Lo sciopero mondiale dei lavoratori fast-food

15/05/2014

Se non il primo sciopero globale – `che scioperare in buona parte del mondo è troppo rischioso – comunque la prima mobilitazione planetaria. Parte oggi dall`America dei fast food, dei McJob – diventato in slang americano il simbolo del lavoro mal pagato, poco prestigioso e a termine – e si aggira per 33 Paesi di tutti i continenti. Dalla California fino alla Nuova Zelanda tutti i fusi orari saranno attraversati dalla protesta – che si chiuderà domani in Italia – dei lavoratori delle grandi catene delle ristorazione a buon mercato. Un «buon mercato» figlio però delle paghe da fame e dalle condizioni di lavoro spesso da galera a cui sono sottoposti i lavoratori, sempre meno giovani che sfornano patatine, hamburger e panini. Il loro boom è figlio della crisi. E la crisi ora porta chi la subisce in prima persona a chiedere paga e condizioni di lavoro «decenti».
«CONDIZIONI DI LAVORO DECENTI»
Dove non arrivano i sindacati confederali in Europa – nonostante i sei anni di crisi, lo sciopero continentale è ancora un`utopia – sono arrivati i debolissimi sindacati dei fast food. L`azione globale e l`hashtag #FastFoodGlobal sono stati lanciati durante il primo meeting internazionale la scorsa settimana a New York dallo luf, – International Union of Food (che rappresenta anche i lavoratori degli hotel e dell`agricoltrra) – al quale hanno partecipato i rappresentanti sindacali dei lavoratori dei fast food di tutto il mondo. Sono gli Stati Uniti ad aver lanciato l`idea sotto lo slogan «Fight for fifteen» – lotta per i 15 dollari l`ora rispetto agli attuali 7,5 con cui si devono pagare anche la sanità – che porterà a picchetti di protesta in 150 città sotto la bandiera a stelle e strisce. Una stima su quanti lavoratori saranno coinvolti è assai complicata. Il lavoro è ormai così frammentato che se in Italia ci lamentiamo del sindacato che non raggiunge i precari, nel resto del mondo la parola «sindacato» è spesso sconosciuta.
«In Italia i lavoratori coinvolti sono circa 500mila», spiega Christian Sesena che per la Filcams Cgi ha partecipato all`incontro di New York. Il suo racconto di quella due giorni dà l`idea di come sia complicato il mondo del lavoro e il mestiere del sindacalista nel 2014. «Ogni Paese ha la sua specificità. Ho assistito alle denunce delle lavoratrici thailandesi licenziate perché protestavano, ai racconti di quelle inglesi che spiegavano i contratti a zero ore per cui sei assunto a tempo indeterminato ma lavori solo a chiamata, alla lavoratrice danese che prende 21 dollari l`ora e non vuole sentirsi in colpa se nel suo Paese il governo fa rispettare i contratti e le relazioni sindacali». E allora dal primo meeting internazionale è stata lanciata «una lettera simbolicamente consegnata a tutti gli amministratori delegati di McDonalds e delle altre catene» che chie- de diritti globali minimi per tutti i lavoratori del globo, un salario decente – sull`indicare una paga minima globale siamo però ancora molto lontani – l`abolizione dei contratti a zero ore, condizioni e orari di lavoro non da sfruttamento. «I punti in comune in tutte le esperienze raccontate riguardano il fatto che ormai nei fast food non lavorano più solo i giovani, non è più in lavoro di transizione e che, a parte l`eccezione scandinava, le relazioni sindacali sono praticamente nulle», spiega Sesena. Le peculiarità italiche riguardano il caso McDonalds. In Italia il brand in realtà copre 1`80 per cento di franchising per i suoi quasi 500 ristoranti con 17mila lavoratori in gran parte con un part time involontario da 20 ore a 620 euro al mese – per 6,8 euro netti l`ora. «Ma poi in Italia ci sono tantissime catene di autogrill in cui i problemi sono gli stessi». Ora acuiti dalla disdetta da parte della Fipe (federazione pubblici esercizi facente parte di Confcommercio) del contratto nazionale. Per questo lo sciopero di domani – «lo avevamo già proclamato per quel giorno e comunque sarà in contemporanea con la Nuova Zelanda» – vedrà la protesta comune dei lavoratori dei fast food con quella degli alberghi e dei tour operator di Confindustria, delle agenzie di viaggio di Fiavet, e quelli di Confesercenti tutti in attesa da più di un anno del rinnovo. Pensare localmente per agire globalmente «perché di noi non parla nessuno». L`esempio dei lavoratori dei fast food si spera sia d`esempio per tutti.