Lo stop di Epifani: sciopero generale

27/05/2010

Sì di Mercegaglia:«In queste condizioni risparmi inevitabili»
Cgil scioglie la riserva: si torna in piazza. Uno sciopero generale entro la fine di giugno, una manifestazione «con i lavoratori del pubblico impiego a Roma, il 12 giugno» e una il 2 giugno a Milano – festa della Repubblica – «perché sia anche la festa della nostra Costituzione».
Guglielmo Epifani boccia su tutta la linea la manovra e promette che cercherà di cambiarla a suon di striscioni e cortei, perché è arrabattata e «come accade con tutte le manovre arrabattate – dice – c’è il rischio che deprima la crescita». I sacrifici finiranno per aggravare una crisi economica già profonda, ragiona Epifani.

In tutto il provvedimento il segretario Cgil apprezza un’unica misura, «l’azzeramento dell’Irap per le aziende del Mezzogiorno». Come aveva già spiegato a La Stampa, però, avverte: «Sono le regioni che sforano con la sanità, dovranno aumentare le tasse. Lo Stato dà con una mano e riprende con l’altra». E non c’è nulla per i giovani: «Zero opportunità di impiego nel privato, e il blocco del turn over chiude anche le porte del pubblico». Il segretario ha le sue proposte: una tassa di solidarietà per i giovani, da far pagare ai redditi sopra i 150 mila euro. Il ripristino dell’Ici per chi ne guadagna più di 90-100 mila, un ritocco dell’aliquota sullo scudo – dal 5 al 7% -, l’aumento delle tasse sulle rendite finanziarie dal 12,5 al 20%.

Restano distanti le posizioni rispetto a Cisl e Uil, anche se Epifani nota che «sarebbe una buona cosa lavorare insieme alle modifiche». Appello all’unità anche dal segretario Cisl Raffaele Bonanni: «Per far fronte a questa situazione di economia di guerra». Anche Bonanni chiede equità: «Tutti devono fare sacrifici. Vanno tolti di mezzo la stragrande maggioranza delle Province e gli enti inutili, la bolletta che le famiglie non possono più sopportare». Meno critico il leader della Uil Luigi Angeletti, che in sostanza boccia solo il congelamento dei salari pubblici: parla di «manovra più equilibrata del solito: pagano la politica e gli evasori. Se l’applicassero davvero sarebbe un segno serio e gli evasori avrebbero vita meno facile», dice Angeletti. Che però mette le mani avanti: «Ora si tratta di superare le resistenze del Parlamento e del mondo politico sui tagli. È complicato, diranno che è demagogia».

Anche dal fronte di Confindustria arriva un’approvazione con riserva. Oggi Emma Marcegaglia si pronuncerà sulla manovra per dire che funziona se la si considera il primo passo: «La situazione del Paese – ha detto ai suoi collaboratori – imponeva interventi duri, non si poteva fare altro. Però fino ad ora abbiamo visto solo misure di tagli e contenimento della spesa».

Il leader degli industriali italiani aspetta una seconda parte: quella che dovrà dare un impulso deciso «a investimenti e riforme» per far ripartire la macchina del Paese. «Altrimenti resteremo al palo», dice Marcegaglia. Sotto questo punto di vista sarà necessario anche un nuovo rapporto con il sindacato. Il presidente di Confindustria prepara un appello per chiedere che nei prossimi mesi si faccia ciò che sarà necessario per aumentare la produttività e l’innovazione attraverso accordi aziendali basati sulle singole esigenze del momento, senza rimettere in discussione ogni volta tutto da capo. Il tempo stringe.