«Lo sciopero del 30 è solo l’inizio»

19/11/2004

    venerdì 19 novembre 2004

    «Lo sciopero del 30 è solo l’inizio»
    Epifani, Pezzotta e Angeletti: una protesta politica, il governo cambi rotta

    Felicia Masocco


    ROMA Il governo tira dritto per la sua strada trascinandosi dietro una Finanziaria «iniqua», e i sindacati vanno avanti per la loro con il quinto sciopero generale contro la politica di Silvio Berlusconi. Il 30 novembre i lavoratori dipendenti sono chiamati a fermarsi per 4 ore, ma in alcuni settori si raddoppia. È il caso del pubblico impiego, con tutte le sue categorie diventate la «sintesi» di scelte disattente alle esigenze reali dei lavoratori e delle loro famiglie: il governo nega il contratto (e potere d’acquisto) e minaccia di ridurre ulteriormente le risorse offerte per gli incrementi salariali. «È la copertura per il taglio delle tasse», denunciano i sindacati.

    È uno sciopero «politico», afferma il ministro del Lavoro pensando di sminuirne il valore. «Sì lo è, non ho problemi a dirlo», gli risponde Savino Pezzotta, «non è uno sciopero di uno schieramento, ma di un soggetto politico autonomo su questioni sindacali». «Ha una sua politicità», insiste il leader della Cisl.


    Manifestazioni sono previste in tutta Italia, una settantina in tutto, e dopo si ricomincia. L’iter della manovra verrà «presidiato», Cgil, Cisl e Uil l’accompagneranno con sit-in davanti alla Camera e al Senato per fare pressing e chiedere fino all’ultimo una svolta nella politica economica. Il 18 dicembre a Roma si terrà una manifestazione per protestare contro la politica del centrodestra sull’immigrazione, contro la legge Bossi-Fini in particolare, come avvenne una anno fa a Vicenza. Per l’inizio dell’anno due iniziative nazionali a Roma e Milano saranno dedicate al Mezzogiorno e alla crisi industriale. Non si contano più gli stabilimenti che chiudono, che trasferiscono le attività altrove, che contano esuberi che finiscono «ammortizzati» dalla cassaintegrazione. Il sistema-Italia sta andando in frantumi, dal settore tessile al meccanico, passando per le subforniture e per gli «invisibili» della componentistica, si scontano flessioni della produzione tra il 10 e il 15%. L’esecutivo non se ne preoccupa.


    Era da tempo che non si vedeva un programma di mobilitazione così nutrito e per giunta unitario. Senza contare che un altro sciopero generale è promosso dai Cobas per il 3 dicembre (il Sincobas sciopera il 30 novembre per 8 ore) e interi gruppi come la Fiat o categorie come la scuola hanno scioperato praticamente fino all’altro ieri. I sindacati hanno preso tutti gli strumenti in dotazione e li hanno messi in campo, «per dare continuità allo sciopero che non sarà iniziativa fine a se stessa», spiega Guglielmo Epifani.


    «Siamo stati molto pazienti – ha detto il segretario della Uil Luigi Angeletti -. Lo sciopero è stato proclamato con tanto anticipo (ai primi di ottobre, ndr) non soltanto per motivi tecnici, speravamo che il governo si ravvedesse, gli abbiamo dato chance per cambiare rotta. Purtroppo ci è stato risposto solo con il silenzio». Nella conferenza stampa di presentazione delle iniziative i tre leader sindacali hanno ricordato quel che è successo da settembre in qua, «l’esecutivo si era impegnato a insediare due tavoli di confronto sui temi della Finanziaria e dello sviluppo e a valutare le nostre osservazioni. Sono passati quasi due mesi e di tutta questa disponibilità non si è visto nulla», ha detto Epifani. È la premessa per introdurre un’altra ragione per scioperare: l’assenza di interlocuzione, di «rispetto» nei confronti delle forze sociali che rappresentano il mondo del lavoro, «è un fatto molto grave che va respinto con la necessaria forza». «A questo punto se si fa l’accordo di maggioranza sarà blindato – aggiunge Pezzotta – e non si potrà modificare». Una maggioranza e un governo che rischiano la crisi per 6 miliardi (il monte-tasse che s’intende tagliare) a beneficio di una minoranza di cittadini. Una maggioranza che galleggia su «vicende convulse», e che comunque mantiene l’impianto delle sue scelte.


    Ieri Cgil, Cisl e Uil hanno anche annunciato che prosegue il chiarimento «interno» sulla revisione del modello contrattuale e sulle regole di democrazia per validare gli accordi: le due commissioni di lavoro partiranno entro Natale, i segretari generali vi parteciperanno, non è stato indicato alcun termine di fine-lavori, ma l’impegno è quello di fare in tempi rapidi, un mese, un mese e mezzo. Si terrà invece in gennaio il seminario sul rapporto tra sindacato e politica nel sistema bilaterale fortemente voluto dalla Cisl. E quale sia la posizione del sindacato di via Po è stato Pezzotta a chiarirlo rispondendo a chi gli chiedeva se ci sarebbe stata una qualche adesione dei sindacati alla manifestazione contro la Finanziaria promossa dall’opposizione l’11 dicembre a Milano: «Sono affari loro. Loro si fanno la loro battaglia, noi la nostra». Meno tranchant, Epifani ha preferito porre l’accento sui «molti punti di convergenza» nell’analisi della manovra economica riscontrati nelle audizioni che i sindacati hanno avuto con i gruppi parlamentari del centrosinistra. E per quanto riguarda la riforma fiscale, Angeletti ha precisato: «Quando l’opposizione ci illustrerà la sua proposta potremo misurare la vicinanza o meno con la nostra».


    Il 30 novembre Angeletti parlerà a Torino, Pezzotta a Venezia, Epifani a Milano. Ma in giro per le piazze d’Italia ci saranno altri sessanta dirigenti sindacali, praticamente tutti i segretari confederali e i leader delle categorie.