Los Cabos – Riunione dei sindacati del G20

A cura di: Leopoldo Tartaglia
17 giugno: aperta a Los Cabos la riunione dei sindacati del G20
Alla vigilia del vertice dei Capi di Stato e di Governo del G20, che si apre oggi (18 giugno) a Los Cabos, Baia di California, Messico, i rappresentanti dei sindacati dei 20 paesi, riuniti dalla Confederazione Internazionale dei Sindacati (CSI-ITUC) e dal TUAC (Comitato consultivo sindacale presso l’OCSE) hanno aperto il loro L20, incontrando alcune delle principali organizzazioni internazionali, il governo messicano, ospite e presidente del vertice, e i primi ministri giapponese e australiano.

Al centro della posizione sindacale, il documento già inviato a tutti i partecipanti al vertice che chiede un sostanziale cambiamento nelle politiche economiche e sociali globali, puntando su una crescita trainata dalle politiche per la creazione di posti di lavoro (vedi allegato).

Pur dai diversi punti di vista delle Organizzazioni che rappresentano, Christine Lagarde (FMI), Juan Somavia (OIL), Pascal Lamy (OMC) e Angel Gurria (OCSE) hanno tutti sottolineato che, dal precedente vertice G20 di Cannes, la situazione dell’economia globale è ulteriormente peggiorata. La crisi ha tuttora il suo epicentro nell’eurozona (come a Cannes, peraltro, le attenzioni sono puntate sulla situazione greca, oggi le nuove elezioni politiche appena concluse), dove le politica di austerità ha portato diversi paesi alla recessione e anche la “locomotiva” tedesca si è fermata; ma, di conseguenza, anche le economie emergenti hanno perso slancio, riducendo i loro tassi di crescita.

Anche su molte delle possibili soluzioni e azioni le Organizzazioni internazionali sembrano concordare: maggiore coordinamento delle politiche economiche tra i paesi del G20; regolazione del sistema finanziario e suo ritorno al sostegno creditizio all’economia reale; politiche che affianchino al consolidamento fiscale investimenti pubblici nelle infrastrutture, nella tecnologia, nell’economia “verde” e nella formazione; misure immediate a favore dell’occupazione, in particolare giovanile; maggiore spesa globale nella protezione sociale, implementando la protezione sociale di base (Social protection floor) sulla quale la Conferenza Internazionale del Lavoro dell’OIL ha appena approvato una Raccomandazione.

Tuttavia, quando dalle affermazioni generali si passa ad indicazioni più concrete, se si fa eccezione per l’OIL, le “ricette” delle altre Organizzazioni, in particolare sul mercato del lavoro, non si discostano sensibilmente da quanto predicato e praticato, negli scorsi 20 anni, in termini di maggiore flessibilità del mercato del lavoro, riproponendo (Lagarde) la necessità di ridurre le protezioni nei mercati del lavoro “troppo rigidi” per dare qualche protezione alla massa di giovani ovunque in preda alla massima precarietà.

Così – come hanno rilevato il segretario generale dell’ITUC, Sharan Burrow, quello della CES, Bernadette Segol, quello del TUAC, John Evans, e i rappresentanti di tutti i sindacati presenti – mentre, nei documenti, si afferma il ruolo del sindacato e si conferma che la crescita delle diseguaglianze è stata una delle maggiori ragioni della crisi finanziaria, impedendo la capacità di acquisto da parte dei lavoratori e della “classe media”, molte delle ricette proposte riaffermano la vecchia strada della riduzione dei salari, dell’attacco al lavoro pubblico, dell’indebolimento del sindacato che ci hanno esattamente portato all’attuale situazione.

Il sindacato cerca comunque di valorizzare gli avanzamenti che molte delle posizioni delle Organizzazioni multilaterali segnalano, almeno nei documenti, e spinge perché alcuni impegni siano confermati, implementati e monitorati nell’ambito del processo G20.

Dal vertice dei ministri del lavoro del G20, tenutosi a Guadalajara il mese scorso, sono emerse alcune indicazioni generali sull’occupazione giovanile che potrebbero rappresentare, quantomeno, una maggiore consapevolezza dei governi verso la necessità di interventi coordinati per creare posti di lavoro, per aumentare la formazione e la qualificazione dei giovani, per evitare espulsioni di massa dalle imprese e dal mercato del lavoro, per favorire processi di apprendistato e ricercare una migliore qualità del lavoro. E’ importante, quindi, che il G20, anche con la prossima presidenza russa, confermi il mandato alla task force sull’occupazione e ne allarghi lo scopo anche al monitoraggio delle azioni realmente intraprese e dei loro risultati. Analoga verifica il G20 dovrebbe attuare sull’implementazione degli “zoccoli” di protezione sociale nei diversi paesi, come unanimemente deliberato in sede OIL.

Per quanto riguarda i mercati finanziari, il Direttore del FMI, Largade, ha confermato lo scetticismo della sua organizzazione sulla Tassa sulle Transazioni Finanziarie, alla quale preferirebbe una Tassa sulle attività finanziarie, di cui sarebbe più chiara, secondo il FMI, la base imponibile e i soggetti che dovrebbero esserne colpiti. Anche in questo caso, il sindacato spinge perché le divisioni tra i governi del G20 e le diverse posizioni di alcune istituzioni multilaterali non finiscano, ancora una volta, con un nulla di fatto su uno strumento che avrebbe il doppio significato di cominciare a limitare la piena libertà speculativa della finanza e di raccogliere importanti risorse utilizzabili sul piano globale per politiche di sviluppo sostenibile, lavoro dignitoso e verde, sostegno al Social Protection Floor.

Sharan Burrow, arrivata da Rio, dove ha partecipato all’assemblea sindacale e alle prime iniziative della Cupola dos Povos in vista della Conferenza Onu “Rio + 20”, ha sottolineato come il movimento sindacale internazionale stia sostenendo gli stessi obiettivi in questi due vertici, chiedendo al G20, a tutti i governi, alle Organizzazioni internazionali di agire presto e coerentemente per affrontare la qualità della sviluppo, la sfida ineludibile del cambiamento climatico, la creazione di lavoro dignitoso e “verde”.

Scelte che sono strettamente legate alla difesa e affermazione stessa della democrazia, di fronte al crescere della disillusione e dell’allontanamento delle persone dalla politica e dalle istituzioni, come dimostrato anche dalla prima indagine globale promossa dall’ITUC in13 paesi (10 dei quali del G20), i cui risultati sono stati diffusi il 12 giugno scorso.