L’occhio dell’Ikea

16/11/2000





   


16 Novembre 2000





 
L’occhio dell’Ikea
A Genova spiati gli spogliatoi dei lavoratori
M. CA.

"L’abbiamo fatto per il vostro bene, per scoprire se qualcuno vi rubava il portafoglio dall’armadietto". Questa – più o meno – la "giustificazione" che il numero due dell’Ikea Italia, Tino Cozzi, ha fornito ieri ai lavoratori della sede di Genova riuniti in due affollate assemblee. Convocate dalle Rsu che, qualche giorno fa, avevano ricevuto per posta una videocassetta di autore anonimo, ma di contenuto inequivocabile.
Il filmato di 5 minuti si apre con le immagini dell’impianto di videoregistrazione installato nell’ufficio del capo del personale; poi la scena si sposta negli spogliatori maschili e femminili e l’obiettivo "zoomma" su punti precisi del controsoffitto. Lì erano nascoste delle micro-telecamere che permettevano di vedere (e probabilmente anche ascoltare) quel che succedeva negli spogliatoi.
Che ci fossero è certo: i delegati hanno trovato esattamente in quei punti tracce evidenti dell’installazione e della rimozione delle microspie. C’erano, ha confermato il dirigente, ma hanno funzionato solo dal settembre al dicembre del ’99. La giustificazione antiborseggio non ha per nulla convinto i dipendenti dell’Ikea di Genova che in massa hanno dato mandato al sindacato di querelare l’azienda per violazione della legge sulla privacy. I sindacati di categoria, da parte loro, denunceranno l’Ikea per violazione dello Statuto dei lavoratori che proibisce simili controlli, per di più all’insaputa dei dipendenti.
Ovvio supporre che il metodo sia stato applicato anche negli altri negozi dell’Ikea. Curioso: come (quasi) tutti sanno, i volonterosi reclusi del
Grande fratello tv trascinano la loro triste esistenza in un set arredato dall’Ikea. Le date dimostrano che il vizietto di spiare la multinazionale svedese del mobile lo coltivava in proprio già in precedenza.