L’occupazione marcia a due velocità

09/06/2004


       
       
       
       
      ItaliaOggi Economia e Politica
      Numero 137, pag. 5 del 9/6/2004
      Autore: di Giulia Campise
       
      L’occupazione marcia a due velocità
      Cresce la schiera di precari: 600 mila
      Per il rapporto Isfol 2003, le regioni del Nord sfiorano un tasso del 70%, al Sud sono sotto il 50%.
       
      Occupazione a macchia di leopardo. Il numero degli occupati aumenta, ma solo al Centronord e in alcuni settori come commercio, costruzioni e servizi, mentre il Sud e l’industria restano al palo. È alta l’instabilità del lavoro, inoltre, con almeno 600 mila precari solo tra i co.co.co. E questo nonostante l’attuazione della riforma dell’impiego cominci a dare i primi effetti, soprattutto nell’offerta dei nuovi servizi di collocamento integrati pubblico-privato.

      Secondo il rapporto 2003 dell’Isfol, presentato ieri a Roma dal neo-commissario straordinario Sergio Trevisanato, e alla presenza del sottosegretario al welfare, Pasquale Viespoli, nel 2003 l’occupazione è aumentata di 225 mila unità, portando a più di 22 milioni il numero degli occupati, e al 56% il tasso di occupazione. Un incremento dell’1%, comunque, inferiore a quello dell’1,5% dell’anno precedente, e che ha privilegiato le donne (128 mila, +1,6%) più degli uomini (97 mila, +0,7%), e i rapporti di lavoro a tempo indeterminato che ancora interessano il 65% degli occupati. Un quadro che sarebbe buono se non fosse adombrato da alcuni dati, come la staticità del Mezzogiorno unita alla fase problematica dell’industria, e la precarietà di molti lavoratori.

      ¥ Italia divisa in due. Nel Mezzogiorno ci sono stati nel 2003 solo 11 mila nuovi occupati, tutti nel commercio e nell’industria, mentre l’occupazione è in calo nell’agricoltura e nella p.a. Un settore che rischia il declino su tutto il territorio nazionale, invece, è l’industria, che cresce debolmente (+0,5%).

      Di conseguenza, se alcune regioni settentrionali come Emilia Romagna e Trentino Alto Adige sfiorano un tasso di occupazione del 70% (cioè l’obiettivo fissato dalla Ue per il 2010), quasi tutte quelle meridionali sono sotto il 50%.

      ¥ Precari almeno 600 mila co.co.co. Il rapporto conferma l’incremento del lavoro parasubordinato con 2 milioni e 150 mila co.co.co. iscritti all’Inps a fine 2002, pari a un decimo degli occupati.

      Un numero quasi triplicato dal ’96. Tra i contribuenti circa un terzo, 600 mila, ´sono lavoratori ad alta precarietà, soprattutto giovani’, spiega l’Isfol, ´un altro terzo sarebbero amministratori e professionisti, e altri 500 mila doppio-lavoristi e pensionati’. La maggior parte dei parasubordinati sono donne, salite dal 41% al 48% nel 2002.

      Non a caso ´alla componente femminile è da ascrivere la totalità dei rapporti a termine’. Interpellati sul problema dell’alta precarietà, il sottosegretario Viespoli e il capo della segreteria di via Flavia, Paolo Reboani, hanno spiegato che la legge ´Biagi’ non è ancora a regime, e dunque imperversano ancora ´forme improprie di precarietà’, che la completa attuazione della legge trasformerà in ´forme proprie di flessibilità’.

      Alle proteste dei sindacati, Nidil e Snur Cgil, Cobas, che distribuivano all’entrata una lettera aperta con la quale chiedono programmazione e autonomia scientifica per l’Isfol, e la stabilizzazione dei precari che sarebbero l’80% del personale dell’istituto, Viespoli ha risposto che ´è in atto un piano di rilancio dell’istituto, come dimostra anche la nomina del commissario’. (riproduzione riservata)