Lo Stato paga 3 pensioni ogni 4 dipendenti attivi

18/07/2002

18 luglio 2002

Lo Stato paga 3 pensioni ogni 4 dipendenti attivi

R.Tu.
ROMA – Hanno fatto bene ai conti previdenziali i tagli assestati dal 1993 alle baby-pensioni. Ma ancora non basta: in una situazione «insostenibile» di tre pensionati ogni quattro lavoratori in servizio, sono necessari «ulteriori interventi» per evitare le conseguenze di «catastrofiche tendenze demografiche» che rischiano di affossare il sistema previdenziale. Servono dunque nuovi interventi per le pensioni di anzianità. E una carta da spendere sarà anche il passaggio al sistema contributivo, che potrà favorire la stabilizzazione del rapporto spesa/Pil e, insieme, disincentivare i lavoratori a restare più a lungo in servizio. La Corte dei conti scende nuovamente in campo sulle previdenza con un rapporto inviato al Parlamento sulla gestione delle pensioni anticipate tra gli statali. Un check sul passato e sui buoni successi dei primi tagli alle pensioni di anzianità, che ha permesso alla magistratura contabile di allungare lo sguardo anche sugli scenari futuri. Sui nodi ancora da sciogliere e sui rischi che potrebbero profilarsi in assenza di nuove scelte. La relazione prende spunto proprio dai buoni risultati delle manovre attuate sul fronte delle pensioni di anzianità. Manovre che hanno fatto registrare l’aumento dell’anzianità anagrafica media al momento della cessazione dal servizio, passata da 53,4 anni (gennaio 1993) a 59,5 anni (gennaio 1998); la crescita delle anzianità utili alla pensione (passate da 32,7 a 37,7 anni), ma anche l’aumento di 6,1 anni (+20% rispetto al valore iniziale) delle anzianità contributive. Ma si deve fare di più, afferma la Corte dei conti. Notando anzitutto che esiste un «pessimo rapporto tra il numero dei pensionati, in continua, anche se ormai controllata, espansione, e il numero dei dipendenti soggetti a ritenuta contributiva in evidente contrazione». A fronte di una crescita dei pensionati del 43,76% nel 1989-2000, il numero dei contribuenti è calato fortemente (-5,02%) per effetto della forte contrazione avvenuta dopo il 1993. E il rapporto tra pensionati e dipendenti attivi (passato dal 50,6% di fine 1989 al 76,6% di fine 2000) «è inevitabilmente destinato a peggiorare ancora». Una situazione che «genera preoccupazione», tanto da imporre allo Stato di «colmare già oggi il consistente divario, pari a quasi il 19%, dei monti imponibili delle amministrazioni statali con appositi trasferimenti verso l’Inpdap». Ma non basta. Un capitolo fortemente critico si rivelerà, per la Corte dei conti, il «rinvio esagerato nell’applicazione dei nuovi sistemi di calcolo» delle pensioni. Secondo i magistrati, infatti, il sistema contributivo, «oltre a essere particolarmente idoneo alla stabilizzazione della spesa pensionistica nel rapporto col Pil, appare particolarmente adatto ad assolvere alla fondamentale funzione di incentivare il lavoratore a permanere più a lungo in servizio».