Lo sciopero può battere il governo

10/04/2002




Lo sciopero può battere il governo
di 
Felicia Masocco


 La macchina dello sciopero generale ha preso a funzionare a pieno ritmo, i sindacati hanno formalizzato la piattaforma (non solo contrarietà ai licenziamenti, arbitrato e decontribuzione, ma una diversa politica su fisco, Sud, sanità e scuola) e puntano a far cambiare idea all’esecutivo con la prima protesta unitaria di otto ore dopo ben vent’anni. «Uno sciopero generale consistente ed efficace può cambiare molte cose», ha detto Sergio Cofferati. «L’effetto è politico sul governo e produttivo sulle imprese. Io non credo che tutte le imprese siano contente di questa tensione». Cambiare rotta sull’articolo 18, «stralciarlo», solo dopo la Cgil discuterà della riforma degli ammortizzatori sociali. E con questa posizione si presenterà al tavolo se e quando il governo lo convocherà.
L’esecutivo sa che dovrà incassare lo stop dell’Italia che lavora ed è tutto concentrato sul dopo-martedì puntando sulla riforma degli ammortizzatori sociali per uscire fuori dall’impasse in cui si è cacciato scegliendo di lasciarsi ispirare da Confindustria. Così se Fini va a battere cassa da Tremonti per non arrivare a mani vuote alla fatidica ripresa del dialogo (una riforma a costo zero non ha alcuna credibilità), la maggioranza in commissione Lavoro del Senato insiste con la proposta di «posporre» in coda alla discussione sulla delega sul lavoro gli articoli più contestati: ammortizzatori, arbitrato e licenziamenti. Dall’opposizione un no netto, «è un surrogato di stralcio, mentre noi vogliamo lo stralcio vero e proprio», spiega il senatore diessino Piero Di Siena.
Il tutto mentre resta rovente la polemica tra Lega e An sulla «cabina di regia» sul dialogo sociale da installare a Palazzo Chigi, «regista» Gianfranco Fini. «Secondo me la smantelliamo…», butta lì il capogruppo del Carroccio alla Camera Alessandro Cè. «Le cabine di regia sono una cosa cinematografica, lasciamole a Sgarbi», gli fa eco il vicepresidente del Senato anche lui leghista, Roberto Calderoli. Per An risponde il ministro dell’ Ambiente, Altero Matteoli: ««Mi dispiace che qualcuno abbia pensato che noi volessimo togliere competenze a Maroni…». Lo «scippo» dispiacerà pure al partito di Fini, ma tant’è. E visto che l’Udc non è seconda a nessuno, il ministro Rocco Buttiglione mette subito in chiaro che nella «cabina di regia devono trovare posto tutti i leader della coalizione al governo», quindi con Bossi e Fini lo stesso Buttiglione «altrimenti non credo che l’organismo possa funzionare…».
Insomma ora che i sondaggi danno in calo la fiducia all’esecutivo proprio a causa dei licenziamenti, nessuno vuole lasciare al solo Fini l’appellativo di «mediatore» e tutti vogliono salire sul carro dove credono si possa «dialogare». Tenendo però ferma la pregiudiziale della riforma dell’articolo 18, il che è un controsenso.
Per i sindacati infatti, quel paletto va tolto. Lo ha ripetuto Luigi Angeletti, leader Uil, per la Cisl il segretario confederale Raffaele Bonanni, per la Cgil lo stesso Cofferati: «È questo l’obiettivo dello sciopero, sarebbe singolare presentarsi al tavolo dimenticando il motivo per cui è stato chiesto ai lavoratori di scioperare», ha spiegato a "Radio anch’io". Un intervento a tutto campo quello del leader della Cgil, che ha smentito ancora una volta il suo impegno in politica alla fine del mandato nel sindacato («considero un errore il passaggio da un impegno di rappresentanza sociale a uno di rappresentanza in politica»). Di nuovo in Pirelli, dunque, «l’ho detto, so che non convinco nessuno. Ma il tempo è galantuomo, basta aspettare».
Ci vorrà giugno. Nell’immediato gli impegni sono altri. Lo sciopero, innanzitutto e il dopo-sciopero. «Per noi le priorità sono l’estensione dei diritti a chi non ne ha e la riforma degli ammortizzatori. Il confronto su questi temi è possibile se c’è lo stralcio». Cofferati ha negato che in Italia ci sia poca flessibilità «è una leggenda metropolitana – ha detto – sono state mandate in pensione persone di 47 anni. Ci sono strumenti come i prepensionamenti che sono stati usati, spesso con il consenso dei sindacati e che hanno favorito distorsioni nel mercato del lavoro. I prepensionamenti vanno cancellati e sostituiti con strumenti di solidarietà e percorsi che consentano di riqualificare i lavoratori».