Lo Statuto ha 33 anni, lasciatelo in pace

20/05/2003

              martedì 20 maggio 2003

              Fu approvato il 20 maggio 1970. I delegati della Cgil
              in assemblea a Roma il 9 giugno per il referendum
              Lo Statuto ha 33 anni, lasciatelo in pace

              MILANO Lo Statuto dei lavoratori compie oggi 33 anni. Un compleanno che cade nel mezzo della campagna referendaria
              sull’articolo 18. L’idea di una «Costituzione del lavoro» risale però
              al 1952, quando a parlarne per primo fu Giuseppe Di Vittorio, in occasione del terzo congresso della Cgil. La proposta non fu però raccolta dalle forze politiche. A recuperarla, 15 anni più tardi, fu il ministro del Lavoro, Giacomo Brodolini. Mentre a trasformarla
              in un disegno di legge, sotto la supervisione di Gino Giugni, fu il suo successore, Carlo Donat Cattin.
              Il provvedimento ottenne il via libera del Parlamento il 20 maggio
              1970. Ma il Pci si astenne, lamentando alcuni limiti della nuova legislazione, tra cui la limitazione delle tutele alle aziende con più di 15 dipendenti.
              Il disco verde arrivò nel pieno delle lotte sindacali ereditate dall’autunno caldo. E celebrò simbolicamente la novità segnata dal primo maggio del 1970, che per la prima volta vide riunite nelle celebrazioni Cgil, Cisl e Uil.
              E di «trentatre anni di vita portati bene» parla il responsabile del lavoro
              dei Ds, Cesare Damiano. Si tratta ora, sostiene l’esponente della Quercia, «di tutelare, oltre al lavoro subordinato, come avvenne giustamente nel 1970, l’intero mondo dei lavori».
              Mentre Paola Cagna Ninchi, presidente del comitato promotore del referendum sull’articolo 18 ricorda anche un altro 20 maggio, quello del 1999, quando fu assassinato Massimo D’Antona. Ed è con le parole del giurista ucciso dalle Br che celebra la ricorrenza: «Ci sono dei diritti fondamentali nel mercato del lavoro che devono riguardare il lavoratore non in quanto parte di un qualsiasi tipo di rapporto
              contrattuale, ma in quanto persona che sceglie il lavoro come programma di vita, che si aspetta dal lavoro l’identità, il reddito, la sicurezza, cioè i fattori costitutivi della sua vita e della sua personalità».
              A proposito di articolo 18, la Cgil organizzerà il 9 giugno a Roma un’assemblea dei delegati della confederazione a sostegno del Sì al referendum del 15 giugno come via migliore per il cammino delle proposte di legge del sindacato in materia di lavoro. L’iniziativa,
              decisa nella riunione di segreteria che si è tenuta ieri, dovrebbe
              coinvolgere circa 1.500 quadri del sindacato e sostenere il «sì per le riforme» in linea con la relazione finale del segretario generale del sindacato Guglielmo Epifani e con quanto deciso nella riunione del direttivo del 6-7 maggio. Si tratterà dell’ultima “carica” (a porte chiuse) per i delegati sindacali in vista dello sprint finale nella campagna referendaria, a sei giorni dall’apertura delle urne. «Ma l’attività di propaganda per il Sì al referendum è già cominciata – tiene a sottolineare Carlo Ghezzi, segretario nazionale e responsabile dell’organizzazione della Cgil – perché noi, coerentemente con quanto stabilito nel corso del direttivo del 6-7 maggio abbiamo già attivato i diversi canali utili».
              In effetti la Cgil ha già preparato i manifesti che presto compariranno in
              tutte le città italiane a sostegno del Sì, ha prenotato gli spazi per le affissioni e anche gli spazi televisivi presso le emittenti nazionali e locali. Lo slogan è sempre lo stesso, il «Sì per le riforme».