«Lo sviluppo deve partire dal Sud»

06/05/2002





Per il presidente della Confindustria D’Amato bisogna intervenire su «contesto sociale e qualità della vita»
«Lo sviluppo deve partire dal Sud»
Alla Cgil: «Da cinque anni vi aspettiamo al tavolo» – Replica Epifani: mancano le condizioni
(DAL NOSTRO INVIATO)

NAPOLI – Il Governo è sotto pressione perché non è partito il tavolo per il confronto sul lavoro. Ma siamo sicuri che basti chiamare le parti sociali attorno a un tavolo perché poi queste si mettano d’accordo? Ieri, per la prima volta dopo lo sciopero generale, in una tavola rotonda si sono incontrati imprenditori e sindacato, Antonio D’Amato, presidente di Confindustria, e Guglielmo Epifani, tra un mese segretario generale di Cgil, e subito sono state scintille. È bastato che Antonio Bassolino, il presidente della Regione Campania, chiedesse l’avvio del tavolo sul Sud perché si accendesse il confronto. D’Amato ha subito preso la parola per dire che sono anni che la Confindustria aspetta di sedersi attorno a un tavolo assieme alla Cgil, ma questo non è mai stato possibile. «Bassolino parla di dialogo – ha affermato il presidente degli industriali – ma sa bene per la sua esperienza di ministro del Lavoro quali siano state le difficoltà delle relazioni industriali, sa che da anni non c’è dialogo sociale per l’indisponibilità del sindacato e segnatamente per l’indisponibilità della Cgil. L’accordo per i contratti a termine – ha ricordato – è stato firmato da tutti, meno che dalla Cgil. Quello in corso non è scontro sociale, è scontro politico». Epifani ha rimandato la palla. «La prima condizione per avere dialogo – ha detto – è il rispetto delle altrui opinioni. Se manca un clima di fiducia, tutto è inutile. Dite che l’azione della Cgil ha carattere politico? Non è così, noi portiamo avanti solo battaglie sindacali. Ma se pensate che difendere i diritti sia azione politica, allora sì, la nostra è un’azione politica. Ma non è così che si può dialogare. E, ancora, il dialogo sociale prevede che il Governo medi tra le parti sociali alla ricerca di un accordo: ma se si è in due contro una sola parte, allora non è più dialogo». Muro contro muro. E non serve che il sottosegretario Maurizio Sacconi ricordi che avanzare pregiudizi sull’articolo 18 «non potrà favorire il dialogo». O che il ministro delle Attività produttive Antonio Marzano affermi che «avanzare veti, chiedere stralci è un mettersi contro il Governo voluto dagli elettori». È una situazione di difficoltà di fondo, e in quanto tale impensierisce. Del resto, al di là dello scambio di battute al vetriolo che si sono scambiati il sindacalista e l’imprenditore, resta una visione di fondo molto diversa. Un’ora di discussione su Libro bianco sul mercato del lavoro e Mezzogiorno aveva messo in luce due visioni molto diverse di quanto occorre fare, diverse tra le parti sociali, ma anche tra le parti politiche. D’Amato crede nell’intervento riformatore del Governo, meglio se con il consenso sociale, ma anche senza. Sacconi e Marzano sono dello stesso avviso. Epifani, Bassolino e il sindaco di Napoli Rosa Russo Iervolino al contrario chiedono attenzione alle esigenze sociali, insistono perché non si proceda senza il consenso, nello scontro. Le cifre di D’Amato parlano da sole. Il tasso di occupazione è pari al 52% in Italia contro la media europea del 62%, ma nel Mezzogiorno scende al 42%. Il tasso di economia sommersa negli altri grandi paesi europei è al 14%, da noi sfiora il 30%. Una piaga dolorosa, quest’ultima, fatta di sfruttamento, negazione di diritti, evasione fiscale e contributiva, concorrenza sleale, pericoloso intreccio tra economia e malavita, il cancro della civile convivenza. Per questo l’azione riformatrice deve partire proprio dal Mezzogiorno. Il Libro bianco, ha detto D’Amato, reagisce a questa realtà indicando le riforme da fare per colpire quelle distorsioni. Si parla di concertazione, ha ricordato, ma questa è ferma da anni. Dal 1993 c’è stato solo l’effetto del «pacchetto Treu», che pure ha dato dei risultati. E qui sono venute le altre cifre di D’Amato. Dal 1995 al 2000, ha ricordato, sono stati creati 240-250mila posti di lavoro l’anno, l’anno scorso ne sono stati fatti ben 371mila. «Ne siamo orgogliosi – ha detto – ma non bastano, perché a Lisbona l’Europa ha deciso di alzare il tasso di occupazione di altri dieci punti, il che significa che ogni anno devono nascere 580-600mila posti. Risultato che si ottiene cercando con molto coraggio le riforme». Il problema è come. Come uscire dal dilemma di avere assieme l’«Italia senza lavoro», il Sud e l’«Italia senza lavoratori», il Nord, come ha ricordato Sacconi. Ma il Libro bianco per Epifani non va bene, non sceglie, prende o vuole tutto. «La Cgil è per la flessibilità – ha detto – ma assieme a sicurezza e diritti. Se il Governo non lo capisce, commette un errore grave».

Massimo Mascini
Domenica 05 Maggio 2002