L’occupazione continua a correre

05/06/2003

          Giovedì 5 Giugno 2003

          MERCATO DEL LAVORO - Secondo un’indagine Unioncamere le imprese prevedono di creare 254mila nuovi posti nel 2003
          L’occupazione continua a correre
          Al Sud e nelle Pmi le prospettive migliori – Aumentano le difficoltà nel reperire personale: introvabili il 41% dei profili professionali
          Il Sud fa il pieno

          ROMA – Occupazione in crescita anche nel 2003. Per quest’anno le imprese contano di assumere oltre 672mila nuovi occupati, a fronte di 420mila
          in uscita. Il saldo, pertanto, è attivo e pari a 254mila unità, ovvero il 2,4% in più rispetto al 2002 (il saldo 2003, tuttavia, è inferiore a quello del biennio precedente che si attestava al 3,2%). È questo il risultato che emerge dall’indagine Excelsior 2003 sui fabbisogni occupazionali delle imprese
          italiane presentata ieri da Unioncamere che, in collaborazione con il ministero del Welfare, ha intervistato oltre 100mila imprese di tutti i settori economici e delle diverse tipologie dimensionali.
          A sostenere la crescita occupazionale sono soprattutto le Pmi e le regioni del Sud e in particolare le aziende che operano nei servizi. Ma un dato significativo è la costante difficoltà, rilevata soprattutto nell’industria e in particolare nel Nord-Est, di trovare la manodopera necessaria: per le imprese il 41% delle assunzioni
          programmate quest’anno è di «difficile reperimento». Un elemento preoccupante anche perché in costante crescita a partire dal 1999 quando la percentuale
          era al 34,6 per cento.
          Ad esserne coinvolta è principalmente l’industria che lamenta un rischio di reperimento per oltre 50% delle nuove assunzioni in programma mentre
          nei servizi la percentuale è del 32,5%, in lieve diminuzione rispetto al 2002 (34,2%).
          Proprio la difficoltà ad assumere sta orientando le imprese (soprattutto quelle del
          Nord-Est) a puntare verso l’allargamento della quota di personale extracomunitario che, a fine anno, potrebbe attestarsi tra un minimo di 149.579
          unità (pari al 22,2% delle richieste totali) e 223.944 unità (in questo caso la percentuale salirebbe al 33,3) con un incremento ulteriore di quasi dieci punti rispetto al 2002.
          In generale — secondo i dati Excelsior — degli oltre 670mila nuovi occupati, il
          56% sarà assunto da aziende del Nord. Tuttavia, la stessa indagine evidenzia che il tasso di crescita nel Mezzogiorno raggiunge l’8% contro il 5,5% del Nord-Ovest, il 6,7% del Nord-Est e il 6,3% del Centro. Un valore che consente
          al Sud di guidare anche la classifica dei saldi tra entrate e uscite: +3,8% contro il dato nazionale del 2,4 per cento.
          Quanto alle dimensioni —come ha anche sottolineato il presidente di Unioncamere, Carlo Sangalli — a garantire la crescita sono soprattutto le Pmi. Dai dati viene fuori, infatti, che le imprese con meno di 50 dipendenti garantiranno oltre 400mila dei 670mila nuovi posti di lavoro complessivi
          pari a un saldo attivo di circa 241mila unità (+4,2%) contro le 13.200 delle imprese con 50 dipendenti e oltre (0,3%).
          «I dati di Unioncamere — ha commentato il viceministro dell’Economia, Gianfranco Miccichè — confermano due elementi: primo la forza dominante
          della Pmi che in Italia continua a rappresentare la spina dorsale dell’economia; secondo, che già a metà legislatura, l’aumento netto di nuovi occupati raggiungerebbe quota un milione (secondo le previsioni)».
          Dati che verrebbero ulteriormente rafforzati dalla crescita occupazionale al Sud.
          Tuttavia, nel Mezzogiorno emerge anche che l’offerta di lavoro per figure professionali qualificate (diplomati e laureati) è inferiore al resto del Paese
          (17%) mentre nel Nord-Ovest si concentra il 41% del totale nazionale di richieste
          contro il 20-22 % del Nord-Est e del Centro. «Il che vuol dire — ha sottolineato a questo proposito il sottosegretario alle Attività produttive, Giuseppe
          Galati — che l’apparato produttivo del Centro Nord è forte pur avendo un trend di minore occupazione; quello del Sud è debole, sul piano tecnologico e su quello dimensionale, trattandosi di un tessuto di piccole e piccolissime imprese, con poche medie e rare grandi».

          BARBARA FIAMMERI

          ETALMECCANICA

TEMPO LIBE Dagli elettricisti ai cuochi:

          tutti a caccia di specialisti RO
          LARGO CONSUMO
          IMPIATISTICA
          RISTORAZIONE
          ROMA - Cambia l’offerta di lavoro, aumenta la difficoltà di reperimento di manodopera specializzata e cresce la formazione in azienda. Muratori, meccanici, elettricisti, sarti o falegnami sono diventati una rarità così come cuochi, gelatieri, infermieri. A evidenziarne la carenza sono le stesse imprese nell’indagine Excelsior di Unioncamere dalla quale emerge contemporaneamente la scarsa formazione del personale.
          Per il 50,7% delle oltre 670mila nuove assunzioni attese per quest’anno le imprese prevedono una «formazione aggiuntiva», una percentuale di dieci punti superiore a quella dello scorso anno.
          Non solo: resta sempre elevata per i nuovi occupati la richiesta di esperienza
          pregressa che nel 2003 è ritenuta un requisito fondamentale per una quota pari
          al 68,8% dell’intera offerta di lavoro.
          La capacità di saper già lavorare è richiesta soprattutto dalle aziende di piccole dimensioni che sono quelle che hanno maggiori difficoltà a sostenere i costi e i
          tempi di formazione in azienda.
          In generale, le imprese assumeranno
          circa il 7,7% di personale con formazione di livello universitario, il 28,9% si
          concentrerà invece su diplomati mentre il 36,7% delle richieste saranno indirizzate su qualifiche professionali e il 26,6% non richiederà alcuna particolare istruzione oltre la scuola dell’obbligo.
          Da notare, inoltre, che le maggiori richieste di lavoro sono programmate
          proprio nell’ambito delle professioni operative della produzione industriale (circa 221mila i nuovi occupati previsti) che rappresentano, però, quelle a più alta difficoltà di reperimento.
          Quanto, invece, alle figure professionali specialistiche e tecniche si assiste ad una modifica sostanziale dal lato dell’offerta. Le imprese chiedono infatti meno
          informatici (erano 15.502 le assunzioni previste nel 2002 e sono poco meno di
          10mila nel 2003) mentre salgono figure amministrative quali direttori oppure
          responsabili delle vendite o operatori commerciali con l’estero.

          B.F.