L’Ocse vuole correggere la Biagi

08/02/2006
    mercoled� 8 febbraio 2006

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    Pagina a cura di
    Teresa Pittelli

      L’Ocse vuole correggere la Biagi

        Il pensiero dell’Organizzazione di Parigi illustrato dal capo economista, Jean-Philippe Cotis. Servono contratti a tempo indeterminato, ma pi� flessibili

          L’Ocse bacchetta la legge Biagi ma anche la rigidit� del contratto collettivo nazionale. E tra questi due estremi di massima flessibilit� e massima rigidit�, nei quali i lavoratori italiani sembrano intrappolati, lancia l’alternativa: tornare al contratto di lavoro unico e a tempo indeterminato, ma �pi� flessibile in modo da incoraggiare le assunzioni senza rinunciare a troppe tutele per i lavoratori’. L’Ocse per� non risparmia neanche il vecchio contratto collettivo di lavoro: secondo l’organizzazione parigina occorre contrattare di pi� i salari in azienda, e legare la retribuzione dei dipendenti pubblici al costo della vita regionale. Infine, l’istituzione parigina attacca l’eccesso di costi fiscali e previdenziali che appesantiscono la busta paga e invita il governo a ridurre le tasse sul lavoro anche per fare emergere il sommerso. Il �Rapporto sulle riforme economiche e l’obiettivo di crescita per il 2006′ firmato dall’Ocse entra di prepotenza nel dibattito italiano sui destini della riforma del lavoro realizzata dal governo Berlusconi, che l’Unione intende abolire in caso di vittoria elettorale perch�, puntando su una serie di contratti atipici, avrebbe solo aumentato la precariet�, e che la Casa delle libert� rivendica invece come un passo in avanti sulla via della modernizzazione del mercato del lavoro. Parigi propende per un superamento di alcuni aspetti della legge Biagi come l’incentivo all’utilizzo di contratti a termine o a progetto, che rischiano di discriminare i lavoratori soprattutto a scapito dei giovani, ma suggerisce di salvare quel tanto di flessibilit� che serve a spingere le imprese ad assumere. �Non si deve dividere in due il mercato del lavoro con i lavoratori anziani che godono di una protezione al 100% e i pi� giovani che ricoprono lavori a tempo, senza protezioni e con meno possibilit� di carriera’, spiega Jean Philippe Cotis, il capo economista dell’Ocse. La ricetta per miscelare stabilit� e flessibilit�, secondo Cotis, passa per la detassazione del costo del lavoro, soprattutto sui redditi medio-bassi, ma anche per una diversa modulazione dei salari, da legare al costo della vita che varia da regione a regione. L’Ocse fa esplicito riferimento ai dipendenti pubblici: ministeriali e insegnanti, dunque, pur facendo lo stesso mestiere si troveranno a guadagnare di meno al Sud, e di pi� nelle regioni del Centronord. Una direttiva che far� sobbalzare sulla sedia molti sindacalisti, e soprattutto la Cgil. Pi� disponibili ad avviare la discussione sarebbero la Uil e soprattutto la Cisl. Non a caso da via Po sono piovuti commenti entusiasti al rapporto Ocse. �Andrebbe spedito a tutti i partiti che si presentano alle elezioni perch� mette bene in luce i problemi reali del nostro paese’, commenta Raffaele Bonanni, segretario confederale e prossimo numero uno della Cisl. �Ridurre il cuneo fiscale e contributivo sul costo del lavoro e cambiare il sistema contrattuale sono tutte cose che la Cisl chiede da tempo’.

            Altrettanto soddisfatti gli industriali, ai quali non sembra vero che �un’organizzazione internazionale dica le stesse cose che ripetiamo puntualmente da un anno e mezzo’, come spiega Andrea Pininfarina, numero due di viale dell’Astronomia. E nonostante gli strali sugli effetti distorsivi della Biagi, anche il governo si allinea con il rapporto. E attacca la sinistra. Secondo Maurizio Sacconi, sottosegretario al welfare, �il rapporto � condivisibile perch� apprezza l’incremento dell’occupazione e invita a procedere in questa direzione, anche sollecitando una riforma del modello contrattuale’. La sinistra e il suo sindacato, secondo Sacconi, �si muovono in direzione opposta: rigidit� e contrattazione collettiva centralizzata’. Pronta la replica di Roberto Pinza, presidente della consulta economica della Margherita. �Due misure chiave suggerite dall’Ocse, abbandono delle sanatorie fiscali e taglio contributivo sui salari medio-bassi, sono due punti fondamentali della posizione programmatica dell’Ulivo e sono lontanissime dalle scelte del governo Berlusconi’.