L’orgoglio delle coop contro i tagli del governo

08/04/2011

Se il mondo delle cooperative ha subito meno degli altri i contraccolpi della crisi, chiudendo con una notevole crescita di fatturato e occupazione gli ultimi 4 anni, è anche vero che la situazione non è affatto rosea. Sono certamente positivi i dati forniti dal presidente Giuliano Poletti al congresso di Legacoop in corso a Roma – produzione +12% e occupazione +9,3% nel 2007-2010 – ma mostrano un netto rallentamento se ci concentriamo solo sul biennio 2009/2010: +2% la produzione, -0,2% l’occupazione. E che le cose – non solo nelle coop ma nel nostro Paese – non stanno migliorando, ce lo dice un significativo osservatorio sui portafogli degli italiani: la Coop, intesa questa volta come la catena di super e ipermercati. Il presidente della Coop consumatori Nordest Marco Pedroni spiega che negli ipermercati i consumi alimentari hanno subito un calo «del 3-4% nei primi mesi del 2011, per noi i più duri dall’inizio della crisi». Non si scherza. E attenzione, perché non stiamo parlando di abbigliamento o prodotti tecnologici, il calo di un 3-4% per gli alimentari – spiega lo stesso Pedroni – è un dato pesante. E Coop Nordest non è certo piccolina: tra le regioni più ricche d’Italia – dal Friuli al Veneto all’Emilia, fino agli ipermercati siciliani – 570 mila soci e 4500 dipendenti, oltre un miliardo e 100 milioni di fatturato annuo. Una «potenza» – come tutte le Coop d’Italia – che deve continuamente riposizionarsi sul mercato e individuare le esigenze dei consumatori. «Già da prima della crisi – spiega Pedroni – chi fa la spesa si è spostato su consumi più razionali: promozioni,minori quantità, prodotti a marchio del
supermercato invece dei brand pubblicizzati. Il 70% delle persone che comprano da noi sono nostri soci, quindi dobbiamo stare attenti alla qualità e a offrire acquisti intelligenti: abbiamo così concentrato le promozioni su beni come pasta, olio, pane, e preferito ridurre gli utili pur di continuare a investire ». Il governo, però, non aiuta. «Vorremmo che non attaccassero la più grossa catena di distribuzione italiana – dice il presidente di Coop Nordest – Il 97% di carne bovina che vendiamo è italiana, come la quasi totalità del latte, e abbiamo le più alte percentuali rispetto agli altri gruppi nell’ortofrutta. Dovrebbero trattare meglio chi valorizza i prodotti e i produttori italiani. La Federdistribuzione, che associa le catene nostre concorrenti, ha presentato ricorso alla Ue contro nostri presunti aiuti di Stato. Per fortuna né Prodi, nè Tremonti sostanzialmente, hanno raccolto quell’appello: vorrei far notare che Berlusconi nel 2005 ha già varato un regime fiscale più pesante nei nostri confronti che certo non è invidiato dai nostri concorrenti». Un orgoglio per l’appartenenza al mondo cooperativo che si legge anche nelle parole di un’altra partecipante al Congresso, Paola Menetti, presidente di Legacoopsociali, ovvero tutto quel mondo di cooperative sociali e di servizi che integrano, con la loro preziosa presenza, il nostro traballante e spesso lacuno sowelfare. Bolognesissima, Paola si è formata negli anni della contestazione, che lei ha declinato soprattutto nella chiave della solidarietà e della cooperazione: «All’inizio cercavo solo un lavoro,ma poi sono diventata operatrice di base in una cooperativa che forniva assistenza a bimbi e adulti libici che venivano a curarsi a Bologna. Poi sono diventata assistente domiciliare, dopo ancorami sono occupata di disabili». Legacoopsociali associa 2250 cooperative nel Paese, dà lavoro a 100 mila addetti, offre assistenza a un bacino di 1.700.000 persone: dall’inserimento lavorativo per le categorie «svantaggiate » (disabili, detenuti, malati psichici), all’assistenza sociale, sanitaria, educativa.
«Abbiamo avvertito la crisi nel 2010, eccome – riprende Menetti – L’abbiamo affrontata con la cassa in deroga per non licenziare, ma soprattutto nel Sud abbiamo dovuto ridurre o tagliare servizi. E per il 2011-2012 non vedo ripresa». «Ma non è solo colpa della crisi – conclude – I tagli del governo ci fanno male: restaurino il Fondo politiche sociali, che era già basso, e definiscano i livelli essenziali». Ma la cooperazione è anche produzione, costruzione: aziende edili, metalmeccaniche, alimentari. Ce ne parla Carmelo Rollo, presidente di Legacoop Puglia: 600 imprese aderenti, 16.700 dipendenti. Uno dei problemi che al momento più affligge il settore edile è ilmeccanismo delle gare almassimo ribasso: «Abbiamo fatto incontri con l’Ance e documenti indirizzati al governo, ma questo punto non cambia. Prendiamo il caso del teatro Piccinni di Bari, dove si sono aggiudicati la gara con il 54% di ribasso, e noi siamoarrivati diciottesimi. Come fai a non tagliare le retribuzioni dei lavoratori se vinci dimezzando i costi?». Del tema massimo ribasso le coop pugliesi hanno parlato anche con il «rosso» governatore Vendola e la sua giunta, ma anche su quel fronte si nicchia: «Ci hanno risposto che non possono eliminare il massimo ribasso, perché assicurerebbe loro maggiore trasparenza». E purtroppo la giunta «rossa» ha dovuto tagliare anche sui bandi edili, come sulle coop sociali: «Però bisogna dire che nel suo primo quinquennato – riprende Rollo – Vendola ha praticamente creato questo ambito, gli asili pubblici prima era come se non esistessero ». Altro nodo, le coop agricole, assediate dalla contraffazione di olio, pomodori, formaggi: «Servirebbero leggi di sostegno ai produttori locali».