L’obiettivo è cancellare l’art. 41. E Pomigliano è l’antipasto

24/06/2010

Povero articolo 41 della Costituzione, come si poteva pensare che, dopo una sua pluridecennale disapplicazione, qualcuno volesse addirittura abolirlo perché portatore di insostenibili disvalori antiliberisti. In linea con tutto l’impianto costituzionale, di sovversivo dice che l’iniziativa economica privata è libera, ma che non può svolgersi in contrasto con l’utilità sociale o arrecare danno alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana. Come corollario aggiunge che la legge determina i programmi e i controlli opportuni perché l’attività economica pubblica e privata possa essere indirizzata e coordinata a fini sociali. Ha partorito solo un innocuo sistema di antitrust per la tutela della concorrenza e del mercato, in un Paese in cui gli oligopoli sono cresciuti a dismisura e i grandi gruppi finanziari, banche, assicurazioni,
imprese ed altri, hanno sempre azzerato ogni tentativo di concorrenza a danno dei consumatori e dei contribuenti. L’iniziativa economica privata non è affatto libera in ampie zone del Sud dominate dalle mafie che soffocano iniziative, impongono costi altissimi alle imprese esistenti con le estorsioni, tengono lontani gli eventuali investitori stranieri, regolano a loro piacimento il mercato, suddividendosi gli appalti o decidendo chi può fare impresa e chi invece deve chiudere. Nel segno di una convivenza inevitabile, come già ebbe a dire a suo tempo il ministro Lunardi di felice e attuale memoria, non poteva mancare il raccordo con le grandi imprese del Nord (bianche o rosse che fossero) che, scese al Sud, non hanno mai voluto evitare l’intermediazione mafiosa ed, anzi, di questa si sono servite per operare senza problemi o devastare, per i decenni a venire, con smaltimento di residui velenosi, intere aree del Mezzogiorno. Libertà della sola propria impresa l’hanno praticata poi i gruppi alla Anemone, dopo che il governo Berlusconi ha eliminato i fatidici lacci e lacciuoli con il sistema della Protezione civile, dei Grandi eventi, le leggi obbiettivo, le Spa dei beni culturali e del patrimonio pubblico, senza alcuna trasparenza, con una pesante distorsione della concorrenza e con l’ovvia lievitazione dei costi per milioni di euro, pagati interamente dai contribuenti e in parte incassati da politici e funzionari pubblici. La vera emergenza oggi è, semmai, quella di dare attuazione all’art. 41, a fronte degli ostacoli posti damafie, sistema di corruttela imperante, sanatorie e dai condoni che spingono i devastatori dell’ambiente e gli inquinatori ad andare avanti senza alcun timore. Il governo «del fare» sta esprimendo tutte le sue potenzialità e se incontra residui ostacoli punta, a tutto campo, a rimuoverli. C’è l’art. 41 che parla di utilità sociale, libertà, sicurezza, dignità umana e va, quindi, azzerato anche perché, per esempio, con questo testo vigente Marchionne potrebbe avere qualche problema con il suo programmadi smantellamento dei diritti dei lavoratori. C’è lo Statuto dei lavoratori, altro residuato bellico» nel mirino degli ex socialisti, oggi al governo, che vorrebbero eliminarlo come intralcio al potere dei padroni in fabbrica, checché ne pensasse il compianto compagno Brodolini. Una così complessiva opera di restaurazione ha bisogno di indebolire, se non azzerare, anche quegli anticorpi che potrebbero opporre resistenza. Da qui, Pomigliano come antipasto, l’impoverimento in finanziaria delle fasce sociali disagiate, lo smantellamento della scuola pubblica, i tagli ad ogni forma di cultura ed arte, il depotenziamento della magistratura, la riduzione del potere dell’informazione. Come uno dei punti della complessiva lotta contro la politica della destra sarebbe il caso di rilanciare proprio la piena attuazione dell’art. 41, per una impresa libera di operare senza il peso delle mafie e della corruzione politica.