Lotta al sommerso in busta paga

15/02/2005
    Sette
    lunedì 14 febbraio 2005
    pagina 5

      Lotta al sommerso in busta paga
      Le linee guida del welfare per rafforzare gli strumenti per creare la convenienza a emergere. Dai controlli Inps emerge l’ aumento degli autonomi in nero

        Cristina Bartelli

          Nelle zone d’ombra del lavoro sommerso cresce il numero dei lavoratori autonomi che risultano irregolari ai controlli dell’Inps. Ma non solo. Il lavoro sommerso, per confermare l’immagine di un’economia parallela all’ufficiale, soffre dei problemi della concorrenza dei paesi emergenti e si mette in competizione con la delocalizzazione. Infine, nel piano per la lotta al sommerso, predisposto dal ministero del welfare, spunta l’esigenza di una stretta al lavoro straordinario fuori busta, un fenomeno che è presente in aziende comunque regolari.

            Un lavoro nero in trasformazione, dunque, che dopo un rallentamento ha ripreso la sua crescita e il suo giro d’affari e ormai supera i 200 miliardi di euro (si veda articolo nelle pagine successive). La lotta al nero in attesa del provvedimento sulla competitività, passa soprattutto per l’attività dei comitati per l’emersione che, partiti in quasi tutto il territorio nazionale, hanno sviluppato una strategia premiale delle aziende emerse e di sostegno ai progetti di regolarizzazione attraverso accordi con le parti sociali.

              Il piano contro il sommerso

                Il governo ci riprova, e dopo la legge 383/01 che prevedeva degli sgravi per le imprese che avessero intrapreso la strada dell’emersione potrebbe inserire nel provvedimento sulla competitività delle nuove misure per contrastare il fenomeno dell’economia sommersa (si veda box in pagina). Ma funziona davvero? Un giudizio severo è quello di Rosario De Luca, membro del consiglio nazionale dei consulenti del lavoro: ´I provvedimenti legislativi emanati in passato per combattere il fenomeno del sommerso hanno dimostrato tutta la loro inefficacia’, dichiara De Luca, ´la legge 383/01, nonostante una pressante campagna di stampa, non ha dato i risultati sperati’. Secondo i dati del consiglio infatti in tutta Italia poco più di 1.500 aziende hanno fatto ricorso alle opportunità previste da questo strumento legislativo. ´La spiegazione’, commenta De Luca, ´risiede nel fatto che il testo di legge è stato più volte rimaneggiato nel tentativo di stemperare la sua iniziale connotazione di provvedimento di sola natura fiscale e di vestirlo, invece, di tutte le caratteristiche necessarie per la gestione dei rapporti di lavoro dei
                lavoratori emersi’.

                  L’evoluzione del fenomeno e le iniziative del comitato

                    La concorrenza cinese anche per il lavoro sommerso. Le produzioni in concorrenza con i mercati internazionale, infatti, risentono della forte crescita dei paesi emergenti e soffrono delle scelte di delocalizzazione. Sembrerebbe un paradosso ma ´la forte crescita dei paesi emergenti’, racconta a ItaliaOggi Sette Luca Meldolesi, presidente del comitato nazionale per l’emersione del lavoro irregolare, ´spiazza le piccole imprese e a maggior ragione l’eventuale sommerso a esso collegato. Per esempio la produzione di cravatte in nero che si concentrava nel tacco di Italia a quanto sembra è stata delocalizzata in Albania’. La situazione cambia e si può parlare invece di un lavoro nero più tradizionalista quando si passa a produzioni che non risentono della concorrenza dei mercati di questi paesi emergenti. ´In settori come l’edilizia il fenomeno è pressoché immutato’, racconta Meldolesi; un altro settore in cui è presente il fenomeno del lavoro nero è quello dei servizi di assistenza alle persone, ´sono sempre più numerosi i casi di colf e badanti che sfruttano la possibilità di entrare in Italia tramite il lavoro nero e solo successivamente intraprendono la strada della regolarizzazione’, precisa Meldolesi.

                      Sono queste dunque le diverse sfaccettature del fenomeno ma per il futuro? Avvisi comuni che premino le imprese regolari. Si muove lungo questa direzione l’operato del comitato nazionale dell’emersione (www.emersionelavorononregolare.it). ´L’idea che si vuole sviluppare’, spiega Luca Meldolesi, ´è quella di favorire una premialità di settore e bilaterale, ci sono già dei tentativi ben riusciti nel settore dell’edilizia, dove abbiamo firmato un avviso comune’.

                        I dati delle verifiche Inps

                          Lavoratori in nero in calo nelle imprese ma aumento degli autonomi irregolari. È questo in sintesi il risultato dell’attività 2004 delle verifiche e delle ispezioni condotte dall’Istituto nazionale di previdenza sociale (Inps). L’obiettivo del piano straordinario contro il lavoro irregolare ha fatto sì che fossero scoperti, nel 2004, 32.523 lavoratori autonomi sconosciuti all’Inps mentre la cifra concernente le imprese è di 5.786 realtà per un totale di 38.309 soggetti. Nel 2003 invece sono risultati sconosciuti 8.481 aziende e 18.950 lavoratori autonomi.

                            Nel 2004, dunque, l’applicazione di uno specifico piano straordinario ha consentito di individuare un numero di lavoratori autonomi irregolari quasi doppio rispetto a quello del 2003 mentre, sempre come effetto dello stesso piano, è da leggere la contrazione di 2. 695 aziende in nero rispetto al 2003. Si è passati, infatti, da 8.481 aziende, nel 2003, alle 5.786 del 2004.

                              In linea generale, la campagna controlli 2004 dell’Istituto di previdenza ha visto una flessione del 2% nel numero di ispezioni effettuate mentre le verifiche hanno consentito di scovare 108.244 aziende irregolari rispetto alle 90 mila del 2003, con un aumento del 20%; la percentuale di aziende irregolari, visitate dagli ispettori, è stata del 75% nel 2004, un più 14% rispetto al 61% del 2003. Ridotti anche i tempi medi dei controlli passati da 18 giorni a 14. Stesso indice positivo per le aziende in nero e il numero dei lavoratori autonomi non iscritti, più 40% lo scostamento 2004-2003, dai 27.431 si è passati ai 38.309. Un indice negativo è rappresentato dalla differenza percentuale, meno 28%, dei lavoratori irregolari nelle imprese, da 111.484 scoperti nel 2003 ai 79.949 del 2004. ´La diminuzione’, si legge nella relazione sull’attività di vigilanza, ´riscontrata nei lavoratori irregolari è da attribuire principalmente alle nuove linee strategiche che hanno privilegiato l’incremento degli importi accertati, e al minor numero di aziende individuate in nero’. Il valore degli accertamenti ha toccato il tetto di 1.500 milioni. (riproduzione riservata)