Lombardia: a rischio 60mila posti di lavoro

26/01/2006
    giovedì 26 gennaio 2006

    Pagina 14 – Economia & Lavoro

    Lombardia, a rischio 60mila posti di lavoro

      Il congresso della Cgil: proporremo uno sciopero generale regionale

        di Giampiero Rossi

          «Riprogettare il paese». È l’ambizioso obiettivo sul quale la Cgil si sta misurando nell’ambito dell’intensa stagione congressuale che culminerà a Rimini, all’inizio di marzo. In queste ultime settimane, categorie, Camere del lavoro e strutture territoriali hanno già avviato la più grande «macchina democratica» esistente in Italia, dal momento che alla discussione partecipano complessivamente cinque milioni e mezzo di persone.

            Ieri, a Mantova, è iniziato il congresso della Lombardia, prima regione a riunirsi, ma anche punto di riferimento rappresentativo con i suoi oltre 903.054 iscritti (5.168 in più rispetto al 2004) che consentono alla segretaria generale Susanna Camusso di affermare che «ormai in Lombardia la Cgil rappresenta un cittadino su dieci, che diventano due su dieci se si sommano anche gli iscritti di Cisl e Uil». Anche per questo il dibattito dei 642 delegati lombardi è un’interessante anteprima di quello nazionale. Infatti un’ampia parte della relazione di apertura è stata dedicata allo scenario italiano. E da questo punto di vista, secondo Susanna Camusso, riprogettare significa «partire dal giudizio di profonda crisi dell’assetto industriale, dalla necessità di recuperare risorse per lo sviluppo, conoscendo il profondo degrado morale e istituzionale del paese, l’irresponsabilità trasformata in governo».

              Una bocciatura pesante che prelude, però, all’indicazione di un percorso possibile per la riprogettazione del paese. Proposte che il sindacato avanza al governo che verrà. «Il patto fiscale è la chiave fondamentale del nostro progetto – è il primo punto toccato – è una risposta che non guarda solo ai conti e al risanamento ma al ripristino delle radici etiche e di uguaglianza». Sarebbe, cioè, il fondamento di un nuovo patto di cittadinanza, abbinato a un welfare inteso come motore potente di sviluppo e di riequilibrio dei poteri che un governo «devoluzionista» a parole ha invece straordinariamente accentrato. L’altro passaggio fondamentale riguarda la politica contrattuale. «Per la Cgil – scandisce Susanna Camusso – il contratto collettivo di lavoro è lo strumento universale e indispensabile per la difesa e l’incremento del potere d’acquisto delle retribuzioni e per riaffermare il principio di pari diritti su tutto il territorio nazionale». Il che non esclude «la giusta difesa della contrattazione di secondo livello» e neanche un ragionamento sulla «contrattazione territoriale confederale».

                Per riprogettare l’Italia, però, bisogna «ripensare anche la Lombardia», una regione un tempo locomotiva economica e oggi alle prese con una crisi pesante che mette a rischio oltre 60mila posti di lavoro. Il governatore Roberto Formigoni si è finora dimostrato sordo a qualsiasi proposta o richiesta di confronto avanzata dai sindacati. Per questo, adesso, Susanna Camusso propone a Cisl e Uil uno sciopero generale regionale. E anche nel capoluogo lombardo il sindacato sfida il centrodestra. Il candidato sindaco Letizia Moratti lancia l’ipotesi di un nuovo Patto per Milano, ma come spiega il segretario della Camera del lavoro, Onorio Rosati, «la Cgil, ma anche Cisl e Uil, ha detto no grazie».