L´Ocse mette sotto esame l´Italia

15/06/2004


        MARTEDÌ 15 GIUGNO 2004

         
         
        Pagina 34 – Economia
         
         
        Gli ispettori dell´organizzazione parigina sono a Roma: questionario al governo su manovra, pensioni e crac finanziari
        L´Ocse mette sotto esame l´Italia
        "La spesa pubblica è aumentata, ora tagliare le tasse è una sfida"

        ROBERTO PETRINI

        ROMA – L´Ocse mette alla sbarra l´Italia. Da ieri mattina e fino a venerdì gli ispettori dell´istituzione parigina sono in Italia per passare ai raggi x i conti e i problemi strutturali della nostra economia. In un questionario composto da 47 domande, aggiornate ai temi emersi nelle ultime settimane dal dibattito di politica economica, l´Ocse pone al governo e alle maggiori istituzioni serrati interrogativi soprattutto sulla riforma fiscale, sul suo finanziamento, sulla crescita della spesa pubblica, sul rallentamento delle liberalizzazioni, sulle recenti insolvenze Parmalat e Cirio.
        La missione dell´Ocse apre la fase post elettorale che si profila in salita per l´esecutivo: da oggi al 5 luglio (data dell´Ecofin per l´early warning) si dovrebbero concretizzare, stando alle dichiarazioni del governo, la manovra-bis e il nuovo Dpef. Mentre il decreto taglia spese, congelato prima delle elezioni, riparte oggi in Parlamento e con l´operazione di lease-back il Tesoro conta di risparmiare circa 100 milioni di euro all´anno sulle spese di manutenzione.
        L´Ocse vuole vederci chiaro sul taglio delle tasse più volte annunciato e ammonisce: «Per avere un impatto ottimale la riduzione delle tasse deve avere una sostenibilità di bilancio. Questo richiede adeguati tagli alla spesa, oltre a quelli già necessari per la riduzione del debito e del deficit. E siccome la spesa pubblica, di fatto, è cresciuta, per l´Italia si tratta di una grossa sfida politica».
        «Quali sono i tempi?», chiede l´Ocse che vuole anche sapere come saranno finanziati i 5-10 miliardi di euro necessari per il piano. L´Organizzazione pone inoltre un altro interrogativo: «Quali saranno gli impatti redistributivi e sulla crescita della riforma?». Ovvero: i tagli ai redditi bassi possono aumentare i consumi, ma quelli ai redditi alti potranno aumentare risparmio e investimenti? Uno dei suggerimenti espliciti dell´Ocse per aumentare il gettito è quello di portare dal 12,5 al 23 per cento la tassa sulle rendite finanziarie.
        Preoccupazioni emergono anche sulla spesa: i costi delle pensioni peseranno soprattutto nei prossimi cinque anni, rileva l´Ocse, ma la riforma partirà solo dal 2008. Quanto si sarebbe potuto risparmiare di più se l´intervento fosse partito dal 2005? E per quale motivo non si è scelto il meccanismo dei disincentivi? Ed inoltre: perché è «così difficile» controllare i costi del personale pubblico?
        Sulle manovre di finanza pubblica l´Ocse non risparmia osservazioni. Chiede di descrivere i problemi delle cartolarizzazioni, del rimborso dei bond e degli sconti praticati agli inquilini. Dito puntato sui condoni: «Qual è l´impatto di scudo fiscale, condoni e concordati sulla tax compliance (cioè sulla fedeltà dei contribuenti)?», chiede il questionario. Attenzione anche al metodo di governo: l´Ocse rileva che l´«uso crescente» di decreti legge, voti di fiducia, maximendamenti e legge taglia spese, rafforzano la disciplina di bilancio ma indeboliscono i controlli parlamentari.
        Da Parigi vogliono sapere inoltre notizie sul processo di liberalizzazione dai trasporti, delle telecomunicazioni, delle professioni. In chiusura un ultimo interrogativo: quali sono le ragioni del black out del settembre 2003?