«Lo sciopero generale il 18 ottobre»

18/09/2002


  Politica




18.09.2002
«Lo sciopero generale il 18 ottobre»

di 
Felicia Masocco


 La politica economica del governo è un fallimento di cui va preso atto e anche gli imprenditori se ne sono accorti. Fa dunque bene il presidente Ciampi a preoccuparsi, quanto alla Cgil andrà allo sciopero generale, la data è il 18 ottobre. Sergio Cofferati ha scelto Belluno per l’ultima iniziativa tra i militanti del suo sindacato, l’ultima prima di sabato quando da Roma saluterà l’organizzazione dopo il passaggio di consegne, venerdì, a Guglielmo Epifani. Manca una manciata di giorni, tra un mese esatto invece i lavoratori iscritti e non alla Cgil sono chiamati a far valere le loro ragioni: «Quelle per scioperare sono tante, alle note se ne sono aggiunte di ulteriori come il tentativo smaccato di comprimere i salari con le operazioni che sono state fatte sull’inflazione», spiega Cofferati. Uno sciopero contro il Patto per l’Italia, contro il governo che nei prossimi giorni si presenterà in Parlamento per cancellare l’articolo 18 per tanti giovani. Poi c’è il fallimento di tutta la politica economica «che non soltanto priva i giovani che non hanno lavoro delle prospettive serene per il futuro, ma sta creando difficoltà consistenti anche per l’occupazione che c’è». Davanti alla crisi di molti settori produttivi (basti pensare alla Fiat) e a quella del Sud «non c’è un solo provvedimento efficace in campo».
Dopo 26 anni Sergio Cofferati il 18 ottobre tornerà a scioperare come «dipendente della Pirelli». Fino a venerdì però sarà ancora il sindacalista ad attaccare. L’esecutivo anzitutto, «ormai palesemente incapace di far crescere l’economia italiana come aveva promesso»; la Confindustria, poi, «che ha firmato assieme a tanti altri non più tardi di un mese e mezzo fa un accordo che ha definito in termini pomposi, enfatici, epocali», il Patto per l’Italia. Ora il suo presidente ha posto la firma sotto una lettera che per Cofferati «è il riconoscimento contemporaneamente di un errore clamoroso di previsione, di una scelta errata di politiche e, perché no, anche del venir meno del rapporto di fiducia con questo governo. Una lettera singolare e, ancor di più lo è il fatto che poi non ne traggano mai le conseguenze». Cofferati sa di mettere il dito in una piaga e cinicamente insiste perché è ormai chiaro che alla politica fallimentare del governo fa riscontro il fallimento della strategia di Antonio D’Amato che all’esecutivo di Berlusconi aveva concesso un’apertura di credito senza precedenti. Nella lettera il leader degli industriali ha chiesto al premier un confronto urgente sulla Finanziaria, ha scritto le sue preoccupazioni prendendo atto «che non ci sono più gli obiettivi che in quell’accordo», spiega Cofferati. E continua: «Il suo centro studi dice che la crescita sarà di un quinto di quello che era scritto nella Finanziaria e inferiore alla metà di quello che Confindustria aveva accettato come riferimento nel mese di luglio».
Esempi di come ci si può sbagliare. Ora le difficoltà della nostra economia sono sotto gli occhi di tutti «e creano legittima preoccupazione in tantissime persone a cominciare dal Capo dello Stato». Non va nulla bene, purtroppo, e per Cofferati è del tutto fuori luogo la «pratica mediatica» utilizzata dal governo per tranquillizzare. A lungo andare – avverte – questo non solo può creare altri danni e altre difficoltà, ma anche «disaffezione verso le istituzioni, cosa che andrebbe accuratamente evitata». Sotto accusa lo strapotere mediatico del premier, cui si deve anche l’«oscuramento» della Cgil nell’informazione: dalla Rai a Mediaset «non solo ti mostrano meno, ma ti descrivono come non sei e stravolgono le tue opinioni».
Cofferati conferma la data del 18 ottobre per lo sciopero generale della Cgil con manifestazioni a livello provinciale. Formalmente la decisione verrà presa venerdì prossimo dal direttivo. Sarà il secondo sciopero di otto ore incassato in appena sei mesi dal governo Berlusconi. Ma se quello dello scorso 16 aprile fu unitario, adesso la rottura del fronte sindacale rischia davvero di essere insanabile. Stavolta, ha tuonato il leader della Cisl Savino Pezzotta, «è uno sciopero anche contro di noi». E il numero due della Uil, Adriano Musi, si augura che «le motivazioni dello sciopero siano solo sindacali e che la Cgil individui bene le controparti». Da un ex segretario della Cisl, Franco Marini, oggi dirigente della Margherita, arriva un appello sia alla Cgil, perché rinunci a uno sciopero «proclamato unilateralmente», sia alle tre le confederazioni perché riprendano a dialogare.
Dal canto suo Cofferati ritiene invece che Cisl e Uil dovrebbero «riflettere seriamente sugli errori commessi» firmando il Patto per l’Italia, le condizioni ci sono visto che «si sta evidenziando la vanità di tutto ciò che il governo aveva promesso». «Decideranno loro, Cisl e Uil cosa fare di fronte a uno scenario che peggiora», ha poi concluso. Senza tuttavia chiudere la porta ad ogni possibile «condizione unitaria» «che la Cgil non rinuncerà mai a ricercare». Ma se manca non può essere motivo «per condannare all’immobilismo» una grande organizzazione come quella di Corso d’Italia.

Venerdì le redini della Cgil passeranno nelle mani di Guglielmo Epifani. Subito dopo l’elezione il neo segretario, alle 15, terrà una conferenza stampa. Il leader uscente, invece, darà l’addio alla sua organizzazione il giorno dopo, nel corso di un’assemblea dei quadri e dei delegati che si svolgerà dalle 10 al Palazzo dello Sport di viale Tiziano a Roma (prevista la partecipazione di circa 2.5000 persone). Sabato sera la prima uscita pubblica di Epifani da segretario generale della Cgil: alle 21 alla festa dell’Unità di Modena.