L`ombra dello sciopero sul Primo Maggio

28/04/2011


Primo maggio di lavoro. A Milano come a Firenze, nella città del centrodestra di Letizia Moratti come nel capoluogo toscano del rottamatore Matteo Renzi. Va avanti da mesi e non è ancora finita la polemica sulla libertà di shopping che fatti due conti vale più o meno 30 milioni di euro nei soli centri storici di Milano, Monza, Firenze e Torino, secondo i calcoli della Camera di Commercio di Monza e Brianza. Il sindaco di Milano che ha firmato il via libera all`apertura dei negozi pure nel doppio giorno di festa – dei lavoratori e domenica – giustifica la sua scelta e attacca chi l`attacca: «Siamo in un momento di crisi economica. E` giusto lasciare libertà di apertura. Ma se la libertà della sinistra sono i negozi chiusi, non siamo messi bene». Contro l`ipotesi delle Saracinesche aperte il sindacato, dalla Cgil alla Cisl, è pronto allo sciopero proprio il 1° Maggio. Onorio Rosati, segretario generale della Camera del Lavoro, fa il sarcastico contro il sindaco: «Meno male che Letizia Moratti si è accorta della crisi economica.
Ma il problema vero è quello dei lavoratori che non hanno soldi da spendere perchè i salari sono troppo bassi». Carlo Sangalli, presidente di Confcommercio, si schiera con il sindaco: «No alle polemiche ideologiche». Se a Milano si litiga, altrove pure. Al punto che Sergio Chiamparino, il sindaco di Torino qui nella veste di segretario nazionale dell`Anci, è pronto a promuovere una riunione con i sindacati: «Il mondo non è più quello di una volta. Sempre di più i tempi lavorativi scorreranno sull`arco dei sette giorni. Bisogna che tutti se ne rendano conto. Oramai c`è una competizione globale, le abitudini di vita e di consumo si stanno modificando. Non tutte le città possono essere trattate allo stesso modo: ci sono le città turistiche, o quelle che vivono eventi particolari come Italia 150». Ma pure a Firenze come a Milano Cgil Cisl e Uil hanno scritto una lettera al sindaco Matteo Renzi perchè cambi idea: «Non c`è uno scontro tra arcaici conservatori da un lato e sprovveduti modernisti dall`altro. Se i negozi rimangono aperti facciamo sciopero». Il sindaco Reni apre un altro fronte e chiede al ministro del Turismo Michela Brambilla di non sprangare gli Uffizi: «Il governo chiacchieri di meno e faccia di più». Se molti negozi rimarranno aperti – anche a Genova e Bologna – il dibattito non è chiuso. Susanna Camusso segretaria nazionale della Cgil era stata la prima a polemizzare: «Lo shopping non è un servizio di pubblica utilità. I valori non sono tutti monetizzabili». Da Milano, l`assessore alle Attività
produttive Giovanni Terzi risponde per le rime: «Possiamo lasciare liberi i negozianti di tenere aperti grazie alle liberalizzazioni introdotte da Pierluigi Bersani, ministro per lo Sviluppo Eeconomico prima di diventare segretario del Pd». Sempre di più i tempi lavorativi scorrono sull`arco dei 7 giorni Bisogna che tutti se ne rendano conto Sergio Chiamparino sindaco di Torino e presidente Anci