L´Ocse lancia l´allarme disoccupati “In Italia il peggio deve ancora venire: 1,1 milioni in più entro il 2010″

17/09/2009

La crisi si sta traducendo in una emorragia di posti di lavoro. Secondo un rapporto Ocse, elaborato in vista del G20 di Pittsburgh, l´anno prossimo nei paesi avanzati vi saranno, in termini assoluti, qualcosa come 57 milioni di disoccupati, pari a un tasso del 10%, il massimo dal dopoguerra (a giugno era dell´8,6). Alcuni paesi come Spagna, Giappone, Usa, Irlanda, hanno già pagato un tributo alto, in termini di occupazione. Per l´Italia invece il peggio deve ancora arrivare. Il picco dei senza-lavoro è previsto proprio nel 2010: ben 1,1 milioni di disoccupati in più rispetto alla fine del 2007, con un tasso del 10,5%. Come se non bastasse i salari nazionali crescono più lentamente rispetto agli altri partner e sono più bassi. Inoltre l´Italia è tra i paesi industrializzati meno generosi nelle indennità ai disoccupati.
Di fronte a questo scenario, il governo minimizza. Il ministro Sacconi precisa che le previsioni Ocse disegnano «l´ipotesi peggiore tra quelle possibili, non la più probabile». Aggiunge che questi esperti riconoscono al paese di aver saputo contenere bene l´impatto della crisi sull´occupazione. Il collega Scajola assicura che il governo ha le risorse «per garantire reddito a chi dovesse perdere il lavoro» e legge come «un sintomo di ripresa dei consumi» un dato Istat sui prezzi che tornano a crescere ad agosto, ma meno di quanto stimato. Nel mese l´inflazione è stata dello 0,3% rispetto a luglio e dello 0,1% su agosto 2008; è una ripresa rispetto alla variazione nulla di luglio ma meno veloce dello stime (0,4% sul mese, 0,2% sull´anno).
L´Ocse definisce «fosche» le prospettive occupazionali, anche se l´economia mostra i primi segni di ripresa; chiede ai governi di prendere «rapidamente misure decisive» per impedire una crisi di lungo periodo del lavoro. I vertici della Ue, in un documento preparato per Pittsburgh che sarà diffuso oggi, chiedono al G20 di agire per evitare «situazioni di esclusione permanente dal lavoro». Nello stesso testo scrivono che bisogna mantenere il sostegno all´economia (5% del Pil complessivo) fino a quando la ripresa sarà davvero tale. Propongono anche sanzioni per le banche che continuano a corrispondere super bonus ai propri manager.
Per forza di cose il dossier disoccupazione sarà sul tavolo dei capi di stato e di governo del G20. Ormai tutti i grandi osservatori internazionali – dalla Bce al Fmi – prevedono un boom di disoccupati per quella che è già stata definita una «jobless recovery», una ripresa senza lavoro. Boom anche di poveri: secondo la Banca Mondiale nel Sud del mondo ve ne saranno altri 89 milioni nel 2010. «L´economia è tuttora con le stampelle», ammette il commissario Ue Joaquin Almunia, nonostante vi siano segnali positivi, l´ultimo quello sulla produzione Usa, cresciuta ad agosto più dello attese (0,8%). La ripresa s´annuncia «lenta, faticosa e piena di insidie», pronostica la Confindustria.
Dal 2007 al 2010 i disoccupati dell´area Ocse cresceranno di 25 milioni. In questo lasso di tempo si volatizzeranno tanti posti quanti ne sono stati persi in un decennio fino ai primi anni ‘80, a seguito delle crisi petrolifere. Oltre che in Italia, il peggio deve ancora arrivare anche in Francia e Germania.