Lo strappo di Fim e Uilm Firmato l’accordo separato

16/10/2009

Disaccordi. Sulla base delle nuove regole stabilite dall’accordo separato del 22 gennaio, Federmeccanica, Fim e Uilm hanno rinnovato ieri il contratto nazionale dei metalmeccanici.
La Fiom no. Così come, per motivi diversi, in prima battuta Ugl e Fismic. Che poi hanno recuperato.
L’intesa prevede un aumento salariale medio di 112 euro, pari a 110 euro per il quinto livello. Soldi che entreranno lordi nelle buste paga di almeno un milione e trecentomila lavoratori in tre tranche, nell’arco del triennio 2010-2012: la prima più leggera, come richiesto dalle imprese, arriverà dal primo gennaio e sarà di 28 euro; poi 40 euro dal 2011 e 42 euro dal 2012. Mentre dal primo gennaio 2011 sono previsti, per tutti i lavoratori che non godono della contrattazione integrativa, 15 euro mensili. Col rinnovo è stato istituito un fondo di sostegno al reddito, che dovrebbe aiutare i lavoratori interessati da sospensioni, congedo malattia. Il fondo verrà gestito da un ente bilaterale, quindi partecipato da lavoratori e imprese, che dovrebbe nascere nell’arco di un paio d’anni, utili per costituirlo e raccogliere le risorse. Il fatto che dal nuovo ente siano stati esclusi sia l’Ugl sia la Fismic, ha spinto questi due sindacati a non sottoscrivere l’accordo.
Con l’intesa viene, infine, incrementato di circa cinque euro il contributo a Cometa, il fondo di previdenza complementare delle tute blu. Soddisfatti i metalmeccanici di Fim e Uilm, così come Federmeccanica. Furiose Fiom e Cgil, a partire da Guglielmo Epifani, che annunciano battaglia.
«Non escludiamo di portare questo contenzioso in tribunale», dice Fausto Durante, segretario nazionale della Fiom, che aggiunge: «A partire dal comitato centrale del20 ottobre, metteremo in atto tutte le iniziative per impedire che questo contratto possa essere applicato e produca danni ai lavoratori. È stata una trattativa finta – ha aggiunto Durante – operata da sindacalisti mediocri che hanno gettato nel fango il prestigio delle loro organizzazioni».
Giuseppe Farina, segretario della Fim-Cisl, parla invece di «successo», che verrà premiato dai lavoratori. Innanzitutto per gli aumenti, che «tuteleranno per tre anni i salari dall’inflazione ». Mentre, in riferimento alle critiche arrivate dalla Fiom, aggiunge: «Noi siamo un sindacato che porta a casa i risultati». Infine, sul fondo di sostegno al reddito – criticato all’organizzazione di Rinaldini perché «arriverà tra due anni, mentre oggi ci sarebbe bisogno di estendere gli ammortizzatori sociali» – i leader Fimannuncia: «Federmeccanica sottoscriverà con noi un avviso al governo per estendere gli ammortizzatori e chiedere la detassazione delle retribuzioni». «Il mio giudizio è estremamente positivo – gli ha fatto eco Tonino Regazzi, il segretario Uilm – per la quantità di soldi, per il sostegno al reddito e peri tempi rispettati».
«Grande soddisfazione» anche per Emma Marcegaglia, presidente Confindustria, e Pier Luigi Ceccardi. Anche se il presidente di Federmeccanica ha giudicato le critiche della Fiom «molto dure e con accenni di minaccia ». Tutto bene per il ministro Sacconi, regista dell’accordo separato del 22 gennaio, per il segretario Cisl Bonanni e per quello Uil Angeletti. Così comeper il Pd ed ex Federmeccanica, Calearo. Mentre l’ex Cgil Paolo Nerozzi, senatore Democratico, sostiene la Fiom. Ma i primi ad insorgere per le tute blu Cgil sono stati i lavoratori: a Torino, Milano, Padova, Vicenza e in altre città sono partiti scioperi spontanei. Dalla base al vertice, tutti pronti a dare battaglia all’accordo separato. Si apre una nuova stagione.