Lombardia: Mutue per la vecchiai

22/11/2001


Cronaca di Milano



REGI0NE

Mutue per la vecchiaia

I sindacati: «Sì, se inserite nei contratti integrativi»

La Cgil: dove sono state introdotte queste forme comunque non hanno funzionato

      Mutue per la vecchiaia? «Se ne può parlare. Magari inserendole nei contratti integrativi delle aziende». La prima reazione all’annuncio delle future polizze «geriatriche» è di Walter Galbusera, il segretario generale della Uil. L’altro giorno il presidente Roberto Formigoni ha chiarito le intenzioni della Regione riguardo alle mutue «lombarde» che hanno fatto la loro comparsa nel documento di indirizzo socio sanitario del Pirellone. Polizze ad adesione volontaria, ha detto Formigoni, destinate a coprire l’assistenza domiciliare o le rette delle case di riposo nella quota non finanziata dal servizio sanitario nazionale. Galbusera, come del resto Susanna Camusso, segretario generale della Cgil, sollevano dubbi soprattutto sulla possibilità che mutue del genere possano funzionare se sono su base volontaria. «Io credo – riflette Galbusera – che una possibile tassa destinata a garantire una vecchiaia sicura, non sarebbe improponibile per i cittadini. Ma se non si vuole percorrere questa strada, allora l’assicurazione deve rispondere a due requisiti: essere finanziata in modo sia adeguato che continuativo. Siamo sicuri che basti l’apporto di chi decide di aderire?». L’idea, dunque, è che «le assicurazioni diventino una parte della contrattazione integrative delle aziende. Con la garanzia dell’impegno diretto della Regione e magari enti bilaterali per la gestione».
      Più scettica Susanna Camusso. «Le mutue volontarie, dove sono state introdotte, non hanno avuto successo. Ma qui si gioca sul fatto che man mano diminuiscono le prestazioni offerte dal servizio sanitario nazionale, sempre più difficile sarà non iscriversi a queste mutue». Il riferimento è ai «Lea», i livelli essenziali di assistenza che stanno per essere varati dal governo: il 30 novembre, salvo slittamenti, si saprà cosa la sanità pubblica continuerà a garantire e cosa no. Camusso pone anche il problema dei controlli: «Più ci si allontana da un servizio sanitario pubblico, più difficili diventano i controlli su qualità e quantità dei servizi». Un problema sollevato anche dal Verde Carlo Monguzzi: «Ma in questi anni i nuclei regionali di controllo cosa hanno fatto? Ci hanno assicurato che nel 1999 hanno controllato 100mila cartelle cliniche su 1.600.000, ma quanti miliardi per ricoveri inutili o non appropriati o fatturati male sono stati recuperati? Sembra 30 su 8.000 miliardi di spesa ospedaliera e nulla su 1.600 di spesa ambulatoriale».
M. Cre.


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