Lotta all´immigrazione, i quindici cercano un´intesa a Siviglia

21/06/2002







Del 21/6/2002 Sezione: Economia Pag. 4)
ALLARGAMENTO E RIFORMA DEL CONSIGLIO GLI ALTRI DUE DOSSIER
Lotta all´immigrazione I quindici cercano un´intesa a Siviglia
Sulle sanzioni contro i paesi che non collaborano spunta una mediazione che convincerebbe anche Chirac: interventi «solo in casi eccezionali»

Emanuele Novazio
inviato a SIVIGLIA

Anche se le occasioni di contrasto sembrano prevalere su quelle di unità, al vertice Ue che oggi e domani chiuderà la presidenza di turno spagnola, gli europei arrivano all’appuntamento consapevoli che senza un compromesso convincente sul più importante dossier all’ordine del giorno – la lotta all’immigrazione clandestina – la crisi di credibilità fra i cittadini si amplierebbe a dismisura e con esiti potenzialmente devastanti, per istituzioni europee arrivate alla vigilia di appuntamenti decisivi come l’allargamento e le riforme istituzionali indispensabili per garantirlo. Ne è consapevole Josè Maria Aznar, padrone di casa impegnato a contenere al meglio le ricadute politiche dello sciopero generale di ieri contro il suo governo di centro destra: «Lanceremo un chiaro messaggio, vi convinceremo che la lotta all’immigrazione illegale è una priorità», garantisce il premier spagnolo. Ma come altri dossier al centro della due giorni di Siviglia – fra i principali, la riforma del Consiglio europeo e il finanziamento dell’allargamento – anche quello sull’emigrazione vede gli europei divisi. Aznar punta al varo di un pacchetto di misure che «europeizzino» la soluzione del problema. Ma se sulla sorveglianza comune delle frontiere esterne e sulla lotta al traffico di esseri umani non sembrano esserci contrasti fra i partner, forti divergenze restano sulle sanzioni che la presidenza spagnola vorrebbe introdurre nei confronti dei Paesi «di origine e transito» dei clandestini. Il documento messo a punto da Aznar prevede che nei futuri accordi commerciali, di cooperazione e associazione con Paesi extracomunitari sia inserita una «clausola per la gestione comune dei flussi migratori»: nel caso fosse disattesa, l’Ue avrebbe «facoltà di sospendere gli accordi» e «rivedere i crediti già stanziati». Il documento spagnolo ha l’appoggio di Italia e Gran Bretagna. Francia e Svezia guidano il fronte del no, che vede schierati anche Portogallo, Finlandia e Lussemburgo. Fonti svedesi confermavano ieri che «il maggior problema è trovare un giusto equilibrio fra il bastone e la carota perché se si insiste troppo sul bastone l’effetto è controproducente». «Le sanzioni non sono nè utili nè positive», confermano fonti francesi, perché colpiscono i Paesi più poveri e più deboli. Meglio puntare su incentivi che favoriscano la collaborazione dei Paesi d’origine dell’immigrazione clandestina. Un compromesso, sostengono alti funzionari della presidenza spagnola, potrebbe essere trovato definendo le sanzioni «una procedura del tutto eccezionale»: una formula che sarebbe gradita anche a Chirac. Ma, sottolineano le stesse fonti, «il principio va ad ogni costo accolto»: «Dobbiamo essere pronti ad applicarlo in caso di necessità». L’immigrazione non sarà l’unica occasione di confronto. Un altro controverso documento messo a punto dalla presidenza spagnola prevede la revisione del metodo di lavoro del Consiglio dei ministri Ue per aumentarne efficacia e poteri esecutivi; chiede una maggiore visibilità della politica estera e invoca la fine dei veti nazionali col passaggio al voto a maggioranza. Ma soprattutto, come già proposto dal premier britannico Tony Blair, punta all’elezione di un super presidente di turno dell’Unione nella persona di un ex premier o capo di Stato dei 15. Numerose le perplessità: Italia e Germania, in particolare, preferirebbero che il vertice si concentrasse sui metodi di lavoro del Consiglio, consentendo alla Convenzione presieduta da Giscard d’Estaing di svolgere senza condizionamenti il suo lavoro. Spagna e Gran Bretagna premono invece per accellerare i tempi, anche a costo di creare qualche imbarazzo a Giscard. La riforma del Consiglio si intreccia inoltre a quella della Commissione, chiesta a sorpresa da Prodi alla vigilia del vertice: una radicale revisione dei metodi di lavoro con la creazione di un «nucleo duro» di una decina di vice presidenti, un vero collegio esecutivo destinato a sollevare perplessità soprattutto fra i Paesi minori. Infine l’allargamento (dell’agenzia alimentare e di Parma si parlerà soltanto informalmente): «Sono stati compiuti grandi progressi», sostiene Aznar. Ma «molto lavoro» resta da fare per superare l’impasse sul finanziamento. Fra i punti più controversi ancora in sospeso quello degli aiuti diretti agli agricoltori dei nuovi membri: ma se ne riparlerà soltanto dopo le elezioni tedesche (la Germania, contribuente netto dell’Ue, è contraria)
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