Lo sciopero dei supermarket: tre giorni di chiusura a luglio

26/06/2004


SABATO 26 GIUGNO 2004

 
 
Pagina 26 – Economia
 
 
Brusco stop al negoziato per il nuovo contratto.
Sabato prossimo si ferma la grande distribuzione
Lo sciopero dei supermarket
tre giorni di chiusura a luglio
Trattative interrotte sull´applicazione della legge Biagi
          RICCARDO DE GENNARO


          ROMA – Saltano, a sorpresa, le trattative per il rinnovo del contratto del commercio. Quando sembrava che il negoziato fosse in vista del traguardo, Confcommercio e sindacati hanno rotto sull´applicazione della legge Biagi, cioè sulla flessibilità del lavoro. Nella notte di giovedì la delegazione della Confcommercio sembrava disponibile all´intesa, ma – verificata con le proprie associazioni l´ipotesi di accordo – ha ottenuto un «no» secco, che ha portato alla dichiarazione di rottura a mezzogiorno di ieri. A quel punto Cgil, Cisl e Uil di categoria hanno riunito le segreterie e hanno deciso uno sciopero nazionale di otto ore per sabato 3 luglio (la spesa sarà molto difficile soprattutto nei supermercati, negli ipermercati e negli hard discount), nonché un pacchetto di altre 16 ore di sciopero articolate a livello locale e aziendale.


          I sindacati accusano i commercianti di «un vero e proprio voltafaccia» e parlano di «irresponsabilità» della controparte dopo 18 mesi che i lavoratori (oltre un milione e mezzo di persone) sono senza contratto. Lo stop alla delegazione della Confcommercio sarebbe venuta dalla grande distribuzione, che avrebbe giudicato troppo onerosa la parte salariale e insufficiente la flessibilità del lavoro proposta dai sindacati. «Ci siamo resi conto che le distanze sui temi della flessibilità erano incolmabili – dice Vincenzo Gervasio, responsabile della vertenza per la Confcommercio – l´obiettivo dei sindacati era quello di ostacolare l´applicazione della legge Biagi nei luoghi di lavoro. Hanno messo infiniti pali e paletti su tutti i punti».


          In particolare, Cgil, Cisl e Uil contestavano il nuovo apprendistato, che – stando alla legge Biagi – dovrebbe durare sei anni. Si erano comunque dette favorevoli a quattro anni, ma la Confcommercio non ci è stata. La gravità della rottura è dimostrata anche dall´intervento diretto dei segretari generali di Cgil, Cisl e Uil, Epifani, Pezzotta e Angeletti, i quali chiedono ai commercianti di «ritornare al tavolo delle trattative, ripartendo dal punto in cui il confronto si è interrotto: ogni altra scelta sarebbe incomprensibile e ingiustificata».


          Epifani sottolinea il «voltafaccia» della Confcommercio «dopo che erano già stati definiti i testi normativi fra le parti» e invita i commercianti a riflettere «sulle conseguenze di questa scelta che, se confermata, avrebbe inevitabilmente un contraccolpo anche nel rapporto con le confederazioni». Analoga la presa di posizione di Angeletti: «La mossa della Confcommercio rischia di far sprofondare i rapporti fra noi e loro. Chi ha voluto far saltare il negoziato deve aver chiaro gli effetti sul terreno della conflittualità». I sindacati ritengono poi che in Confcommercio ci sia un problema di rappresentanza nei confronti della grande distribuzione, dove comandano ormai le grandi catene francesi e olandesi.


          Toccherà al presidente Sergio Billè – che tra l´altro si è fatto spesso alfiere della concertazione – smentire questa ipotesi: l´occasione sarà senz´altro l´assemblea della sua confederazione in programma il primo luglio. Gervasio smentisce, comunque, che in Confcommercio ci siano punti di vista differenti: «Il no all´accordo è stato unitario, nessuno era disponibile a firmare». Per quanto riguarda la parte salariale sindacati e Concommercio avevano raggiunto l´accordo su un aumento medio di 125 euro, 75 dei quali per il biennio 2003-2004 (oltre ai 14 euro anticipati con il contratto precedente) e 50 nel prossimo biennio 2005-2006, oltre naturalmente a un´una tantum di 400 euro
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