L’occupazione rallenta la crescita

27/03/2003



              Giovedí 27 Marzo 2003
              ITALIA-LAVORO
              L’occupazione rallenta la crescita

              Mercato del lavoro – A gennaio l’Istat ha registrato un aumento di 180mila addetti (+0,8%) rispetto al 2002

              ELIO PAGNOTTA


              ROMA – Il rallentamento del- l’economia comincia a lasciare il segno e il mercato del lavoro, pur continuando a migliorare, inizia a risentirne. Nello scorso gennaio, l’occupazione ha fatto registrare una crescita di 180 mila unità, mentre la disoccupazione – che è in discesa dall’inizio del 1999 – si mantiene su livelli che sono tra i più bassi degli ultimi decenni e tocca, con un tasso del 9,1%, un livello pari a quello francese (9,1% a gennaio) e sensibilmente inferiore a quello tedesco (10,5% in febbraio). Ma il miglioramento è stato meno deciso che in passato: gli occupati aumentano dello 0,8% su base annua, ma è l’incremento più contenuto dal 1997. L’affievolirsi della tendenza positiva trova conferma nella debole discesa della disoccupazione (-0,5%, è comunque il sedicesimo caloconsecutivo). A queste indicazioni contrastanti se ne aggiungono altre addirittura negative: in gennaio, ad esempio, notizie poco rassicuranti sono arrivate dal Mezzogiorno, dove l’occupazione ha fatto registrare un calo dello 0,6% (ma i senza lavoro sono calati del 2,4%). Secondo l’Istat, nel gennaio 2003 gli occupati sono saliti a 21 milioni e 824mila unità, mentre le persone in cerca di occupazione sono scese a 2 milioni e 187mila. Di conseguenza, l’occupazione ha superato di 180mila unità il totale del gennaio dell’anno passato e si è registrato un taglio della disoccupazione di 11mila unità. I dati destagionalizzati sono moderatamente favorevoli solamente per l’occupazione: rispetto a ottobre 2002, l’occupazione è salita dello 0,1% appena (+31mila unità), mentre la disoccupazione si è gonfiata dello 0,9% (+19mila unità). Sulla pur rallentata crescita dell’occupazione ha giocato un ruolo sensibile l’espansione del lavoro dipendente "classico" (permanente a tempo pieno), che con un incremento di 103mila unità è salita dello 0,8 per cento. Un incremento che si è accompagnato alla crescita del lavoro atipico (56mila unità, +2,4%). In gennaio comunque a salire è stata quasi esclusivamente l’occupazione dipendente (+159mila unità, +1%), mentre quella indipendente è aumentata dello 0,3% in tutto (+20mila unità). L’aumento dell’occupazione si è rivelato anche in gennaio più sostenuto per le donne (+117 mila unità, +1,4%) che non per gli uomini (+63mila unità, +0,5%). La decelerazione della crescita dell’occupazione è addebitabile al marcato rallentamento del ritmo di sviluppo dell’industria in senso stretto (+11 mila addetti, +0,2% su base annua) e al nuovo, sostenuto calo del l’agricoltura (-23mila unità, -2,2%), che hanno parzialmente eroso l’impatto positivo del protrarsi della dinamica favorevole dei servizi (+119mila unità, +0,9%) e la forte crescita dellecostruzioni (+73milaunità, +4,3%). Il modesto calo tendenzialedei senza lavoro ha ridotto il tasso di disoccupazione al 9,1%, contro il 9,2% del gennaio 2002 (9% il tasso destagionalizzato). I senza lavoro sono il 7,3% tra gli uomini e l’11,9% tra le donne. Stabile la disoccupazione giovanile, pari al 28,2% (28,1% nel gennaio 2002). Si riduce invece la disoccupazione di lunga durata (persone in cerca di lavoro da oltre dodici mesi), con un tasso che scende al 5,3% (contro il 5,5% del gennaio 2002). Il Mezzogiorno tuttavia ha beneficiato parzialmente del pur meno vivace miglioramento del mercato del lavoro. Su base annua, e quindi rispetto al gennaio 2002, il tasso di disoccupazione al Sud è sceso dal 18,8% al 18,6% (34mila disoccupati in meno). Ma in parallelo al Sud si è verificato un calo avvertibile dell’occupazione, scesa di 35mila unità (-0,6%): l’incremento dell’industria non ha compensato il calo del terziario. Il tasso di disoccupazione è in lieve flessione anche nelle regioni centrali (dal 7% al 6,9%), mentre al Nord si è registrato un aumento che ha fatto salire il tasso dal 3,9% al 4% (+24 mila unità).In crescita l’occupazione nell’Italia settentrionale (+165mila unità, +1,5%) e nelle regioni centrali (+50mila occupati, +1,1%).