Lo sciopero? Siamo pronti

22/10/2003



  Economia e lavoro v


I sindacati preparano altre iniziative unitarie: si comincia con Mezzogiorno e scuola
Lo sciopero? Siamo pronti
Venerdì sarà un successo
di Felicia Masocco
ROMA C’è chi ha le televisioni e le monopolizza e chi ha le assemblee,
le manifestazioni, lo sciopero per spiegare perché la riforma delle pensioni deve essere ritirata e la legge finanziaria modificata. Si tratterà di una grande e lunga «spiegazione nazionale» che inizia venerdì con lo
stop di quattro ore promosso dalla quasi totalità delle sigle sindacali e
andrà avanti fino a quanto il governo non invertirà la rotta. Almeno
per Cgil, Cisl e Uil che in un nota annunciano nuove iniziative unitarie.
Sicuramente una sul Mezzogiorno da farsi a novembre a Cosenza o
a Reggio Calabria, e una sulla scuola.
Poi una manifestazione nazionale a Roma, di quelle oceaniche, probabilmente nella prima metà di dicembre.
I leader delle confederazioni comunicheranno il calendario martedì prossimo, un nuovo sciopero generale non è escluso ma se, come
e quando metterlo in campo dipenderà molto da come andranno
le cose, da quanto farà il governo innanzitutto che a tutt’oggi non ha
formalizzato l’emendamento sulle pensioni. Se ne riparlerà lunedì,
quando Epifani, Pezzotta e Angeletti si rivedranno insieme ai segretari
confederali responsabili della previdenza e poi sottoporranno le decisioni
ai rispettivi organismi. Ora i vertici e le strutture delle confederazioni
sono impegnati nella riuscita della protesta di venerdì: «Dalle notizie
che abbiamo sarà un successo», afferma Guglielmo Epifani, «poi vedremo come continuare, ogni cosa a suo tempo».
Il leader della Cgil ieri era Siena per un’assemblea di quadri e delegati,
sui margini di trattativa col governo ha detto di farsi «poche illusioni»
e ha ripetuto che condizione necessaria è il ritiro della riforma previdenziale, se avviene «allora si può aprire un vero confronto, altrimenti continueremo la mobilitazione». La scelta s’impone, insomma, ad imporla è l’esecutivo visto che nel pomeriggio di ieri il ministro Roberto Maroni alla domanda se il governo avesse in mente di fare qualcosa per stemperare il clima ha risposto seccamente: «No, tutto quello che dobbiamo fare lo abbiamo fatto». E questo tanto per chiarire la natura delle «aperture» che a scadenza giornaliera vengono offerte dal leghista titolare del Welfare ad uso e consumo dei media, «sono pronto a trattare se il sindacato dà un segnale», ripete.
«Serve l’onestà intellettuale per dire che il sindacato ha messo in campo molte proposte – gli manda a dire Savino Pezzotta – ora sono tutti
smemorati». La mobilitazione non termina il 24, per il segretario cislino
«ci saranno delle sorprese». «Contrastiamo la politica del governo
perché non risponde alle nostre esigenze», aggiunge, e mostra di avere
pochi dubbi sulla riuscita dello sciopero di venerdì a cui si aspetta
«un’adesione immensa». È l’inizio di quella che definisce «una grande
spiegazione nazionale», visto che «noi non abbiamo le reti unificate»
ha detto intervenendo all’assemblea organizzativa dei quadri delegati della Fisascat riunita a Silvi (Teramo). Il sindacato ha i suoi strumenti, da
Milano il segretario generale della Luigi Angeletti annuncia che proporrà a Cisl e Uil l’invio di una lettera unitaria agli iscritti per spiegare le
ragioni del «no» alla controriforma previdenziale.
È scattata insomma la controffensiva sindacale, da una città all’altra
la macchina organizzativa è in moto per assicurare «una forte e significativa riuscita» dello sciopero di venerdì. Il vicepresidente di Confindustria Guidalberto Guidi parla di «risposta liturgica», ma non è una novità. «Lo sciopero generale cerca di rallentare un processo riformista che in tutta Europa si sta facendo a gran velocità», aggiunge il leader degli industriali Antonio D’Amato.
In questi giorni i riferimenti alla Germania si sprecano: «Sono due realtà
diverse – taglia corto Guglielmo Epifani -. Noi abbiamo già fatto tre riforme, loro nessuna. Bisogna anche pensare che in Germania le pensioni non sono tassate. Peraltro il livello medio di quelle tedesche credo siano una volta e mezzo del livello medio delle pensioni italiane». Ciò nonostante i sindacati tedeschi protestano duramente non escludendo
un ricorso alla Corte costituzionale.