultati politici sono stati al di sotto delle aspettative. Di fronte alla richiesta di strumenti con valore obbligatorio si è ottenuto soltanto l’adozione da parte del Consiglio Europeo di Strasburgo (9 dicembre 1989) della Carta comunitaria dei diritti fondamentali dei lavoratori e la Raccomandazione della Commissione europea (n. 441 del 1992) relativa ai criteri comuni relativi a risorse e prestazioni sufficienti nei sistemi di protezione sociale, in applicazione della Carta.

Nel periodo più recente la Ces ha avuto l’occasione di esprimere le sue rivendicazioni, per esempio:
·nel Parere sulla Comunicazione della Commissione, “Riformare e migliorare la protezione sociale”, adottato dal comitato esecutivo della Ces nel marzo 1998, nel quale si rivendica un reddito minimo garantito, come parte integrante dei diritti fondamentali da inserire nel Trattato
·in occasione delle riunioni del gruppo di lavoro sulla protezione sociale(1999-2000), in particolare sulla pensione minima per i pensionati

Non si deve dimenticare la risoluzione del Congresso di Helsinki, dove le organizzazioni della Ces hanno richiesto che nel campo della protezione sociale, così come è avvenuto per le politiche occupazionali, vengano decise “linee direttrici per la convergenza sociale, fissando come obiettivo la determinazione di livelli minimi di protezione sociale, riguardanti:
·la garanzia di un reddito per tutti, di almeno il 50 % del reddito nazionale per abitante
·la garanzia di una pensione minima che tenga conto della media del salario nazionale a pieno tempo in ciascun paese

    I temi del dibattito

    L’esclusione sociale e la povertà non dovranno essere affrontate solo dal punto di vista dell’accesso al lavoro, anche se siamo convinti che l’esclusione dal mercato del lavoro costituisca spesso un fattore decisivo di esclusione sociale. L’accesso alla formazione, al servizio sanitario, all’alloggio, a un reddito sufficiente, sono anch’essi elementi importanti per sconfiggere la povertà. Per altro verso non si deve ridurre la protezione sociale alla sola dimensione di lotta contro l’esclusione, anche se, per i suoi effetti redistributivi, la protezione sociale è un elemento importante nella lotta contro la povertà.

    Fatte queste considerazioni di base, possiamo affrontare la prima questione: la lotta contro l“esclusione e la povertà passa attraverso l’instaurazione di una garanzia di risorse sufficienti? A questo punto si dovrà distinguere fra:
    ·La garanzia di un reddito minimo per tutti i cittadini. Sulla base di quali criteri si determina il reddito minimo? Come viene finanziato? Il beneficiario riceve la prestazione solo a condizione di una contropartita, per esempio lavori socialmente utili? Oppure pensiamo che la società abbia comunque la responsabilità di garantire un reddito ai suoi cittadini? Quali sono i vantaggi o i problemi, rispetto alla lotta contro l’esclusione sociale, derivanti dall’una o l’altra soluzione? Non dimenticare il dibattito tra welfare incondizionato e workfare, inteso come prestazioni in cambio di disponibilità al lavoro.
    ·L’instaurazione di una pensione minima. Quale ammontare e come determinarlo? Con quali risorse finanziarie? L’ammontare della pensione minima deve essere differenziato tra chi ha lavorato e chi non ha lavorato?
    ·L’instaurazione di un salario minimo.

    Legato al dibattito sul sostegno al reddito e sugli interventi per contrastare l’esclusione sociale e per favorire un percorso emancipatorio attraverso l’accesso al lavoro, è il problema della qualità del lavoro, spesso sottopagato e precario. Noi rivendichiamo un lavoro di qualità e che consenta un reddito sufficiente e adeguato.

    Anche al di là della prossima riunione del gruppo di lavoro della Ces sulla protezione sociale, che affronterà questo tema, invitiamo le organizzazioni sindacali affiliate a partecipare al dibattito e a inviare dei contributi, ricordando che il nostro obiettivo è quello di arrivare a una Risoluzione della Ces, che impegni la nostra organizzazione nella lotta contro l’esclusione sociale e la povertà.

    Dicembre 2000
    Traduzione: Franco Salvatori