Lotta al sommerso priorità europea

21/10/2003



      Martedí 21 Ottobre 2003

      ITALIA-LAVORO

      1- Lotta al sommerso priorità europea
      2- Cresce l’emersione di lavoratori irregolari



      Lotta al sommerso priorità europea

      Occupazione – Da Lussemburgo il Consiglio dei ministri del Welfare rilancia una strategia comune sul lavoro nero


      DAL NOSTRO INVIATO
      LUSSEMBURGO – Impegno comune a intensificare la lotta al lavoro nero e a porre maggiormente in sintonia i sistemi previdenziali europei, adottando un sistema di "coordinamento aperto" che salvaguardi però la competenza dei Governi nazionali. Su questi binari si sono orientati due documenti approvati dal Consiglio dei ministri europei degli Affari sociali, riunito ieri a Lussemburgo. Una risoluzione ha invitato i Paesi europei a individuare «azioni preventive e sanzioni» per favorire la riemersione, creando un ambito giuridico «favorevole alla dichiarazione dell’attività economica e dell’occupazione». Da rafforzare «gli incentivi e la rimozione dei disincentivi per far uscire dal sommerso sia la domanda che l’offerta». «Per la prima volta – ha sottolineato il ministro italiano del Welfare e presidente di turno, Roberto Maroni – il Consiglio affari sociali approva un documento su un tema così importante e delicato. E in Italia sappiamo bene quanto pesante sia la pressione del lavoro non dichiarato, che l’Ocse stima non inferiore al 30 per cento». Gravità del caso italico confermata dal fatto che il documento fa invece riferimento a una media Ue di economia sommersa tra il 7 e il 16% del Pil. La risoluzione chiede di «semplificare le procedure, ridurre i costi ed i vincoli che limitano lo sviluppo e la creazione delle imprese, di rafforzare gli incentivi e rimuovere i disincentivi per uscire dal sommerso, riformando i sistemi fiscali e previdenziali al fine di ridurre le aliquote fiscali marginali effettive e, ove opportuno, l’onere fiscale sui lavoratori a basso reddito».
      I ministri si sono anche impegnati a rafforzare la sorveglianza e ad applicare «adeguate sanzioni», in particolare nei confronti di coloro che organizzano o traggono profitto dal lavoro nero. Dalla riunione a Lussemburgo anche la conferma dell’adozione di un sistema di coordinamento aperto sul terreno previdenziale. I ministri degli Affari sociali hanno ammesso «che la realizzazione di sistemi previdenziali adeguati, sostenibili e moderni è di competenza delle politiche nazionali», ma hanno precisato «che tale processo può essere sostenuto da una cooperazione rafforzata a livello europeo». Una posizione in linea con quella espressa dai leader europei il 16 e 17 ottobre scorso a Bruxelles.
      L’idea è quella di affinare, al pari di quanto già è stato fatto per l’occupazione, una serie di obiettivi – come quello fissato al summit di Barcellona del 2002 che prevede di aumentare di cinque anni l’età lavorativa effettiva entro il 2010 – lasciando però ai Governi piena autonomia nell’organizzazione dei sistemi presidenziali. Esercizio un po’ vago, senza il bastone di parametri e sanzioni? Maroni ha risposto di «no», osservando che si tratta invece del «metodo migliore» per garantire sostenibilità finanziaria e sociale delle riforme. «Imporre solo ed esclusivamente dei target finanziari sarebbe stato più vincolante – ha osservato Maroni – ma avrebbe impedito quella necessaria flessibilità nella riforma dei sistemi che è indispensabile per tenere conto delle esigenze sociali, della diversità delle esperienza dei singoli Paesi e della gradualità delle riforme a discrezione dei singoli Governi». Da Lussemburgo via libera anche alla carta sanitaria europea, a partire dal primo luglio 2004, e a norme per tutelare i lavoratori esposti a onde elettromagnetiche

      ENRICO BRIVIO





      Cresce l’emersione di lavoratori irregolari


      MILANO – Mentre il Consiglio dei ministri dell’occupazione dell’Ue, presieduto da Roberto Maroni, ha deciso di adottare una serie di misure per frenare il fenomeno del lavoro sommerso, su questo fronte buone notizie per l’Italia arrivano dai dati pubblicati da FiscoOggi, il notiziario on line dell’Agenzia delle Entrate. Dall’inizio dell’anno è cresciuto infatti, seppure a ritmo lento, il numero delle aziende e dei lavoratori che hanno deciso di abbandonare il lavoro nero per mettersi in regola. Nel piano straordinario di lotta al sommerso predisposto dall’Agenzia delle entrate sono stati effettuati oltre 8.000 controlli presso le aziende. Di questi 6.271 sono risultati negativi mentre 1.893 positivi. In particolare le posizioni irregolari riscontrate sono state 3.586. In percentuale questo significa che il 23 per cento delle aziende visitate dal fisco operano nel sommerso.
      Di conseguenza il lavoro irregolare in Italia sfiora il 15% degli occupati. Analizzando il dato per macroaree emerge che al Sud la media è del 22,4%, al centro del 15%, al Nordest dell’11,3% e al Nordovest del 10,8 per cento. Il tasso più alto di irregolarità nelle unità di lavoro è in Calabria dove secondo l’Istat il 29,1% dei lavoratori è in nero.