Lo sciopero generale alla «festa dei diritti»

30/09/2002



          28 settembre 2002

          Lo sciopero generale alla «festa dei diritti»
          120 piazze in collegamento satellitare con Roma dove parla Guglielmo Epifani: «Lo sciopero generale della Cgil è per l’Italia e contro la finanziaria, le politiche del governo»
          CARLA CASALINI
          Piazze piene di nuovo fino a notte, ieri, in centoventi città. Questa volta la Cgil «invita a cena le cittadini e i cittadini italiani» per promuovere la raccolta di firme
          contro tutto ciò che Berlusconi vuole loro «togliere» in libertà personali e poteri collettivi, e insieme per «estenderli», per quel «di più» che lo stato di cose presente richiede in libertà e poteri comunque, ben prima e al di là della vocazione distruttiva del governo di destra. La campagna per raccogliere 5 milioni di firme «sui diritti» è già a metà strada: «abbiamo raggiunto i due milioni e mezzo» ha annunciato il segretario generale della Cgil Guglielmo Epifani parlando da Roma in piazza Farnese e in contemperanea, via satellite, in tutte le altre piazze. E’ questa l’ultima grande manifestazione prima dello sciopero del 18 ottobre, cuore delle 120 serate cittadine e delle parole di Epifani: «Uno sciopero generale per l’Italia e contro la finanziaria, le `riforme’ del governo». Sarà la «Festa dei diritti», scriveva la Cgil nel suo invito a cena di ieri, «con personalità della cultura, dello spettacolo in tutte le piazze…». Uno slogan che risuona alla memoria: era già stato pensato per lo scorso 23 marzo, ma alla vigilia l’assassinio di Marco Biagi cancellò la «festa» dal programma della Cgil, che rivendicò la tradizione del sindacato nella lotta al terrorismo, ma non cancellò dal programma i «diritti», nel discorso che Sergio Cofferati rivolse ai tre milioni di persone dal Circo Massimo. Berlusconi e i suoi ministri per l’occasione coniarono un loro sinistro slogan di primavera, «le piazze come le pistole», chissà se ne hanno già uno pronto per le tavole imbandite e i concerti delle piazze di ieri, magari contro gli «imbelli» che pretendono la pace.

          Nelle 120 notti questa volta la «festa dei diritti» c’è stata. Lo sguardo allo sciopero generale, mentre si intensifica la raccolta di 5 milioni di adesioni per la campagna «Tu togli, io firmo»: i referendum per cancellare le controriforme sul lavoro, sull’art.18, e le proposte di leggere per allargare i diritti a chi oggi nel lavoro ne è privo, e a chi è senza lavoro. Una immagine concreta a riassumere anche per altre campagne di opposizione una doppia mossa: la pratica di una difesa, e insieme la posta di una sfida «sulla democrazia»; è l’accento sul «movimento» di democrazia – per «promuoverla» sempre ché sennò non sta ferma, regredisce – che connota in tutto questo anno le nuove parole della Cgil, e quelle di Guglielmo Epifani ieri sera.

          «Lo sciopero generale» del 18 ottobre proclamato dalla Cgil «sarà per l’Italia e contro la finanziaria», esordisce il segretario nella serata romana presentata da Silvio Orlando, conclusa dal concerto di Teresa de Sio e la sua band – mentre Sergio Cofferati, tra la folla, accerchiato affettuosamente, firma autografi su autografi, tra i flash dei fotografi: molto gettonata l’immagine dei due insieme, l’ex e il neo segretario della Cgil. Epifani riprende in mano il filo e il senso delle mobilitazioni del suo sindacato, e delle altre di questi mesi, in interlocuzione con «gli intellettuali», i «giovani», in rete con le lotte del mondo del lavoro: «Uno sciopero per l’Italia dei diritti e della coesione sociale; per un welfare universale e moderno, una scuola e una formazione per tutti e di qualità, uno sviluppo basato sulla ricerca, per un Sud che non veda interrotto il cammino di una speranza fatta di lavoro, di reddito, di legalità».

          Poi l’altro «lato», lo sciopero della Cgil «è anche uno sciopero contro: contro una legge finanziaria che non punta allo sviluppo, all’equità, che riduce spazi, ruoli, poteri, che prevede tagli dove ci vorrebbero investimenti, nella scuola, per la salute». «Contro anche un’informazione che oscura le parole, gli argomenti, le lotte della Cgil», scandisce Epifani, «a partire da questa straordinaria raccolta di 5 milioni di firme, la più grande della nostra repubblica e della storia secolare del lavoro».

          Poi la pace: «se dovesse scoppiare la guerra in Mediooriente i problemi dell’economia diventerebbero ancora più gravi», ma ben oltre le ragioni economiche «siamo contro la guerra e contro l’intervento in Iraq perché crediamo nella forza del dialogo, della pace; nelle istituzioni internazionali in grado di prevenire i conflitti; così come vogliamo questa sera dire ancora `basta sangue in Palestina, in Israele’».