L’ostacolo di Dini sulla strada della Finanziaria

05/11/2007
    giovedì 1 novembre 2007

      Pagina 9 – Economia

        Sulla strada della Finanziaria
        appare l’ostacolo di Dini

          «Non voteremo alcun emendamento sui precari». Oggi termina il lavoro in commissione, da lunedì in aula al Senato

            di Bianca Di Giovanni / Roma

            MINE Lamberto Dini non disinnesca la mina. Anzi: a poche ore dal varo della manovra da parte della commissione Bilancio in Senato, l’ex premier avverte: i liberaldemocratici mantengono il loro «no» sull’emendamento concordato l’altroieri che stabilizza i precari della pubblica amministrazione. Al leader della nuova formazione non è bastato un faccia-a-faccia con Romano prodi per deporre le armi: i centristi puntano i piedi. «Confermo il nostro parere negativo sui precari – dichiara Dini ai microfoni del Tg1 – vedo difficoltà nell’ approvazione di emendamenti che vengono dall’ estrema sinistra e che tendono ad aumentare la spesa pubblica».

            Così in pochi minuti si polverizza il clima positivo che in un incontro a metà giornata il portavoce Silvio Sircana aveva tentato di iniettare nella coalizione. Aveva parlato di «cento buone notizie» da comunicare su una Finanziaria che redistribuisce. Ma la «pax» di Sircana è durata poco tempo. I socialisti si sono impuntati sul loro «pacchetto», che include l’aumento delle rendite finanziarie per finanziare l’assegno di disoccupazione ai precari (400 euro). Oppure la destinazione dell’8 per mille inoptato alla costruzione di case popolari. I socialisti sono intenzionati a presentare le proposte in Aula: nessun ritiro. Così a Palazzo Madama si prospetta per la prossima settimana un altro match: per questo l’Unione ha chiesto al premier e al ministro Tommaso Padoa-Schioppa di garantire la loro presenza. Da lunedì inizierà il confronto: andrà al voto la pregiudiziale di costituzionalità depositata ieri da Roberto Calderoli.

            In serata è arrivato in commissione l’ok della Ragioneria generale sul «pacchetto» fiscale presentato dal relatore Giovanni Legnini. Il pacchetto prevede una serie di misure dallo sconto Ici prima casa senza tetto (salta il limite di reddito di 50mila euro e vengono escluse dal beneficio solo case signorili, ville e castelli) all’ aumento del 10% del massimo detraibile per i mutui prima casa; dalle detrazioni per gli asili nido, al nuovo “riccometro” a prova di furbi, alla regionalizzazione dell’Irap. Non solo, secondo i conti della relazione tecnica che accompagna il pacchetto, tra entrate (266,7 milioni di euro) e uscite (250,28), c’ è un saldo positivo di 16,42 milioni di euro. Ieri sera era ancora aperta però la partita sul ticket della diagnostica. per eliminarlo servono circa 830 milioni, ma le coperture non sono state tutte reperite. Anzi, alcune voci indicate sono saltate all’ultimo minuto, come le dotazioni per gli organi costituzionali. Erano state tagliate, ma poi sono rispuntate, per un mancato risparmio di 46 milioni. Insomma, i risparmi dai palazzi della politica non arrivano. Alcune eccezioni erano previste (da quanto si apprende, avrebbero riguardato il Colle) e veniva sottolineato come il rispetto di queste misure sarebbe stato adottato in autonomia dalle singole istituzioni. I numeri erano però precisi e stavano lì a segnalare una possibile interferenza con le prerogative di indipendenza dei vertici istituzionali del Paese.

            Le tre più alte cariche dello Stato hanno quindi risposto con orgogliose note ufficiali in cui accanto alla disponibilità a risparmiare, anche se non nella misura prevista, c’ era un cortese ma fermo rifiuto di imposizioni. Così è sfumato tutto. Il sottosegretario ai rapporti con il Parlamento Giampaolo D’Andrea comunque assicura: l’abolizione del ticket è un impegno del governo, ci sarà. Si tratta solo di trovare le coperture giuste.

            Rifondazione comunista fa il controcanto a Dini, e difende la stabilizzazione dei precari della pubblica amministrazione, così come il credito d’imposta automatico per nuove assunzioni a sud. Sono queste le prime «buone notizie» che il gruppo del Prc al Senato annuncia di aver già ottenuto, insieme all’abolizione degli «odiosi» ticket sulla diagnostica e alla riduzione dell’ Ici sulla prima casa. Sul fronte opposto Natale D’Amico considera la misura sui precari pubblici «contro la meritocrazia» e insiste per un suo ritiro. Quella misura costa 47,381 milioni di euro a partire dall’anno 2008. Il Pd parla di buone notizie sul fronte ambientale, con l’ok a un emendamento Ronchi e Ferrante sulla rinnovabili.