L’offensiva dei Ds verso Epifani

09/04/2003


              mercoledì 9 Aprile 2003


              L’offensiva dei Ds verso Epifani
              Affondo dei dalemiani sulla Cgil. L’altolà sul contratto dei meccanici è interpretato come la conferma della linea intrapresa da Cofferati. E quindi come un atto politico favorevole ai progetti del presidente di Aprile. Perciò si rimprovera al segretario anche il faccia a faccia in programma domenica nel Mugello. Intanto vengono smentite ipotesi di un nuovo quotidiano: Fassino lavora a un settimanale. E alla ricerca di un po’ di autonomia
              C. ROS.
              ROMA
              Il problema della maggioranza dei Ds va al di là del semplice nome e cognome di Sergio Cofferati e della sua leadership: si chiama più precisamente Cgil. L’azione del sindacato di Corso Italia, infatti, è vissuta da una parte dei dirigenti della Quercia come il vero ostacolo al «riformismo» che servirebbe per allargare i consensi elettorali per battere Berlusconi e la sua maggioranza. E insieme come un forte sostegno al ruolo politico di Cofferati. Ieri ne ha parlato la segreteria e oggi dovrebbe farlo la riunione dei deputati e i senatori della maggioranza. Oltre a questo sono all’ordine del giorno altri tre problemi: la linea editoriale dell’Unità, che lascia sempre più insoddisfatto il vertice del Botteghino, il referendum sull’articolo 18 e il previsto faccia a faccia tra Fassino e Cofferati domenica nel Mugello.

              In cima alle preoccupazioni restano la Cgil e Cofferati. Il fatto che il sindacato ieri abbia pronunciato un altolà sul contratto dei meccanici (leggi a fianco) è vissuto come ennesimo elemento di rottura con Cisl e Uil. E invece la strategia della maggioranza diessina punta sull’unità a tutti i costi. I dalamiani in particolare sono molto impegnati su questo fronte. Anche perché il solco sembra destinato ad approfondirsi, dato che rischia di rivelarsi illusoria l’idea che la Cgil non prenda posizione sul referendum per l’estensione dell’articolo 18. Dal direttivo della prima settimana di maggio è infatti probabile che esca una presa di posizione per il sì, pur all’insegna dell’esigenza di giungere (ma non in questa legislatura) a una legge per unire quel che il referendum rischia di dividere a sinistra.

              Un altro strappo della Cgil è poi visto come l’ennesimo assist nei confronti di Cofferati. Da questo punto di vista nella segreteria di ieri non sarebbe mancate osservazioni critiche nei confronti di Fassino, troppo solerte ad accettare l’invito al confronto con il copresidente di Aprile. Le ricostruzioni ufficiali raccontano di una segreteria in cui si è fatta una valutazione positiva delle assise di Milano, da cui Cofferati sarebbe uscito con minori margini di manovra. Ma i dalemiani non avrebbero risparmiato giudizi meno entusiastici e intenzioni più bellicose. Una determinazione che comincia a incalzare con il segretario, che dal canto suo, invece, sembrerebbe volersi tenere un margine di manovra più vasto. A riprova che, al di là della lealtà, i rapporti tra D’Alema a Fassino sono meno idilliaci di prima. Il segretario, infatti, vorrebbe finalmente provare a guidare davvero il partito; libero non solo dalla minoranza che di fatto ha impresso l’orientamento finora, ma anche dal pressing incessante dei dalemiani.

              Fatto sta che ancora non c’è la conferma ufficiale dell’incontro in Mugello. Lo stato maggiore Ds assicura comunque che si svolgerà regolarmente; anche se sulla sede, l’ora e le modalità non ci sono per ora informazioni più precise. Il luogo potrebbe essere Dicomano, a cavallo tra Mugello e Val di Sieve, le due zone della provincia di Firenze da cui è partito l’appello dei segretari. Da Milano si sapeva inoltre che l’appuntamento era a quattro voci: Fassino e Cofferati dovevano rispondere alle domande dei due segretari dimessisi in nome della pace interna.

              Ultimo capitolo, infine, quello dell’Unità e del sempre più difficile rapporto della maggioranza Ds con gli organi di informazione che non possono tacere le divisioni della Quercia. La fantasiosa ipotesi che Fassino stesse pensando a un nuovo quotidiano ieri è stata smentita ufficialmente dal coordinatore della segreteria Vannino Chiti come «priva di fondamento». Certo è che il leader si è molto irritato – anche a mezzo telefonico – per come il quotidiano diretto da Furio Colombo ha seguito l’appuntamento milanese e per l’enfasi data alla protesta toscana. Ma è impossibile imbarcarsi in un nuovo quotidiano (anche perché i contributi pubblici dei Ds sono dirottati sull’Unità fino al 2009). E’ vero, invece, che Fassino abbia avviato non dagli ultimi giorni un lavoro di elaborazione e ricerche di mercato per la realizzazione di un settimanale: non una rivista teorica, ma un giornale battaglia politico-culturale attestato sulla linea della maggioranza Ds.