L’orario ridotto salva i posti

15/02/2010

Lavorare meno per lavorare tutti. È questa la ricetta anticrisi di molte aziende che per salvare i propri addetti scelgono la strada dei contratti di solidarietà.
Come l’agenzia interinale Ali. «Abbiamo resistito per tutto il 2009 – racconta l`amministratore delegato Antonio Lombardi -, ma adesso siamo arrivati a un bivio: chiudere alcune filiali o difendere i posti di lavoro, chiedendo a tutti un sacrificio in busta paga». La scelta è caduta sulla seconda opzione: da pochi giorni ai 2oo dipendenti di Ali si applica il contratto di solidarietà, con una riduzione del 25% del tempo passato in ufficio, due ore in meno al giorno per un anno e un taglio di stipendio di circa il 12 per cento.
Una soluzione che alla Tenax di Lecco ha portato buoni frutti. «Siamo stati tra i primi a utilizzare i contratti di solidarietà- spiega Giulio De Giuseppe, direttore del personale dell’azienda che produce reti in plastica -: a inizio 2009 avevamo una trentina di esuberi, siamo riusciti a salvarne venti riducendo l’orario per un centinaio di addetti». A un anno di distanza la Tenax è pronta a ripartire:
«Abbiamo risolto le difficoltà finanziarie – aggiunge De Giuseppe – e tutti i dipendenti torneranno full-time: i contratti di solidarietà ci hanno permesso di ridurre i costi di gestione, con un disagio organizzativo minimo. Potevamo optare per la cassa integrazione, ma in questo modo abbiamo consentito a tutti di lavorare, con effetti positivi sulla motivazione del personale».
Dal tessile al commercio, dalla siderurgia al turismo, sono 18oo circa le pratiche arrivate nel 2009 sui tavoli del ministero del Lavoro, il triplo rispetto al 2008. Una corsa che prosegue anche quest`anno: a gennaio sono state inviate quasi il 30% di domande in più rispetto a dicembre. I lavoratori coinvolti sono diverse migliaia: nel terziario la Filcams-Cgil ne ha censiti quasi 1omila ed è massiccia l`adesione anche nel settore della ceramica (circa 4mila addetti).
Due le formule utilizzabili: i contratti di solidarietà di tipo A, che si applicano alle aziende di grandi dimensioni incluse nell’alveo della cassa integrazione straordinaria e quelli di tipo B, previsti per le piccole imprese artigiane e per quelle prive di altri ammortizzatori sociali.
Le società autorizzate dal ministero del Lavoro possono tagliare fino al 6o% dell`orario, risparmiando sui costi, mentre il personale conserva il posto e intasca un rimborso parziale dall’Inps per le ore non lavorate.
Nei contratti di tipo B si tratta del 25% della retribuzione persa (che può arrivare al 50%). Migliore il trattamento per chi applica i contratti di tipo A: i dipendenti possono riavere il 60% dello stipendio, elevato all’80% inbvia sperimentale per il 2009 e 2010.
Ma non mancano le critiche. «I lavoratori – osserva Cristian Sesena della Filcams-Cgil nazionale – hanno comunque dei disagi legati alla difficoltà di dover gestire nuovi ritmi di lavoro. Senza contare che il taglio delle ore riduce non solo lo stipendio, ma anche le ferie, il Tfr e la tredicesima, mentre lascia inalterata la contribuzione ai fini pensionistici» .
C`è poi la questione dei ritardi registrati da alcune imprese per ottenere il via libera dal ministero del Lavoro (vedi articolo a fianco). Le domande in crescita vertiginosa hanno infatti ingolfato la macchina burocratica: per questo il Welfare ha cercato di correre ai ripari, semplificando certe modalità operative e rendendo più agevole il calcolo della riduzione di orario.