“L´obiettivo pareggio è a rischio, acceleriamo la riforma pensioni”

09/04/2003
               
              MERCOLEDÌ, 09 APRILE 2003
               
              Pagina 35 – Economia
               
              IL PROGETTO
               
              Il capo del Dipartimento economico di Palazzo Chigi, Polillo: deficit strutturale sopra il 3%
               
              "L´obiettivo pareggio è a rischio acceleriamo la riforma pensioni"
               
               
               
              "La Ue ci darà più tempo se la Finanziaria creerà disincentivi all´anzianità"
               
              MARCO RUFFOLO

              ROMA – Gli economisti di Palazzo Chigi gelano l´ottimismo sui conti pubblici che si era diffuso dopo il dato sul fabbisogno di marzo. E fanno proprie le preoccupazioni della Commissione europea sulla tenuta futura del deficit italiano. Il messaggio può riassumersi così: «Sarà molto difficile per il nostro paese centrare gli obiettivi che si è impegnato a raggiungere con Bruxelles». Il capo del Dipartimento affari economici della presidenza del Consiglio, Gianfranco Polillo, ha sulla sua scrivania un grafico eloquente: «Vede, questo è il deficit italiano degli ultimi anni, quello strutturale, cioè depurato dagli effetti della congiuntura. Dal ’97 in poi viaggia intorno ai due punti e mezzo del prodotto lordo e non riesce a scendere. Anzi, nel 2002 è salito sopra il 3%. E per gli anni prossimi, esaurito l´effetto delle una tantum, le cose potranno anche peggiorare. Mi creda, centrare o quasi il pareggio di bilancio nel 2006 è un obiettivo molto difficile. Temo che non ce la faremo».
              Siamo dunque alla resa? Alziamo le mani di fronte a una inevitabile violazione del Patto di stabilità? «Niente affatto». Il think thank di Palazzo Chigi indica una via d´uscita. Il rimedio in extremis è un patto con la Ue: l´Europa ci dà più tempo per pareggiare il bilancio e noi in cambio ci impegniamo ad accelerare la riforma delle pensioni con la prossima Finanziaria, dimostrando così di voler abbattere il debito previdenziale che grava sui conti pubblici.
              «La riforma Dini è un´ottima riforma – spiega Polillo – ed è in grado di raddrizzare in prospettiva gli squilibri della nostra previdenza. Solo che andrà a regime troppo tardi. Si tratta di accelerarla, decidendo subito di estendere a tutti il sistema contributivo pro rata». Significa che tutti i lavoratori, anche quelli "anziani", con almeno 25 anni di contribuzione alle spalle, avranno per gli anni futuri una pensione calcolata in base ai contributi versati e non più in base alle ultime retribuzioni ricevute. Il risultato è che prima si va in pensione meno soldi si ricevono, e questo dovrebbe scoraggiare le uscite anticipate rispetto alla vecchiaia, con effetti di contenimento della spesa.
              Il problema però è che questa misura, mentre incide un bel po´ sulle convenienze dei lavoratori cui manca ancora molto per la pensione, ha scarsi effetti sugli ultracinquantenni. «Se ti mancano solo due o tre anni alla maturazione dei requisiti – spiega Polillo – il nuovo sistema si applicherà solo in misura modesta, e lo svantaggio previsto per la tua pensione futura non sarà tale da indurti a restare al lavoro».
              E allora, insieme all´estensione a tutti del sistema contributivo, gli economisti di Palazzo Chigi propongono un giro di vite proprio sugli ultracinquantenni, una platea che raggiunge il 10% della popolazione lavorativa. Chi di loro intende andare in pensione prima dell´età di vecchiaia deve sapere che si troverà un trattamento decurtato.
              Questo è il piano, che trova una certa accoglienza anche negli uffici di via XX Settembre, al Tesoro. Ma cosa succederebbe se si decidesse di soprassedere ancora una volta? Il sistema previdenziale comincerebbe subito a scricchiolare in modo sinistro o ci lascerebbe ancora qualche anno per porvi rimedio? «I primi squilibri – conclude Polillo – cominceremmo a sentirli tra il 2007 e il 2010: tempo quindi per intervenire ci sarebbe. Ma non è questo il punto. La fretta ci è imposta dall´evidente rischio di non poter rispettare il Patto di stabilità. E solo impegnandoci ad abbattere più rapidamente il debito previdenziale, potremo ottenere uno sconto da Bruxelles».