Lo sciopero tormenta l’Ulivo

24/09/2002


          24 settembre 2002

          Lo sciopero tormenta l’Ulivo
          Verdi, Pdci e Aprile chiedono un appoggio chiaro all’iniziativa della Cgil
          La Margherita discute Castagnetti: «Lo sciopero è inevitabile». Letta: «Non regaliamo al centrodestra le divisioni». Lo Sdi con Rutelli: «Parlare di revoca dello sciopero non è un sacrilegio»
          Rutelli L’ex sindaco aveva chiesto alla Cgil di ripensare l’inziativa. Fassino l’aveva appoggiata, ma invocando il ritorno all’unità sindacale


          MICAELA BONGI


          ROMA
          Lo sciopero generale del 18 ottobre? «Credo che sarà inevitabile». Il capogruppo della Margherita a Montecitorio, Pierluigi Castagnetti, dalle colonne dell’
          Unità prende le distanze da Francesco Rutelli – che aveva invitato la Cgil a riconsiderare l’appuntamento – o quantomeno corregge il tiro: «Cisl e Uil dovrebbero partecipare da protagoniste» all’inziativa, perché dopo aver sottoscritto il patto per l’Italia «devono prendere atto che la situazione è cambiata». Sciopero sì, dunque, «con una piattaforma nuova». L’attenzione alla Cisl di Savino Pezzotta e l’obiettivo di recuperare l’unità sindacale – auspicato del resto anche da Piero Fassino, l’altra sera a Modena, insieme all’appoggio alla Cgil – nel partito di Rutelli è ovviamente condivisa. Ma è vana la speranza che lo sciopero generale sia rinviato per permettere a Cisl e Uil – che ancora ieri hanno ribadito il loro no all’iniziativa del 18 – di agganciarsi in corsa, alla luce di una legge finanziaria che sveli l’inganno del Patto per l’Italia. La forzatura di Rutelli (sostenuto da Treu e Marini) sulla Cgil, all’indomani del passaggio di testimone tra Sergio Cofferati e Guglielmo Epifani, ha comunque provocato divisioni nel partito. C’è chi preferisce la via del silenzio. Ma anche chi, come Enrico Letta, invita a una maggiore riflessione su quanto detto dall’ex sindaco, visto che «si è accentuata la debolezza del governo, i criteri macro-economici sono cambiati, anche Confindustria ha rotto con l’esecutivo» e dunque «di fronte alla Waterloo di Berlusconi e Tremonti, è insensato regalare al centrodestra divisioni nel sindacato e nell’Ulivo». Le divisioni nell’Ulivo non mancano, anche se la posizione di Rutelli risulta piuttosto isolata. Il leader del Pdci, Oliviero Diliberto, anche alla luce del risultato elettorale in Germania, coglie l’occasione per tornare a battere sulla questione del doppio incarico ricoperto dall’ex sindaco capitolino. Insomma, un conto è fare certe affermazioni – comunque non condivisibili – come leader della Margherita. Ma, avverte Diliberto, «se Rutelli parla da leader dell’Ulivo, vorrei sapere da dove viene la delega a esprimere questa posizione contro lo sciopero, posizione minoritaria nel centrosisnistra». Il socialista Enrico Boselli, secondo il quale parlare di revoca dello sciopero «non è un sacrilegio», la pensa diversamente. Ma è l’unico, insieme a Gianni Vernetti, della Margherita, a difendere a spada tratta Rutelli dall’affondo dei cossuttiani. Al quale si somma la richiesta del presidente dei Verdi, Alfonso Pecoraro Scanio, galvanizzato dall’affermazione del partito di Fischer: «L’Ulivo sostenga chiaramente lo sciopero della Cgil». Un pronunciamento chiaro lo chiede anche Aprile, attraverso il portavoce Vincenzo Vita che, criticando Rutelli, lo invita a chiarire la sua proposta sullo sciopero («una scadenza importante da appoggiare senza remore»), «fugando i dubbi». Il «correntone» dei Ds per ora incassa il sostegno alla Cgil garantito da Fassino, anche se con una formula («non c’è centrosinistra vincente con un sindacato diviso»), che in settori della maggioranza diessina viene definita «di mediazione». Proprio per fugare dubbi sulla chiarezza del sostegno allo sciopero messa in discussione da posizioni come quelle di D’Alema o di Gavino Angius la minoranza del partito al direttivo di lunedì chiederà un pronunciamento formale. E, quanto tornerà a riunirsi, l’intero Ulivo dovrà discutere l’atteggiamento da assumere.