L’offensiva dei Benetton

18/03/2002






Il capo di Edizione Holding

L’offensiva dei Benetton


Autostrade, Autogrill, Stazioni, Telecom Gianni Mion spiega come la famiglia

      Di abbigliamento Gianni Mion non è si mai interessato, nonostante abbia passato gli ultimi venti anni tra Valdagno e Ponzano Veneto, capitali del Made in Italy. D’altra parte, al «custode» della cassaforte della famiglia Benetton, né Gilberto né Luciano hanno mai chiesto di interessarsi di maglioni e magliette. Semmai, quando quindici anni fa lo hanno voluto come amministratore delegato di Edizione Holding, cercavano idee e soluzioni per impiegare la liquidità di Benetton, che contava già mille miliardi di fatturato e oltre tremila punti vendita nel mondo. A Ponzano Veneto Mion, 59 anni, con una laurea in economia ed esperienze nella società di consulenza Peat Marwick e nella Gepi, la finanziaria pubblica di sostegno alle imprese, arriva nel 1986 dalla Marzotto.
      «Ero convinto che il settore dell’abbigliamento non avesse futuro – racconta Mion -. Poi, nell’85, un mio vecchio compagno di scuola, Gianni Gaio, mi mette in contatto con Gilberto Benetton: io non conoscevo il "fenomeno Benetton". Gilberto mi parla della quotazione in Borsa e di 150 miliardi da investire che sarebbero arrivati in Edizione Holding. E ho accettato».
      Mion cede le partecipazioni nei servizi finanziari di Edizione e nel 1988 acquista il 14% di Jolly Hotel. «La finanza non era un business adatto alla realtà Benetton – spiega Mion -. La famiglia aveva una testa industriale, conosceva il mercato e i consumatori e quindi doveva orientarsi su settori industriali».
      Espansione, alleanze, internazionalizzazione: sono queste le parole chiave della filosofia di Mion: «A noi interessano i settori dove è possibile capitalizzare l’esperienza dei Benetton di crescita internazionale: ci interessa investire, anche in partnership, in aziende con un buon management in cui possiamo dare impulso alla gestione e allo sviluppo». Una filosofia che il numero uno di Edizione ha portato avanti negli ultimi quindici anni insieme a un ristretto team di collaboratori guidato da Sergio De Simoi: unico estraneo alla famiglia, con Mion, presente nel cda di Edizione Holding.
      Il grande salto arriva però a metà degli Anni Novanta, con le privatizzazioni. «Un’occasione unica per il gruppo – ammette il manager – per crescere in modo rapido acquisendo aziende già strutturate». Insieme a Leonardo Del Vecchio, Edizione rileva dall’Iri Autogrill e Gs. In cinque anni, Gs passa da 2.200 a 7.500 miliardi di fatturato, annettendo il gruppo Garosci ed Euromercato. Ma nel 2000 Benetton e Del Vecchio decidono di uscire, «perché non c’erano le dimensioni per crescere all’estero». Quello in Autogrill è invece l’investimento che più di tutti ha contribuito a cambiare la fisionomia del gruppo, che nel ’99, dopo l’opa lanciata negli Usa sulla catena Host Marriot, che fatturava il doppio di Autogrill, è arrivato a contare oltre 4.300 punti vendita in 15 Paesi del mondo e oltre 3 miliardi di euro di giro d’affari nella ristorazione. Ma l’importanza di Autogrill è un’altra: «Ci ha fatto scoprire le potenzialità che aveva il mondo della mobilità, di coloro che viaggiano». Arrivano così le Grandi Stazioni, che cementano l’alleanza con Marco Tronchetti Provera, con il quale i Benetton erano già in affari, essendo Edizione nel patto di sindacato di Pirellina. Ma soprattutto, nel ’98, è la volta di Autostrade, «l’investimento più importante e impegnativo». Per affiancare il presidente, Giancarlo Elia Valori, Mion suggerirà il nome di Vito Gamberale, conosciuto alla Gepi. Gamberale contribuirà allo sbarco di Edizione Holding nelle tlc con Blu, intuendo poi i possibili rischi dell’Umts e suggerendo una ritirata. Un’avventura «finita malissimo – commenta il manager – nonostante i partner di prim’ordine. Ora spero solo che la vicenda si risolva presto, con la vendita degli asset a chi li ha richiesti».
      Se Blu è un’esperienza da cancellare, i Benetton hanno già avuto l’occasione per farlo l’estate scorsa, quando con Tronchetti hanno rilevato la partecipazione di maggioranza relativa di Olivetti-Telecom. A favore della partnership giocava anche il fatto che «a gestire la società sarebbe andato Carlo Buora – spiega Mion – che è stato direttore generale controllo e finanza di Benetton Group. A Telecom comunque guardavamo già, e ci interessava anche Edison».
      L’energia, per Edizione, arriverà con le partecipazioni nell’Aspm di Parma e nell’Acegas di Trieste, «mirando alle aggregazione con altre realtà. Non facile, anche perché non amo le relazioni politiche». In questa e nelle altre aggregazioni «il partner è il San Paolo Imi». Con le municipalizzate dell’energia, Edizione è entrata anche nel business degli aeroporti, con la Sagat di Torino. «Esperimenti», li definisce Mion.
      Aeroporti, stazioni, autostrade, ristorazione, telecomunicazioni e banche (Benetton ha il 5% di Antonveneta): questi sono oggi gli interessi della famiglia trevigiana, che, in poco più di dieci anni, ha visto il giro d’affari di Edizione Holding passare dai circa 2 mila miliardi di lire di fatturato del 1988 a 5,5 miliardi di euro nel 2001 (senza Autostrade che non viene consolidata). Ma il manager vicentino non ammetterà mai di esserne l’artefice: «La mia fortuna? Essere stato testimone di un cambiamento importante. Ma solo testimone, perché le scelte strategiche qui le fanno solo i Benetton».
Federico De Rosa


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